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ATO5, Assemblea infuocata, ma inutile PDF Stampa E-mail
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Scritto da Redazione, 16 01 2009

Pubblicato in : , Politica


Francesco ScaliaFROSINONE – La tanto attesa Assemblea dei Sindaci dell'ATO 5, convocata per discutere degli aumenti tariffari e della gestione del servizio idrico da parte di Acea ATO5 si è conclusa, dopo oltre sei ore, con un nulla di fatto. Al momento della votazione è venuto infatti a mancare il numero legale: in aula erano presenti appena 41 degli 86 sindaci tenuti a partecipare alla votazione. Solo dopo oltre tre ore di riunione si è appreso che la Consulta d’Ambito, ovvero la Giunta dell’assise, aveva già in precedenza deliberato di dare mandato al presidente della Provincia di incaricare i legali di far ricorso al TAR contro la decisione del CoViRI, organo del Ministero dell’Ambiente, il quale lo scorso mese di dicembre aveva dichiarato illegittime le tariffe retroattive e gli aumenti decisi nel 2007.
Scalia ha quindi assunto l'impegno di convocare nuovamente l'Assemblea per una decisione definitiva circa il ricorso al Tar.


L’ordine del giorno
La seduta si era aperta invertendo l’ordine del giorno: si è infatti votato in primo luogo sull'autorizzazione a concedere, così come previsto per legge, ai comuni sotto i 1000 abitanti e appartenenti alle Comunità Montane la possibilità di gestire autonomamente il servizio idrico. Il punto era stato proposto dai sindaci di Vicalvi, San Giorgio e San Biagio, ed è stato approvato all'unanimità.

Le reazioni politiche
I sindaci di centro-destra che si erano detti contrari al ricorso al Tar al momento dell’inaspettata notizia hanno sottolineato che non avevano avuto notizia di quanto deciso precedentemente dalla Consulta. In seguito, il loro rappresentante all’interno della Consulta, il sindaco di Castelliri, Sandro De Gasperis ha puntualizzato: «Io mi sono astenuto ed ho proposto di portare il caso all’attenzione della conferenza dei sindaci».
La decisione di ricorrere al Tar ha causato malumore anche tra le fila dei sindaci del centro-sinistra, si riferisce di una riunione di maggioranza, tenutasi nel primo pomeriggio, dai toni molto accesi. 
Il presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia, nella sua dichiarazione ha avvertito: «Attenti, accettare passivamente l’ordinanza del Coviri significa andare verso la risoluzione del contratto con Acea. Con due conseguenze: primo, l’inizio di un contenzioso con l’attuale gestore; secondo, una nuova gara d’appalto che porterà alla definizione di una tariffa che sarà molto più alta di quella attuale». Scalia per sostenere la sua tesi ha illustrato una tabella di comparazione delle tariffe reali medie pubblicate dagli ambiti territoriali. Tra i sette dati messi a confronto la tariffa di Frosinone è la più bassa (un euro e 20 centesimi), quella di Livorno la più alta (1,7380 euro). Il presidente provinciale ha inoltre sostenuto: «Quello che ancora non si comprende è che oggi, per legge, i costi operativi reali totali del servizio devono finire in bolletta. A ciò vanno aggiunti gli ammortamenti degli investimenti e la remunerazione del capitale di rischio. Quello deciso nel 2007 non è stato un aumento retroattivo ma un adeguamento dei costi reali, dopo che Acea Ato 5 si è accorta che i dati presunti dei costi forniti dai Comuni erano sbagliati e in larghissima parte sottostimati. C’è un unico vero problema per un anno questa nuova tariffa è stata retroattiva. L’abbiamo stabilita nel marzo 2007 e applicata anche al 2006 perché all’epoca la giurisprudenza lo consentiva, ora non si può più. Per questo abbiamo invitato il gestore a bloccare l’emizzione relativa alle bollette 2006 e in Regione è stato aperto un tavolo per cercare di trovare una compensazione. Inoltre dopo la dichiarazione di incostituzionalità della norma che imponeva ai cittadini di pagare il servizio di depurazione anche qualora non ne beneficiassero, dovremo adeguarci anche a ciò».
«Malgrado tutto ciò - ha concluso Scalia - questa tariffa resta vantaggiosa. Non è vero come dice il Coviri che supera il tetto del 20%, semplicemente adegua i costi reali totali. Ai sindaci e ai cittadini ricordo poi per l’ennesima volta che la legge impedisce di tornare alla gestione pubblica dell’acqua, tra l’altro la finanziaria Tremonti ha anche escluso la possibilità di optare per la creazione di una società pubblico privata (come accadde a Latina), oggi si può solto affidare il servizio a un privato. Nel nostro caso facendolo ora andremo incontro a un contenzioso e ad una nuova gara: ci vorranno due anni in cui l’attuale gestore garantirà solo l’ordinaria manutenzione».

Il Coordinamento per l'Aqua Pubblica Frosinone chiede le dimissioni di Scalia

Nel comunicato stampa diramato dal Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica a seguito dell'assemblea di ieri si legge: «Il Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica prende atto con soddisfazione che quasi tutti i sindaci intervenuti nel dibattito dell’assemblea del 14 u.s. hanno espresso la volontà di revocare le delibere assunte negli anni passati a vantaggio di ACEA ATO 5 e a scapito dei cittadini e di porre finalmente in discussione una gestione tanto sciagurata da compromettere la stessa qualità della vita delle persone.
Di contro gli agguerriti e numerosi cittadini intervenuti, rappresentanti di decine e decine di comitati e associazioni, denunciano ancora una volta l’inqualificabile comportamento dell’avvocato Scalia, che, con una perseveranza degna di miglior causa, ha continuato a ripetere le solite falsità e le solite sciocchezze a tutela degli interessi del gestore privato e a difesa dell’indifendibile: il proprio operato.
Paradossale, grottesco e gravissimo è stato il fatto che solo dopo 4 ore di discussione l’assemblea sia stata informata dell’esistenza di una deliberazione della consulta dei sindaci, che aveva già deciso il ricorso al TAR.
Nel merito, fatta ogni più ampia riserva sulla eventuale legittimità di un simile atto – legittimità che questo coordinamento non mancherà di verificare – l’avvocato Scalia ha così posto in essere un comportamento subdolo ed irrispettoso dei sindaci intervenuti, teso comunque ad ottenere da una assemblea esautorata dei propri poteri, sia la legittimazione politica e sia quella formale delle sciagurate decisioni già assunte.
Ma il re, ieri è stato denudato: l’assemblea si è espressa inequivocabilmente in senso contrario e solo lo scontato giochino di protrarre oltre le sei ore la durata della riunione fino a far mancare il numero legale ha consentito al difensore di ACEA di limitare gli immediati danni.
Da parte nostra, qualora i sindaci della consulta perseverino nelle loro determinazioni, oltre a continuare la nostra battaglia di organizzazione e tutela dal basso dei cittadini, provvederemo a querelare questi signori perché rispondano dei danni causati e ci costituiremo in giudizio d’avanti al TAR in difesa dei cittadini e contro il ricorso dell’avvocato Scalia.
Ai Sindaci chiediamo di farsi protagonisti di questa battaglia imponendo l’immediata riconvocazione dell’Assemblea per deliberare la revoca delle delibere illegali e finalmente la risoluzione per colpa della convenzione.
Ai cittadini chiediamo di continuare a difendere i loro interessi ed i loro diritti, contro una gestione fallimentare iniqua e inefficiente del S.I.I., reclamando le illegali fatture del gestore e richiedendo la restituzione delle somme indebitamente pagate.
Come Coordinamento, infine, avendo assistito a questa ennesima vergognosa quanto teatrale dimostrazione di malgoverno che si somma alle tante emergenze e ai tanti mali che devastano il territorio dell’intera provincia, dobbiamo chiedere al “regista”, il Presidente Scalia di liberarci anzi tempo della sua presenza compiendo l’unico atto rimastogli: le dimissioni. Stessa cosa dovrebbero fare i suoi fidi “scudieri” della Consulta».




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