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Acuto, Giancarlo Torroni annuncia l’uscita da «In Comune»: «Nessun contrasto, ma mi è impossibile incidere sulla realtà locale»

ACUTO - Con questo articolo intendo annunciare, dovendolo soprattutto ai miei 37 elettori, la mia uscita dalla lista In Comune. Tale decisione non è motivata da contrasti personali con nessuno dei membri e dei sostenitori del gruppo (che ringrazio anzi per la pazienza e l’affetto dimostrato nei miei confronti e per la piena libertà che ho sempre avuto di manifestare anche il mio dissenso) né tantomeno con la capolista Tamara D’Ascenzi, che stimo come sempre e di cui apprezzo ancora di più il coraggio personale, ma dalla certezza (negli ultimi tempi fattasi più forte) che non sia possibile incidere fattivamente sulla realtà  paesana e sulle convinzioni dei miei concittadini con le forme e gli strumenti tradizionali della politica, inevitabilmente legata alle regole non scritte della partitocrazia.

Inoltre sento l’esigenza di ribadire, con questo gesto, la mia indipendenza da qualsiasi schieramento, in modo da sentirmi libero di esprimere pubblicamente le mie opinioni, siano esse critiche o elogiative, sugli atti delle singole persone, senza badare se fanno parte della maggioranza o dell’opposizione, se appartengano a questo o a quel partito.
Quando accettai l’invito di Tamara di entrare nella sua lista commisi un peccato di presunzione: volli illudermi che la mia presenza potesse in qualche modo incidere positivamente sulla politica paesana, costituendo un fattore di conciliazione ed una richiesta di trasparenza che non sarebbe rimasta inascoltata. Scontando il mio peccato di presunzione, ho compreso ancor meglio (perché confermato da due tentativi eseguiti “sul campo”) che la qualità della politica dipende essenzialmente dalla mentalità prevalente onde non ci si può attendere che la politica cambi in meglio la società  se non cambia la mentalità che dà il tono alla vita associata e di cui la politica costituisce il riflesso più appariscente. Ora è un fatto difficilmente contestabile che la mentalità dominante sia, non certo da oggi, ancora inadatta a sostenere il peso dei doveri e delle responsabilità legate ad una civiltà autenticamente democratica, secondo lo spirito più volte e da più parti inutilmente richiamato della nostra Costituzione. Che la politica sia e continui a restare saldamente nelle mani dei politicanti, non è  dunque cosa che si possa attribuire solo alla smodata volontà di potenza degli stessi ma anche a chi, per diversi motivi, affida loro il proprio destino o per ignavia o per tutelare i propri interessi personali a scapito dell’interesse pubblico o semplicemente per incapacità di comprendere i meccanismi reali della politica e del capitale, a cui la politica sembra oggi completamente ed indecorosamente asservita (fatte le debite eccezioni la cui azione, tuttavia, non ha alcuna efficacia rispetto all’andazzo generale).
Per chiarire ulteriormente la mia decisione, riporterò di seguito, con qualche leggera modifica, la risposta data a due acutini, il 19 agosto scorso, i quali, un po’ provocatoriamente ma con pieno diritto, battevano alla porta della pagina facebook della lista In Comune; e tanto più battevano tanto meno ottenevano soddisfazione alle loro bonarie provocazioni. Questa è stata la mia risposta:
“Visto che nessuno si esprime, lo faccio io, che sono “politicamente” il meno qualificato a farlo dal momento che non appartengo a nessun partito e, come sapete bene, ho partecipato da indipendente alla campagna elettorale, con i risultati che voi conoscete. Di scrivere, per la verità, non ho nessuna voglia essendosi rivelate le mie parole e le mie “azioni politiche” assolutamente irrilevanti.
Se rispondo, lo faccio per una forma di rispetto nei confronti dei miei 37 elettori, i quali potrebbero desiderare sapere come la penso in merito alle recenti vicende. (…). Ma vi avverto che la mia risposta rappresenta solo me stesso ed è una risposta eretica (…).

Prima considerazione: a mio modo di vedere, la lista In Comune non ha più ragione di esistere essendo venuti al pettine quei nodi che erano già presenti prima ancora che essa si formasse. Quindi la cosa più sensata sarebbe di dichiararne ufficialmente la fine e ricostruire il tutto su nuove basi.

Seconda considerazione: ricostruire il tutto su nuove basi significa estromettere le dissennate lotte di fazioni all’interno dei partiti. Ma questa estromissione equivale alla estromissione dei partiti dalla politica, che, come è noto e come è storicamente provato, obbediscono tutti a logiche di potere e clientelari nelle quali il cosiddetto bene comune è preso in considerazione solo marginalmente e per fini strumentali.

Terza considerazione: l’estromissione dei partiti vecchi e nuovi dalla politica richiede una condizione che oggi non esiste: e cioè che il vuoto lasciato dalla eventuale uscita dal gioco dei partiti sia riempito dalla “società civile”. Tuttavia la società civile, a parte casi isolati e quindi irrilevanti, non sembra avere alcuna intenzione di partecipare alla determinazione del proprio destino. Per questo l’estromissione dei partiti dalla politica è impossibile: perché la “società civile”, quando non è connivente con i partiti, si lascia  incantare da essi onde viene ulteriormente ribadita la vecchia massima che ogni popolo ha il governo che si merita.

Quarta considerazione: se l’estromissione dei partiti dalla politica è impossibile, allora quelli come me non possono occuparsi di politica secondo le forme tradizionali perché, o fanno la figura degli ingenui o dei fessi o dei presuntuosi. In poche parole la loro azione è del tutto inefficace, come in effetti è stato.

Quinta considerazione: considero la guerra interna alla minoranza come un triste esito delle premesse, esito che, a torto, speravo potesse essere evitato. Quello che invece mi interesserebbe è la questione finanziaria, questione che ho sollevato in campagna elettorale ma che non ha trovato praticamente riscontro in quella “società civile” che invece dovrebbe essere assolutamente preoccupata di come vengono spesi i propri soldi e del perché, per fare un esempio, le tasse aumentano mentre gli ospedali chiudono. Sulla questione della Relazione di fine mandato, che cercai di illustrare in alcuni punti senza alcuno spirito polemico, vi è stato un silenzio assordante non solo e non tanto da parte dell’amministrazione (cosa del resto comprensibile, viste le incongruenze tra i documenti ufficiali e le dichiarazioni pubbliche) ma anche e soprattutto da parte dei cittadini che dovrebbero invece essere i primi a mobilitarsi per conoscere qual è la situazione finanziaria reale del paese. 
Il fatto che gli interrogativi sollevati siano caduti nel vuoto e non abbiano provocato il minimo interesse nella comunità mi dà ulteriore conferma che la mia “azione politica” è  irrilevante”.

Questa è la risposta data ai due amici di fb.
Nel frattempo c’è stato il consiglio comunale in merito al quale vorrei fare alcune riflessioni. Se si fosse trattato di una gara di calcio, direi che la partita Opposizione contro Maggioranza si è chiusa 2 a 1 a favore dell’opposizione, ma è stata comunque una brutta partita. Nonostante il mio disaccordo, già espresso in altro luogo, sulla strategia da tenere in campagna elettorale e nonostante le mie forti riserve sulla linea adottata in merito alla questione della Comunità Montana, bisogna dire che Tamara d’Ascenzi e Claudio Cori hanno finalmente dimostrato che c’è un’opposizione. La cosa ha fatto talmente arrabbiare alcuni navigati membri della maggioranza che sono volate parole grosse nei confronti di una donna regolarmente eletta come capo dell’opposizione, che sta semplicemente facendo il proprio dovere di controllo sull’amministrazione, magari a volte sbagliando, ma comunque sta facendo quello che deve fare. Il che, ripeto, non è poco e richiede coraggio; quel coraggio che, considerato di solito e a torto prerogativa maschile, forse si ritrova più spesso nelle donne che in noialtri rappresentanti del “sesso forte”.

Ma a parte le battute, gli insulti, le ingenuità, gli argomenti ad hominem, le dichiarazioni ecc. ecc., mi si deve spiegare cosa c’è di tanto strano nel chiedere che si dica con chiarezza e pubblicamente quali soldi sono stati utilizzati per il viaggio di rappresentanza in Polonia (che certamente era importante e si doveva fare) o di esporre con chiarezza e nei dettagli come il Comune intende reperire i denari che lo Stato non versa più nelle sue casse  o come ha speso o intende spendere il denaro pubblico e secondo quali criteri ecc. Porre insomma queste domande non significa affatto giocare allo sfascio o voler opporsi a prescindere né si può aggirare la questione tirando in ballo la storia politica dei decenni passati. Significa solo e semplicemente fare il proprio dovere di forza di opposizione. Anche l’argomento in base al quale Tamara d’Ascenzi e Claudio Cori si ricordano solo adesso di fare opposizione, mentre in passato se ne sono ben guardati pur avendo ricoperto incarichi politici, può essere efficace se si vuole colpire la singola persona in una gara a rinfacciarsi chi l’ha fatta più grossa, ma non è un argomento serio e serve solo a distrarre l’attenzione dalla questione vera che è sempre la stessa: far piena chiarezza su come vengono amministrati i soldi pubblici.
Se finalmente Tamara e Claudio si sono incamminati con coraggio su questa strada, dimostrando con i fatti di essersi “ravveduti” dalla passata ignavia, dovrebbero meritare piuttosto di essere elogiati e non di essere accusati di incoerenza. Cosa avrebbero dovuto fare per essere bravi? Continuare per coerenza a fare la finta opposizione di sempre? Quella che mette tutti d’accordo  con buona pace dei cittadini-sudditi? Be’ io sono un cittadino e non mi piace l’idea di essere trattato come un suddito. A me interessa molto sapere come vengono impiegate le tasse che lo Stato trattiene ogni mese dal mio stipendio e che in buona parte vanno a foraggiare chi campa fin troppo bene di politica (si tratta di circa un terzo dello stipendio lordo), a me interessa molto sapere come vengono impiegati i non pochi denari che, in aggiunta a quel terzo, pago alla Regione, alla Provincia, al Comune per avere indietro dei servizi a volte decisamente scadenti o addirittura inesistenti. A me, come cittadino, queste cose interessano molto ed invito tutti coloro che si sentono cittadini e non sudditi ad esprimere pubblicamente un uguale interesse a sapere come vengono impiegati quei quattro soldi che guadagniamo con il nostro lavoro e che nessuno ci regala.
Mi sembra giusto infine riconoscere al sindaco ed a tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza, il merito di aver approvato senza tentennamenti la registrazione e pubblicazione delle sedute consiliari.
È un primo passo, ancora insufficiente ma importante, verso la piena trasparenza delle pubbliche amministrazioni.


Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Settembre 2014 18:53

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