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Frosinone, Pompeo si lancia nelle provinciali: «Candidatura condivisa nello spirito della riforma Delrio»

FROSINONE - «Fare dell'Ente Provincia lo strumento capace di coagulare gli interessi reali e concreti di un intero territorio, al di là degli steccati ideologici e delle contrapposizioni della dialettica politica. Con questo spirito e con tale obiettivo è nata la riforma Delrio e proprio, interpretando appieno la norma, è stata indicata la mia candidatura alla guida della Provincia».
A dichiararlo il sindaco di Ferentino Antonio Pompeo, candidato alla presidenza dell'ente di piazza Gramsci, che intervenendo sulle polemiche di questi giorni scatenate da un'area del suo partito, il PD, invita tutti a mettere da parte personalismi e toni che non aiutano i cittadini a comprendere né la riforma delle province né il senso della politica, in particolare rispetto ad una competizione elettorale di secondo livello che riguarda un ente trasformato nelle funzioni e nelle competizioni. «Vorrei ribadire – continua Pompeo - che la mia candidatura non nasce da un'operazione decisa a tavolino, non è calata dall'alto, ma dal consenso e dall'appoggio di un numero, che cresce di ora in ora, di amministratori locali, i quali hanno voluto indicare nella mia persona la garanzia che l'obiettivo di unità, di sintesi, di coordinamento reale dei 91 comuni di cui è composta la nostra provincia, possa essere realmente perseguito».
Secondo Pompeo «è necessario abbandonare il modello di governo che vuole continuare ad alimentarsi attraverso la contrapposizione e gli steccati ideologici».
«Io mi candido a rappresentare una intera comunità, senza differenze tra piccoli e grandi comuni, senza differenza di colore politico. La carica di Presidente obbliga alla condivisione e all'unità, anche tenendo conto del difficile momento storico ed economico che stiamo affrontando. E affrontarlo attraverso scelte politiche, le più condivise possibili, significa di certo dare risposte più efficaci».
«Non comprendere questo passaggio storico fondamentale, significa non capire il senso di ciò che chiede il legislatore, e fa specie che a non capirlo spesso siano anche autorevoli addetti ai lavori che hanno votato la riforma stessa».
«Infine – conclude Pompeo - e questo voglio sottolinearlo, la mia candidatura nasce sulla forza di un progetto e di un programma ampiamente condiviso al di là degli schieramenti politici, ma ha un dna ben preciso: quello del Partito Democratico, di cui sono un convinto rappresentante. Ma il PD di cui faccio parte è quello che ha voglia di cambiare questo Paese, di farlo crescere, di riformarlo. E per questo obiettivo lavora e si spende dialogando e collaborando con tutti per perseguirlo. Un PD arroccato in se stesso, incapace di uscire fuori dal proprio orticello, incapace di dialogare con la realtà, è un modello di partito ormai passato, sconfitto dai risultati,  che non mi appartiene e che lascio volentieri ad altri».

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