ACUTO – In vista delle elezioni provinciali inizia la lunga partita delle candidature. Nel centro-destra, che ha già individuato in Antonello Iannarilli il suo candidato presidente, è guerra aperta tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, con gli alleanzini che persa malamente la battaglia interna per esprime il candidato presidente della coalizione ora tentano di imporre con forza i propri candidati. Ancor più preoccupante la situazione nel centro-sinistra che non riesce a sciogliere il nodo della designazione del candidato alla carica di presidente, con lo scontro tra De Angelis e Schietroma che sembra ancora lontano dal trovare una soluzione. Ma nel centro-sinistra è anche incominciata la corsa per avere un posto da candidato e si attende a breve la nomina di una consulta provinciale per delineare la lista. Ma ancor prima di cominciare nel Partito Democratico è già scoppiata la prima polemica tra Francesco Garofani e Achille Bellucci per un posto nel collegio nord. Garofani, consigliere provinciale uscente, nei giorni scorsi ha confidato di essere certo della propria candidatura anche in virtù del seguito di cui gode all’interno del partito. A Garofani ha risposto in modo perentorio Achille Bellucci, presidente della XII Comunità Montana e candidato sindaco per il PD nel comune di Acuto, che ha affermato: «nulla è stato ancora stabilito, e nell'attesa di una risoluzione sul nome del candidato presidente, va tenuto conto di tutte le possibilità».
Una situazione al momento senza sbocchi
Vista dall'esterno, la cronaca politica di questi giorni è stucchevole. Il confronto continua a giocarsi quasi esclusivamente sulle candidature, mentre le questioni programmatiche e le scelte che potrebbero qualificare l'appoggio di questa o di quella lista sembrerebbero essere questioni di nessun interesse.
Di fronte ad una crisi che sta scomponendo il tessuto economico dell'intera provincia, non traspare alcun ripensamento critico da parte di una classe dirigente che sembra intenzionata a continuare a fare del patronato politico la propria bandiera, senza nemmeno avvertire l'esigenza di ipotizzare una strada diversa per tirar fuori la Ciociaria dal pantano in cui rischia di inabissarsi per i prossimi decenni.
Eppure l'involuzione è evidente a tutti i livelli: riduzione dei tassi occupazionali, diminuzione del reddito medio, tagli sui servizi pubblici, scarsi investimenti nelle infrastrutture, emergenze ambientali divenute ormai quotidiane, qualità della vita agli ultimi posti nella classifica nazionale, inquietanti manifestazioni di espansione della criminalità organizzata, crisi industriali a raffica...
La provincia di Frosinone avrebbe bisogno di un’inversione di rotta decisa, sulla base di progetti di sviluppo ben strutturati e che non possono essere estemporanei o abbozzati all’ultimo momento. L’impressione che i politici locali siano nel loro complesso saldamente ancorati ad un modo vecchio di fare politica tutto dedito alla cura del potere personale e poco incline a strutturare politiche che permettano un reale sviluppo del territorio e della società nel suo complesso. Del resto i nomi sulla breccia sono sempre gli stessi da almeno venti anni, e se mai hanno qualcosa da rivendicare, si tratta per lo più della responsabilità per l'attuale stato dei fatti.
Nella più totale assenza di credibili proposte alternative, le prossime elezioni provinciali non potranno che confermare un sistema di potere che, se produceva distorsioni e danni in tempi di vacche grasse, rischia di rivelarsi assolutamente nefasto e distruttivo in tempi di crisi.
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