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Acuto, Gianluca Martucci sulla lista Movimento 5 Stelle: «Del perché e forse del percome non è andata»

ACUTO - L’esito delle elezioni amministrative ad Acuto ha lasciato uno strascico di commenti vivi che continuano a fermentare tuttora sui social network e nelle discussioni da bar. Taluni di questi commenti girano attorno alla mancata presentazione di una lista propria da parte del Movimento 5 Stelle e lo fanno per lo più usando un tono amaro, intossicato di frustrazione, qualche volta persino avvelenato di rabbia malevola. A loro vorrei replicare con questo articoletto.

Perché lo faccio? Perché posso farlo in quanto “persona informata sui fatti” e soprattutto perché discussioni costruite irrazionalmente su un’onda emotiva e per niente incastellate sui fatti medesimi mi danno noia e mi fanno salire la pressione…

Prima della disamina una concessione al mio caratteraccio temperamentale.

“Voi che parlate del fallimento del Movimento ad Acuto dove eravate nell’ultimo anno?! Dove eravate quando ci riunivamo il venerdì sera per progettare e realizzare il Movimento?! Non c’eravate! Punto! Preferivate stare comodi al bar o a casa, ecco dove stavate! Ora è tardi, troppo tardi…"

Finito lo sfogo possiamo riprendere il filo del discorso. Inizio con una precisazione doverosa: ho iniziato a frequentare le riunioni del “Gruppo Amici 5 Stelle di Acuto” più o meno nella primavera dello scorso anno, credo fosse marzo. Vi ho partecipato assiduamente almeno fino a gennaio di quest'anno e sono quindi un testimone nel senso proprio della parola.
L'opportunità, diciamo meglio la possibilità di dare vita ad una lista si presentò subito nelle riunioni che il Gruppo teneva quasi tutti i venerdì e d'altronde niente era più naturale: il Movimento era in ascesa in campo nazionale e cominciava a fare la prova di ingresso nelle elezioni a tutti i livelli, anche in quello amministrativo locale, dunque perché no?!
Dapprincipio la conclusione fu che era prematuro parlarne, si era ancora troppo lontani dalla data, andava prima costruito il Gruppo ecc. ecc. Sin da allora però si lasciavano apprezzare delle differenze fra noi: c'era chi era sicuro sulla necessità di presentarla la lista, c'era chi si diceva possibilista e c'era chi borbottava scuotendo la testa… per tutti c'era comunque la consapevolezza che in un anno e più se ne potevano fare di cose…

Io ero tra quelli che borbottavano.

Ragionavo così: non è poi tanto semplice presentare una lista alle elezioni amministrative… innanzitutto ci vogliono dieci persone, dieci candidati oltre quello alla carica di sindaco, ossia undici persone disposte a schierarsi sotto la bandiera pentastellata e a battagliare con gli avversari… ti pare una sciocchezza!? Se giro lo sguardo qui conto sei o sette persone al massimo, la cui volontà di esserci tra l'altro è tutta da provare… e poi il Movimento è diverso dai partiti tradizionali, il Movimento nasce dalla società civile, dalla voglia di impegnarsi, di cambiare, non basta mica che un comitato ristretto rabberci una lista e la butti in competizione! Dobbiamo radicarci, far proseliti, mostrare la via alternativa, fare e realizzare, poi si vedrà…

Fu esattamente questa la linea che prevalse sin da subito, il “poi si vedrà..” Rimase lì tra di noi per mesi in attesa che qualcosa succedesse, riemergendo di tratto in tratto ogni volta che il discorso ricadeva sulle elezioni a venire e mentre, nel frattempo, il Gruppo si dirigeva spedito verso il cul de sac che ne avrebbe segnato la fine sostanziale.

Qui mi fermo per fare una precisazione: non si può parlare della mancata presenza di una lista a 5 Stelle senza parlare della parabola del Gruppo; dirò di più: è del tutto inutile parlare delle elezioni perché il discorso rimarrebbe a fortiori velleitario e completamente sganciato dalla realtà; è tutt'uno invece descrivere la parabola di cui sopra e capire perché una lista pentastellata non ha mai visto la luce ed anzi non ha mai avuto neanche la più piccola chance di divenire cosa reale.
Per questo, per amor di verità, per il rispetto che ho per il concetto e la prassi della trasparenza, mi arrogo il diritto di parlare pubblicamente del Gruppo Amici 5 Stelle di Acuto, essendo per di più convinto di mostrare e praticare, scrivendone, una forma più alta di rispetto di quello che non dimostri per esso il chiacchiericcio minuto da Bar…
La parabola dunque. Senz'altro eviterò di dilungarmi troppo, perché sarebbe noioso e non strettamente funzionale, rimarrà una storia da raccontare nei suoi dettagli se e quando farlo avrà un senso. Eviterò inoltre di fare nomi più o meno per lo stesso motivo.

Il Gruppo di Acuto non è mai entrato nella maggiore età. È questa la principale ed unica verità. Siamo rimasti a rimestare per mesi su come agire, sulle stesse forme che avrebbero dovuto fare da cornice all'azione, senza sostanzialmente mai progredire ed arrivare alla maturità necessaria all'agire. Abbiamo parlato e discusso, discusso e parlato girando attorno alla sostanza ed alla forma da dare al Gruppo come uno stormo di falene che giri convulsamente attorno ad una lampada… senza costrutto, senza domani, rischiando ad ogni passaggio di bruciarci. Esattamente come un gruppo di falene abbiamo agito da individui sciolti, senza mai riuscire a formare una volontà comune, a dare vita ad una leadership responsabile, ad un progetto viabile. Come falene abbiamo preferito dare l'assalto alla lampada individualmente, ignari ed indifferenti alle motivazioni del compagno accanto, ognuno con la sua idea di Gruppo, ognuno diffidente delle altre idee. Quando poi fu questione di darci quantomeno gli strumenti per iniziare, ossia un regolamento e delle cariche ben definite, ci si scontrò solo con indifferenza e gelo, forse addirittura contro un certo malcelato fastidio…

Ma tutto questo rende l'idea fino ad un certo punto. Ciò che plasticamente può definire meglio la parabola è la menzione dell'assottigliamento delle presenze… lo sconcerto di quando verso la fine ci trovavamo in quattro, letteralmente quattro gatti… Ecco l'immagine topica! Assenza. Assenza degli attivisti della prima ora, che c'erano ad intermittenza, quando si e quando no. Assenza di nuovi attivisti, l’incapacità di attirarne, la timidezza nell’uscire allo scoperto, l'inconcludenza dei progetti ventilati e mai concretizzati…
Per inciso durante quest’anno e più io non ho visto persone di buona volontà farsi avanti, non ho visto estimatori del Movimento 5 Stelle avvicinarsi, non ho visto uomini e donne stanchi del sistema accostarsi curiosi a questo nostro primo coagulo di Gruppo… non ho visto nessuno se non l'assenza...

Se mi domando ragione mi rispondo pessimisticamente che qui da noi non c'è l'humus necessario alla democrazia, alla partecipazione, al cambiamento. Intravedo la sagoma dell'eterna timida opportunistica mentalità nostra che fa dello stare da parte ad aspettare il vero partito dominante… e poi intravedo il paradosso di un gruppo che deve vincere ancor prima di essersi formato un corpo ed un anima, che deve prendere voti per darsi spessore ed esistenza, che deve fondarsi su un capo che si tiri addosso tutta la responsabilità da solo e per se solo… ma non è questo che significa democrazia partecipativa, non è questo che dovrebbe essere il Movimento 5 Stelle, perché altrimenti sarebbe un partito come ogni altro…

Arriviamo al segno. Lungo il percorso entropico su cui ci eravamo incamminati facemmo anche un paio di fermate esplicite per fare di nuovo il punto sull’opportunità di presentare la lista tutta nostra; entrambe le volte si finì per riconoscere più o meno unanimemente che non si davano le condizioni ideali. In realtà non si davano neanche quelle minime. Da un punto di vista generale non stavamo neanche lontanamente nei parametri richiesti dal Movimento 5 Stelle per accettare e riconoscere una candidatura sotto il simbolo pentastellato, come minimo infatti si richiede presenza puntuale e continuativa sul territorio, progetti realizzati, attività conclamate, raccordo con gli altri Meet-up e con il blog nazionale… cosa potevamo rivendicare di aver fatto noi? Praticamente niente.

Da un punto di vista particolare, ossia nostro soggettivo, non eravamo riusciti a formare neanche un gruppo coeso… non eravamo riusciti a fare attività né iniziative concrete, a parte un banchetto per la raccolta di firme in difesa della costituzione… non avevamo dato segno di presenza sul territorio né avevamo attirato l’attenzione della popolazione… niente se non chiacchiere…
Erano dunque queste le basi solide su cui edificare la creazione di una lista che competesse alle elezioni? La risposta mi pareva e mi pare lampante, ma la ripeto per amor di chiarezza: no.

No perché da un movimento che aspira a fare una rivoluzione civile ci si aspetta come minimo che faccia le cose come Cristo comanda.

No perché improvvisazione ed approssimazione sono il crisma dei rabberciati partiti tradizionali.

No perché per partecipare alle elezioni come movimento bisogna essere movimento e non pochi cani sciolti.

No perché non possono essere le elezioni il collante momentaneo di una lega popolare vera.

No perché abbiamo fallito nel creare il Movimento e quindi, coerentemente, rinunciamo a presentarci.

Mi fermo qui convinto che il senso ci stia tutto insieme alle informazioni di base per far sì che chiunque possa farsi un’idea “autentica” sul perché. Il resto son chiacchiere.

Dovrei concludere parlando di responsabilità del fallimento ma non lo farò… perché credo inutile e presuntuoso provarci quando con tutta evidenza il peso stesso delle responsabilità lo portiamo tutti assieme, noi che ci siamo esposti senza costrutto e voi che ci avete lasciati soli… l’occasione è andata, il treno è passato…

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