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Roma, Mussi si appella a Migliore e ai fuoriusciti di SEL: «Errore appiattirsi sul PD, ripensateci»

ROMA - Un accorato appello in extremis ad evitare la scissione del Gruppo Parlamentare di SEL è stato lanciato da Fabio Mussi, che in una lettera aperta diffusa ieri considera «un errore politico» la decisione di abbandonare il partito a seguito del dibattito sull’appoggio al «decreto Irpef».
«Non posso davvero credere che la ragione scatenante di una così pesante decisione sia questa o quella frase pronunciata da Vendola o da chicchessia. Farei torto alla vostra intelligenza e alla vostra esperienza. La questione che è sul tavolo, come voi stessi affermate, ha nome e cognome: si chiama Pd e governo», afferma Mussi chiedendo un ripensamento ai deputati che hanno «lasciato Sel o che meditano di farlo».

Un appello che difficilmente potrà essere efficace nel caso di chi, dopo un travaglio di diversi mesi, ha già ufficializzato la propria posizione, ma che potrebbe comunque avere un peso nel limitare il numero di deputati che li seguiranno nell'esodo da SEL.

Ecco il testo integrale della lettera:

«Cari Gennaro, Titti, Claudio, e cari compagni che avete lasciato Sel o che meditate di farlo, non vi dico delle telefonate, della delusione, dello sgomento. Lo sapete certamente. In queste ore difficili non smette di girarmi per la testa la nota frase di Talleyrand: «E’ più che un crimine, è un errore».
Crimine no, siamo in tempi di scelte politiche libere, non esistono fedeltà e tradimenti, e il senso di comunità e appartenenza ognuno liberamente lo gradua. Ma un errore sì, un errore grave, anche dal punto di vista degli argomenti vostri. Non posso davvero credere che la ragione scatenante di una così pesante decisione sia questa o quella frase pronunciata da Vendola o da chicchessia. Farei torto alla vostra intelligenza e alla vostra esperienza. La questione che è sul tavolo, come voi stessi affermate, ha nome e cognome: si chiama Pd e governo.
Non trovo legittimo rappresentare Sel come un covo di estremisti; trovo legittimo proporre che Sel sostenga il governo Renzi, e magari confluisca nel Pd.
Non lo condivido, ma capisco si possa pensare che ciò cambierebbe qualcosa negli assetti politici italiani. Credo che cambierebbe poco o niente, se restasse l’asse tra Pd e Ncd di Alfano, e penso anche che il “renzismo” non sia destinato a contenere l’Alfa e l’Omega di tutte le italiane sinistre transatlantiche. Mi sarebbe piaciuto  discuterne apertamente, magari sul testo di una qualche mozione presentata al nostro recente Congresso. L’avrei contrastata, comunque l’avrei ritenuta e la ritengo una posizione legittima.
Ma voi, cari compagni, avete fatto tutt’altro: trasformando una normale valutazione del gruppo su un provvedimento (il decreto degli 80 euro) in un’Autodafè,  avete innescato un esodo di parlamentari verso la maggioranza. E alla Camera, dove i numeri –anche grazie al premio di maggioranza che esattamente i voti di Sel fecero scattare- sono per il governo abbondantissimi.
A parte la tristezza per il Ritorno del Sempre Uguale, nella politica e nella sinistra italiana, il fatto è politicamente ininfluente. Che senso ha? Il risultato più probabile è che contino zero quelli che vanno. E quelli che restano.
Di più: ho l’impressione che il Pd sia da questa mossa più imbarazzato che entusiasta, e non solo nella sua ala sinistra.
Un errore politico. Una mossa priva di senso politico.
La legislatura durerà probabilmente fino al 2018. C’è tempo. Non siamo, certo, in questi anni, riusciti a costruire la sinistra che volevamo. Ma Sel ha più di un milione di voti, più di 40 parlamentari, tanti valenti amministratori locali (e nessuno ha dimenticato il contributo nostro alla scelta e alla elezione di Pisapia, Doria, Zedda) che hanno aggiunto valore alla battaglia del centrosinistra. Abbiamo aperto una interlocuzione con mondi importanti partecipando alla impresa della lista “L’Altra Europa per Tsipras” (che ha fatto il quorum). Uniti possiamo esercitare una funzione, stando all’opposizione, con testa e cultura di governo (ma ça va sans dire, verrebbe da sottolineare ad uno che viene dalla storia mia e di molti di voi). Votando a favore di quel che ci piace e contro quello che non ci piace. Potendo infine trarre un bilancio più serio e meditato dell’azione del governo e del Pd nuova gestione.
Tanto più che, quando si formano partiti “della Nazione”, per il bene della Nazione medesima, qualora non ce ne fossero, bisognerebbe subito fondarne altri: l’opposizione è una funzione essenziale del governo democratico delle Nazioni.
Per quanto mi riguarda i risultati della legislatura si misureranno su tre assi: occupazione e diritti del lavoro; livello di diseguaglianza; condizioni etiche e democratiche della Repubblica. Passai all’opposizione dei Ds quando Blair ne diventò la stella polare (e non vi dico il mio sbalordimento nel vedermelo rivenduto vent’anni dopo come l’ultima novità, persino dopo i bei risultati in Iraq). Non aderii, con molti altri, al Pd, partendo dall’idea che è necessario esercitare una più alta critica della globalizzazione e del capitalismo finanziarizzato (ed eravamo alla vigilia della grande crisi che ha investito il mondo come una tempesta, e riportato l’Italia trent’anni indietro).  È vero che “solo i cretini non cambiano mai idea”, ma è vero anche che bisogna resistere almeno un po’ alla tentazione di cambiarla troppo spesso. Ma ora bisogna darsi il tempo, agendo, di poter meglio valutare. Usando e non disperdendo la forza, per quanto piccola, di cui disponiamo.
Posso sperare di convincervi a prendere almeno una piccola pausa di riflessione?»

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Giugno 2014 07:46

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