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Gianluca Martucci: «Che fare?», riflessioni sulla centralità della Costituzione repubblicana

ACUTO - Non c'è nessuno che sedendosi a riflettere su questo nostro caotico mondo umano non arrivi prima o poi a domandarsi come si potrebbe fare per renderlo un posto migliore; il passo subito successivo è naturalmente l'interrogazione sul “che fare”: che cosa possiamo ragionevolmente fare noi stessi per migliorare questo mondo? «This is the question».
È evidente che la risposta definitiva non ce l'ha nessuno: non ce l'aveva Socrate nel quarto secolo avanti Cristo né Lenin nel 1902. In effetti e alla radice non è possibile averla a meno di non considerarsi depositari privilegiati della verità, ossia un'aberrazione demoniaca e deleteria all'interno della razza umana. Ciò a cui possiamo ragionevolmente ed ontologicamente aspirare è soltanto fornire qualche modesta indicazione fondata su una cauta, accorta, ponderata riflessione imperniata sul luogo e sul momento, vale a dire sul tempo e sul paese in cui viviamo… il resto è presunzione o al più speculazione.
Si badi che la domanda precisa è «che fare?» e non «cosa si dovrebbe fare?». Son due cose completamente differenti, due universi paralleli al limite…
Dunque spendo subito la mia indicazione del giorno e con Sonnino dico “torniamo alla Costituzione!», con Bobbio «usiamo bene la Costituzione!», con Benigni «impariamo la Costituzione!», con Garibaldi «stringiamoci a quadrato attorno alla Costituzione!».
La Costituzione! La Costituzione!! La Costituzione!!! La nostra Costituzione repubblicana, il fondamento della vita collettiva di questa nazione.
Di cosa ho bisogno per proseguire l'argomentazione ora se non di una metafora? Una metafora! Come introdurre meglio qualsiasi discorso? Ne scelgo una del padre Dante, famosissima e finanche abusata…
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Appuntiamo l'attenzione sul verso centrale… nave sanza nocchiero in gran tempesta… eccola la fotografia della situazione italiana! Vera allora come oggi, mutatis mutandis… togliendo in particolare la preminenza della personalità regale adombrata dal singolo nocchiero ed aggiungendo un surplus democratico di mentalità contemporanea l'abbiamo pari pari, e la tempesta che ci travaglia e l'aver perso completamente ogni orientamento nella sfera pubblica… questa è l'Italia oggi, un bordello a cielo aperto senza capo né coda.
La metafora è ora chiara, lapalissiana, quasi banale: se perdi l'orientamento hai bisogno di un punto fermo che te lo faccia recuperare, di un faro, di una stella polare. Il nostro potrebbe essere la Costituzione, il punto fermo cui aggrapparsi in attesa che passi la tempesta, la bussola che guidi i passi incerti dentro queste tenebre postmoderne, il faro che illumini la direzione…
La nostra Costituzione repubblicana è lungi dall’essere perfetta, piena com’è di compromessi ed aporie discendenti dalla necessità di far funzionare assieme le visioni del mondo di tutte le forze operanti all’interno del CLN nel momento della sua creazione… e però è quanto di meglio abbiamo in questo nostro derelitto paese, è una guida ed una presenza all’interno del mare di anarchia, malaffare ed individualismo che costituiscono la vita stessa nazionale...
Teniamocela stretta, usiamola.

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