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Fiuggi, presentato il libro di Ugo Moro: «Un compagno al lavoro», Diliberto: «Istituzioni svuotate dal capitale finanziario»

FIUGGI - È stato presentato al Teatro Comunale di Fiuggi, nella sala della bomboniera, gremita di dirigenti e attivisti comunisti e del popolo di sinistra fiuggino, il libro di Ugo Moro edito da Tipografia Tecnograf di Fiuggi,, «Un compagno al lavoro» con i commenti e valutazioni di Oliviero Diliberto, Alexander Hobel, Cesare Procaccini.
«Si ritorna lì. Il 1989, il novembre 1989 non è stata né la fine della storia; tantomeno la fine della politica». È uno dei concetti-chiave espressi da Oliviero Diliberto, ragionando sull’apporto di esperienza personale e storico-politico del volume di Ugo Moro. Ritorna e riparte da lì, Oliviero Diliberto, «perché –ragiona- la lettura della fase attuale va depurata dei fronzoli e colta nell’essenziale. Il profilo delle cose che vediamo sono semplici. Scandalose ma semplici. C’è una coalizione di forze internazionali al servizio del grande capitale finanziario e padronale internazionale, quindi anche italiano, che ha scelto in diverse parti del mondo; anche in Europa, anche nel nostro Paese, che è più facile decidere nei centri di potere economici che non stare dietro alle forme della politica, della partecipazione, delle istituzioni. Per questo viene svuotato il Parlamento. Per questo viene stracciata la Costituzione. Per questo vengono isolati i sindacati non proni al volere padronale. Per questo vengono gestiti come marionette le varie forze politiche che hanno rappresentanza istituzionale. Ma, proprio per tutto ciò, se siamo in grado –e il libro di Moro ne è testimonianza, monito e speranza possibile- di leggere questa situazione per quella che è; vuol dire che possiamo anche assumere tutte le contromisure necessarie. Certo non coi tempi del risolvere per domattina, ma imboccando una via certa, si può».
Ugo Moro, nel testo, e con un intervento che “spiega” in voce, ricorda che il suo passaggio (abbastanza inusuale) da socialista a comunista, molti anni fa, non fu notizia eccezionale solo in Ciociaria, ma anche nello scenario politico nazionale. Ma la sua testimonianza e la sua umiltà e generosità nel lavorare per l’Alternativa, risiedono nel “normale” percorso che ogni comunista, a qualunque livello ha compiuto in questi anni. Puntando tutti, allo stesso modo, al concetto pilota che la storia non si fosse interrotta. Che dopo la botta tremenda della chiusura del PCI, fosse comunque possibile mantenere in vita idee, il sistema di idee che fa capo alla idea comunista. Alla idea comunista proposta come percorribilità di cambiamento totale della società, sovvertendo il capitalismo, qui in Italia.
Anche contributi di “lettura” del libro da parte di Alexander Hobel, storico comunista, che ha sottolineato la scelta di parole-chiave (Alternativa, compagno, uguaglianza, pace, Costituzione) per sostenere che il percorso scritto da Ugo Moro è quanto di più politico e comunista si possa quotidianamente attivare in questa nostra società attuale.
Il saluto, forte ed autorevole, dalla vetrina di Fiuggi (scelta non per scimmiottare salotti cultural-chic, ma semplicemente perché Ugo Moro è figlio di questa terra, come testimoniano anche gli amici e compagni di governo e di lotta presenti come il Sindaco della città e l’assessore alla cultura), è venuto anche dal segretario nazionale del Partito Comunista d’Italia, Cesare Procaccini che concorda con la “tesi” del volume morotiano «si, si può ricominciare. Anzi, si può continuare, senza smettere neppure una frazione di secondo, nel solco della riproposizione della questione comunista: quella di Enrico Berlinguer e quella che storicamente ci viene dall’intera storia del movimento operaio».
Insomma il senso, non tanto e non solo della serata di presentazione che – anche grazie alla presenza di Enrico Capuano con la sua chitarra e alla voce di Lunia- è sembrata una festa comunista; una festa dell’idea comunista; è anche quello che ritroviamo nel netto monito di Olivero Diliberto: «la difesa democratica va garantita. La forte unitarietà del popolo della sinistra e delle forze della sinistra vanno esercitate. Ma, tutto ciò deve partire dal concetto base che senza un Partito Comunista (che non potrà essere la copia del PCI, ma qualcosa che gli somigli profondamente) che rimette al centro della vita del Paese la politica, il rischio reale è il fascismo economico: quello che perseguendo fini propri di accaparramento toglie dignità alle persone e possibilità di confronto per le scelte. Tutte le scelte, da quelle quotidiane di un piccolo centro, a quelle strategiche del Paese e dell’Europa, non possono essere consegnate ad un manipolo di ricchi. Vanno riconquistate, riconsegnate, nelle mani della politica, della agibilità politica. Solo i comunisti possono pervicacemente perseguire questo obiettivo. Solo i comunisti organizzati possono esserne il fulcro: quindi va ricostruito un forte Partito Comunista».

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