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Cento anni di Colleferro, soddisfazione per incontro sull’industria bellica con Di Feo e Mini

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COLLEFERRO - Le associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Gruppo Logos sono pienamente soddisfatte dell’esito della conversazione tra Gianluca Di Feo, caporedattore  de L’Espresso, e il Generale Fabio Mini, ex comandante della Forza NATO KFOR in Kosovo. Buona la partecipazione e l’interesse da parte del pubblico anche se c’è da annotare l’assenza dei rappresentanti dell’amministrazione comunale.
Lo spunto del centenario della nascita dell’industria bellica di Colleferro ha permesso agli ospiti di delineare uno scenario che necessita di approfondimento e riflessione. Colleferro con la sua produzione  di armi ha “partecipato” a tutte le guerre dal 1912 ad oggi e forse solo il Vietnam non ha visto i munizionamenti dell’industria locale, eludendo “a norma di legge” in alcuni casi anche le normative internazionali sui transiti di armamenti, come le tecnologie per armi chimiche trasferite all’Iraq.
La competenza del giornalista ha permesso al suo interlocutore di delineare un quadro realistico di assoggettamento del nostro paese alle politiche di lobby industriali statunitensi rendendo “palese” il nostro intervento in tutte le guerre degli ultimi tempi. Guerre e non missioni di pace. Ciò porta inevitabilmente a dover sottostare ai programmi di cooperazione internazionale riguardo la costruzione di armamenti inutili, come i cacciabombardieri F35, sulla cui opportunità, data l’attuale congiuntura economica internazionale, si discute con mozioni e risoluzioni nelle sedi istituzionali.
Tutto tende a relegare l’Italia al ruolo di comprimaria di second’ordine e quindi a non riconoscerle più quello di entità autonoma. Lo scenario delirante della corsa al riarmo per sostenere economicamente i governi vede invece la Cina in controtendenza con la riduzione dei costi delle forze armate e conseguente investimento nelle industrie a carattere civile.
Un elemento di rilievo sulla discussione è la mancanza di una visione a lungo termine della produzione di armamenti che non prende in considerazione sicurezza e dismissione, voci rilevanti dei bilanci passivi dei ministeri della difesa di tutto il mondo. Un quadro desolante che ha bisogno non di riflessione, ma di un’azione immediata dei governi per frenare l’economia di guerra a favore della crescita sociale.
A breve inseriremo sui nostri canali internet il video dell’incontro, gentilmente offerto dalla Morgana Production, e un approfondimento necessario per una condivisione a carattere nazionale di un evento rilevante nella sua unicità.

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