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Il consigliere Alessio Fenicchia: «Salvo grazie alle professionalità dell’Ospedale di Anagni»

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ANAGNI - «L’importante è che si racconti»! Questa è la frase che si pronuncia dopo una tragedia sfiorata e per fortuna conclusa con un epilogo positivo.
E ci si ferma a riflettere, quando la vicenda accade a un uomo di 42 anni, che arriva al Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Anagni con lancinanti dolori addominali e con spasmi strazianti, con il sospetto di una presunta colica renale, che viene invece “salvato” in extremis grazie alla professionalità dei medici e degli operatori sanitari intervenuti, al tempismo e all’efficienza di una struttura fondamentale, che hanno consentito di intervenire su un’appendicite acuta con peritonite e gravi complicazioni generali, e che, se non trattata chirurgicamente, avrebbe avuto un’evoluzione fatale.
Questo è quanto ha vissuto Alessio Fenicchia, Consigliere Comunale di Anagni che, per fortuna oggi fuori pericolo, si è voluto soffermare e riflettere sulla sua esperienza: «Si! Sono stato letteralmente salvato.

 

Posso raccontare la mia storia  e lo devo alla professionalità e alla competenza di professionisti come il dottor Antonio Bruscoli, il dottor De Pasquale, la dottoressa Moretta e il dottor Palmieri. Li voglio elencare tutti perché in team hanno avuto parte determinante nella risoluzione del mio problema, e perché ogni giorno mettono a disposizione la loro professionalità per salvare tante vite. L’intervento medico-chirurgico è stato naturalmente vitale, ma ad oggi sento fortemente di dover dire che ad avermi “salvato” la vita è stato anche altro: i lunghi discorsi, le “coccole”, le “battute” di chi è stato sempre pronto a tirarmi su il morale, anteponendo alla vocazione medica e alla professione quella componente umana che è fondamentale nel rapporto medico- paziente.

Accanto a loro, a questi medici che ho voluto citare uno per uno, non dimenticherò mai il sorriso di Biagina e la pazienza infinita degli infermieri Angelo, Gina, Fiorenza, Patrizia, Stefania, Paola e Gabriella; le visite giornaliere e sincere dei tecnici della TAC e degli anestesisti Manfrellotti e De Angelis. Ne avrei tanti di nomi da fare e di persone da ringraziare ma mi fermo qui. Il concetto che sento fortemente di voler esprimere è che questo Ospedale non deve chiudere; “questo ospedale” mi ha salvato la vita, e ogni giorno è a disposizione di centinaia di pazienti e utenti. La vita è tutto, la vita è anche “rapporti umani”: in questo Ospedale c’e’ ancora umanità, c’è dignità per il malato; c’e’ professionalità e competenza, ci sono carezze e conforto. In questo Ospedale c’è “speranza”...
Voi, cara Presidente Polverini, cari Dirigenti, dottor Mirabella e dr.ssa Lucidi, date i vostri “numeri” e fate i vostri “tagli”:  vi riempite la bocca di parole tecniche.
Tutto ciò non conta niente se non avete capito che la gente muore per le inefficienze derivanti proprio dalla fredda logica di questi “numeri”.

Fino ad ora sono state intraprese tante battaglie, ed io, oggi più che mai, credo che bisogna continuare tutti uniti contro chi “non vuole garantire” il diritto alla vita e alla salute.
Nei giorni trascorsi nel Presidio ospedaliero ho visto con i miei occhi arrivare dall’Ospedale Spaziani  di Frosinone, persone sofferenti, con gravi perforazioni intestinali. Queste persone erano state costrette ad interminabili ore di attesa nel Pronto Soccorso di Frosinone per poi essere trasferiti e salvati, letteralmente salvati, proprio come me, nel nostro nosocomio, per carenza di posti nel presidio del capoluogo. Questi sono i fatti concreti che testimoniano la realtà della nostra Sanità locale. Questi devono essere gli spunti per una presa di coscienza forte, decisa e decisiva. Non parlo da “Amministratore”, parlo da uomo, fragile, provato, come possiamo esserlo tutti davanti a esperienze del genere. Io credo che ora più che mai dobbiamo fare sforzo comune e lottare fino alla fine perché questa struttura resti operativa, e perché si comprenda, una volta per tutte, che quei “numeri” di cui tanto si parla, altri non sono che “persone”, con le loro sofferenze, con le loro patologie, con le loro storie, tutte diverse ma tutte simili e soprattutto affidate a chi, ogni giorno, è pronto a mettere la propria vita al servizio degli altri».

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Giugno 2012 10:43

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