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Piglio, grande partecipazione all’incontro per contrastare il femminicidio

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PIGLIO - Sala gremita venerdì scorso per l'incontro organizzato dall'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Piglio in sinergia con l'associazione nazionale "La Caramella Buona Onlus", dal titolo «Da donna a donna, amori criminali e femminicidio», con l'intervento della nota criminologa Roberta Bruzzone.  
Al tavolo dei lavori il Sindaco Tommaso Cittadini, l'Assessore ai Servizi Sociali Fabio Falamesca, il Presidente de La Caramella Buona Onlus Roberto Mirabile, la dott.ssa Anna Maria Pilozzi e la criminologa Roberta Bruzzone. L'incontro si è aperto con la testimonianza concreta di due donne della violenza da loro subita, e dunque è seguito l'intervento della dott.ssa Bruzzone, che in modo chiaro, diretto ed a volte sconvolgente ha illustrato a chiare lettere questo dramma. «Un dramma che va chiamato con il suo nome: “femminicidio” -ha esordito la criminologa-  cioè omicidio di donne, uccise in quanto donne, in quanto compagne, in quanto amiche e in quanto madri. La passione con questo tipo di omicidi non ha nulla a che vedere, sono delitti d'odio. Hanno a che fare con il controllo, con il possesso, con la patologia in alcune occasioni, ma certo non con la passione. Oggi c'è un clima sociale che spinge all'esasperazione e la coppia e' il luogo dove si manifesta il lato peggiore di un individuo, specialmente se violento. Ecco perché è pericoloso accettare anche il primo schiaffo: perché dopo, quasi sicuramente, ne seguiranno altri e sarà sempre peggio. I maltrattamenti non vanno mai sottovalutati ossessioni, gelosie, comportamenti persecutori, perché sono l'ennesima dimostrazione che molti di questi omicidi si possono evitare.
L'identikit dell'aggressore generalmente è il cosiddetto 'uomo della porta accanto', senza profili psicologici di particolare rilievo, non noto alla società o alle forze dell'ordine per qualche atteggiamento particolare. Il femminicidio è un omicidio premeditato e lucido, spesso  le vittime vengono prima torturate psicologicamente e poi massacrate con efferatezza. Gli uomini che con maggiore probabilità arriveranno a macchiarsi del sangue delle loro compagne o ex compagne, sono comunque persone votate al controllo della loro partner anche durante la relazione, tendono ad isolarla, ad indebolirla psicologicamente, a renderla vulnerabile. In particolare cercano di  a portare questa donna a non fidarsi più di se stessa a non credere che questa donna possa vivere senza il suo aguzzino e questo è un percorso che inizia molto prima della fase finale omicidiaria».
L'analisi fatta dalla nota criminologa, ha attratto e coinvolto le tante donne presenti, che hanno posto poi una serie di domande, per capire meglio e soprattutto cosa fare allora per contrastare questa piaga.
«Le leggi per contrastare le violenze sulle donne ci sono ma sono inefficaci – ha detto la Bruzzone– In Italia si è solo iniziato un percorso di tutela femminile, che tuttavia è lungi dall’essere completato. Molti dei casi che ho seguito in questo ambito potevano essere previsti e dunque prevenuti, con dei precedenti chiari che erano avvenuti, pertanto trovo importantissimo parlarne il più possibile di questo dramma, e magari riuscire ad infondere un po' di coraggio alle donne vittime, delle prime azioni persecutorie che possono scaturire poi nella tragedia, che purtroppo decidono di non parlarne per vergogna, paura o cultura».

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