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Roma, intervista all’On. Nazzareno Pilozzi su uscita da SEL: «Una scelta politica per una sinistra di governo»

Nei giorni scorsi l'On. Nazzareno Pilozzi ha ufficializzato la propria uscita da SEL insieme ad un gruppo di deputati, il cui leader è Gennaro Migliore, in polemica con alcune scelte della maggioranza fedele alla linea politica di Nichi Vendola. Gli abbiamo rivolto alcune domande sia sul quadro nazionale in cui si inerisce questa scelta, sia sulle ricadute sulla politica locale, a livello provinciale e anche acutino.

Da mesi si parlava della possibile scissione di SEL: quali sono le ragioni politiche di questa scelta, e che prospettive vi date?
Sel è nata con l’obiettivo dichiarato di costruire un nuovo centro sinistra, in cui le politiche di giustizia ed equità sociale fossero protagoniste dell’agire di governo. Un obiettivo ambizioso certo, che però a mio avviso si è smarrito progressivamente col tempo fino alla scelta, minoritaria e di chiusura, di concorrere alle Europee con la Lista Tsipras abbandonando il campo del socialismo europeo, il nostro campo, per ritornare nei recinti identitari di una sinistra che, proprio fondando Sel, ci eravamo lasciati alle spalle. Il contrasto interno al partito sul voto rispetto al provvedimento del Governo che conteneva la restituzione degli 80 euro ai lavoratori, il primo esempio, sicuramente insufficiente ma importante, di redistribuzione di reddito compiuto in Italia da molti anni a questa parte, ha fatto precipitare gli eventi. Ho votato convintamente a favore di quel provvedimento, pur continuando a restare all’opposizione di questo Governo, che non giudico certamente il migliore possibile.
Le prospettive ora si riaprono; il progetto di costruire una nuova soggettività politica nel centro sinistra, che superi l’attuale assetto, rimane valida oggi più che mai.


Come si concretizzerà in Parlamento questa scelta? Gruppo Misto? Nuovo Gruppo? Confluenza nel PD?
La prospettiva che ci diamo è quella di riorganizzare tutte le forze del centro-sinistra, quelle dell’innovazione e progressiste, intorno a un unico soggetto politico, non certo quello di fare un altro partitino. Ma è chiaro che si tratta di un progetto politico non immediato e non semplice da realizzare: dovremo verificare che ci siano le condizioni per farlo e lavorare per realizzarle.
D’altra parte, in origine SEL è nata esattamente con questo obiettivo, costruire il «campo largo» del centro-sinistra, uno spazio aperto alla realizzazione di una sinistra di governo.
Non ci interessa e non ci stuzzica invece l’idea un partito identitario di sinistra.
Credo che ci sia uno spazio politico importante da valorizzare, e lo faremo tenendo conto del fatto che ci saranno anche altri assestamenti la cui evoluzione dovremo valutare, sempre tenendo fermo il nostro obiettivo di fondo.



Ma tutta questa operazione messa in atto con un numero di deputati comunque ininfluente per la tenuta del Governo, non rischia di essere velleitaria?
La politica è più importante dei numeri, anche se non credo che i nostri numeri siano così insignificanti.. Intanto la nostra iniziativa aiuta a creare le condizioni perché si possano determinare nuovi equilibri.
Dopodiché siamo i primi ad essere realisti: in questa fase non pensiamo di poter ottenere il miglior governo dal nostro punto di vista, ma almeno di poter ottenere delle migliorie alle politiche concretamente messe in atto utili a migliorare la vita dei cittadini.
In una prospettiva di lungo periodo, ci sembra utile dare il nostro contributo al rafforzamento di un soggetto politico capace di governare autonomamente e di promuovere politiche autenticamente di centro-sinistra: da questo punto di vista il risultato delle Europee sembra confermare le nostre speranze.
Ci poniamo perciò l’obiettivo di rafforzare questa tendenza in atto.


Come valuti le valutazioni politiche contenute nella lettera aperta di Mussi, dove si parla di «errore politico», di confluenza di parlamentari che non ha una prospettiva?

È una idea di Mussi, che è rispettabile, ma che non condivido. Ero con lui quando abbiamo fondato «Sinistra Democratica» che tra l’altro criticava il Partito Democratico per la mancata adesione al Partito Socialista Europeo. Oggi che il PD fa parte della PSE, Mussi si è scoperto sostenitore della Confederazione della Sinistra Unitaria (GUE). Quindi non sono io ad aver cambiato idea.
Io penso che il Socialismo Europeo non sia, per usare un linguaggio mussiano «una cianfrusaglia ideologica», ma costituisca invece un argine indispensabile ai populismi e alle destre che stanno rafforzandosi pericolosamente in Europa.
Insomma: Mussi parla di un nostro velleitarismo, ma io sono convinto che velleitaria sia invece l’idea di chiudersi su una posizione identitaria.


Come si è sviluppato sul territorio il confronto con la base?
Vorrei dire in premessa che molte delle scelte di SEL di questi ultimi mesi hanno portato una parte importante di elettorato e di militanza a fare scelte diverse. Noi dovremo anche recuperare e riconquistare quelle persone.
Molti compagni stanno riflettendo ed è giusto che riflettano. Io non sono una persona che tende a tirare le reti, ma tendo invece a costruirle.
So che ci sono importanti amministratori, compagni molto rappresentativi, che stanno facendo le loro valutazioni su un ragionamento che viene da lontano e che sta continuando a maturare. Un ragionamento nato almeno dai tempi del Congresso, quando non abbiamo condiviso la scelta della Lista Tsipras.
Nonostante ciò, anche in questo caso, io mi sono impegnato al massimo in campagna elettorale com’è giusto che fosse: non è un caso che la Provincia di Frosinone è l’unica provincia in cui Marco Furfaro ha preso più preferenze anche della Spinelli.
Il raggiungimento del quorum del 4% lascia nelle mani di chi ha una idea diversa dalla nostra un punto di partenza importante: non è che stiamo abbandonando una nave che affonda, anzi.
Ho discusso con molti compagni che non condividono la mia scelta, ma che mi rispettano e che rispetto: io non credo che in Italia debba esserci una sola sinistra. Qualcuno alla mia sinistra c’è sempre stato e c’era anche in occasione delle ultime elezioni politiche. È legittimo ed è anche un fatto positivo. Ma, come ho spiegato, non mi sento di far parte del progetto di mettere insieme tutta la sinistra e che rischia a mio avviso di essere solamente identitario.
Lo si è visto appunto con l’esperienza della lista Tsipras, lo si è visto per il decreto degli 80 euro: c’è bisogno di una spinta di cambiamento, di innovazione per il Paese.


Che ripercussioni si potranno avere adesso sul piano provinciale?
Credo che anche in Provincia di Frosinone bisogna iniziare ad avere un atteggiamento più innovativo nei confronti delle dinamiche di governo, che occorra lavorare in questa direzione. Tutte le mie prese di posizione in questi anni sull’ambiente, sulla gestione di alcune società partecipate, su quello che avviene nel settore dei rifiuti: su tutti questi temi bisognerà che tutto quello che andremo a costruire divenga patrimonio comune di tutto il centro-sinistra. Penso che ci sono anche importanti sindaci, amministratori, giovani, eletti in quest’ultima tornata elettorale con loro è necessario aprire un dibattito e un confronto per costruire un percorso e un processo politico che favorisca l’abbandono di vecchi schemi, le vecchie ruggini interne al centro-sinistra. Penso, ad esempio, che vada recuperato un rapporto proficuo con l’amministrazione di Cassino.
Dopodiché io sono, da un punto di vista istituzionale, un deputato radicato nel territorio, a disposizione di tutti. Ho partecipato a molte iniziative sollecitato da varie parti politiche: questo ovviamente continuerò a farlo.


E su quello locale ci saranno conseguenze nel rapporto con il PD?
Ad Acuto esiste una coalizione civica che è «In Comune». Anche in questo caso bisogna capire come questa coalizione diventa il punto di riferimento per tutto il centro-sinistra, che non dimentichiamo ad Acuto ha vinto le elezioni europee.


Ma dopo la vicenda dell’elezione di Achille Bellucci alla Comunità Montana esiste ancora la coalizione «In Comune»?
Non penso che la politica possa essere legata ai personalismi: mi risulta che sia stata fatta una riunione di coalizione nel corso della quale è emersa la volontà di dare un segnale di innovazione. Dopodiché io non sono direttamente coinvolto in queste vicende: Acuto ha una classe politica del centro-sinistra nuova, giovane, che si sta muovendo in maniera autonoma.
Io posso dare il mio contributo che è un contributo di esperienza, ma credo che debbano essere le persone che gestiscono questa fase politica ad Acuto a trovare la strada giusta.


Ma la figura di Tamara D’Ascenzi non avrebbe dovuto avere anche un ruolo di «pacificazione» tra SEL e PD dopo l’esperienza della spaccatura di cinque anni fa? Perché oggi una nuova spaccatura?
Il punto è che il rapporto tra i membri della coalizione e il PD non può significare un appiattimento della coalizione sulle posizioni di un solo partito, chiunque esso sia. Questo episodio invece, rischia di essere letto come un accordo sotterraneo tra un pezzo della maggioranza e Achille Bellucci.
È giusto superare i personalismi, che sono stati uno dei tratti più deleteri della politica paesana, nessuno di noi escluso.
Per farlo occorre trovare una forma comune di discussione che riporti al centro la visione dei problemi collettivi e credo che Tamara D’Ascenzi sia la persona giusta per fare ciò.

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