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Acuto, alcune considerazioni di Giancarlo Torroni sul risultato elettorale delle elezioni comunali

ACUTO - Da Giancarlo Torroni, candidato per la lista «In Comune» nella recente tornata elettorale comunale, riceviamo e pubblichiamo queste considerazioni sull'esito elettorale:
«Essendo incrollabilmente convinto che la piena trasparenza nella vita pubblica sia la condizione imprescindibile affinché la politica si avvii a diventare veramente una sana e leale attività al servizio di tutti i cittadini, avendo io stesso impostato i miei interventi pubblici sull’obiettivo dell’assoluta e completa trasparenza,  sento qui il bisogno di scrivere apertamente e pubblicamente ciò che si mormora a mezza voce o che si insinua sui social network con intenti polemici e con poco riguardo alla «verità effettuale delle cose».

In questo articolo esporrò alcune considerazioni sull’esito delle recenti elezioni amministrative, tentando una sintesi tra le diverse ipotesi  che, in varie occasioni, sia in pubblico che in privato, mi sono state espresse da amici e conoscenti e che io stesso ho in parte elaborato.

È da premettere che tali ipotesi non troveranno  mai piena e definitiva conferma, cioè non si saprà mai se esse corrispondano o meno alla realtà, e in che misura.  Alcune di esse, poi, derivano più dalle passioni in gioco, da personali  antipatie e simpatie, che da sereno giudizio. Ecco le ipotesi più frequenti:

Prima ipotesi: il sindaco di centro-destra,  con i suoi molteplici meriti e la sua costante presenza al servizio dei cittadini, e grazie anche al valido e disciplinato apporto dei suoi consiglieri, si è guadagnato la fiducia e l’appoggio della grande maggioranza dei cittadini, compresi quelli di centro-sinistra, i quali dunque non sono stati a guardare alle etichette politiche ma al valore dell’uomo e dei suoi consiglieri. Questa ipotesi, che pure ha qualche elemento di verità, è, ovviamente, quella del “popolo giallo”, degli entusiastici sostenitori del sindaco (per i quali essa  non è affatto un’ipotesi ma una verità di fede). Il suo grande difetto è la superficialità dell’analisi, l’aspetto devozionale, comprensibile dal punto di vista umano ma poco giustificabile dal punto di vista intellettuale.

Seconda ipotesi:  la sconfitta della lista In Comune è dovuta al “tradimento” di alcuni simpatizzanti e  di molti elettori, che hanno mostrato di gradire il programma e le persone ma poi, nel segreto dell’urna, hanno fatto una scelta diversa o per invidia o per motivi di interesse personale o per altre ragioni consimili.   A una tale interpretazione indulge comprensibilmente il “popolo rosso”; ma anche questa, come la prima, per quanto vi si trovi qualche elemento di verità legato al vizio assai diffuso dell’ipocrisia, è troppo superficiale e tende ad assolvere i propri beniamini, sottovalutando gli errori e le responsabilità degli stessi.

Terza ipotesi:  il successo del sindaco Augusto è dovuto in parte alla sua abilità politica ma in  parte ancora maggiore agli errori degli avversari, i quali hanno sbagliato molte cose: pagano la scissione di cinque anni fa , hanno dato il pessimo spettacolo di una rivalità interna alla principale forza politica, hanno creduto che avere un deputato dalla loro parte fosse un segno di forza mentre, data l’estrema impopolarità della classe politica italiana, è stato probabilmente un punto a sfavore; infine hanno impostato male la campagna elettorale, sia nel metodo che nei contenuti. Anche questa ipotesi ha numerosi elementi di verità ma pecca in un punto decisivo: nel non considerare abbastanza il fatto che la classe politica non include solo deputati e consiglieri regionali o provinciali, ma anche i sindaci ed i consiglieri di lungo corso, i quali, generalmente, posseggono tessere di partito e agganci nei gradi più alti delle gerarchie politiche.

Quarta ipotesi: è la più inquietante e, spero, la più improbabile.  Le elezioni sono un semplice gioco il cui risultato è già deciso in anticipo da segreti accordi trasversali tesi, di volta in volta, a seconda delle convenienze dei professionisti della politica paesana, o a cambiare il quadro della situazione o a mantenerlo inalterato, avendo però cura di salvare la finzione di una competizione elettorale. In questo gioco segreto le  persone “incontaminate” figurano solo come specchietto per le allodole a meglio nascondere gli “inciuci” tessuti nell’ombra. Tale ipotesi “complottista” trova qualche plausibilità nella politica nazionale, ma forse la politica locale non è in grado di raggiungere un simile livello di mefistofelica raffinatezza, nella quale quelli che appaiono nemici agli occhi del pubblico sono in realtà compagni di affari che mercanteggiano in anticipo (e lontano da sguardi indiscreti) favori, influenza politica e vantaggi personali per sé e per pochi amici. Inoltre, in un piccolo paese, può essere difficile tenere nascosti simili inciuci, per modo che, se è ben vero che può darsi qualche maneggio, ritengo  tuttavia improbabile che vi sia stato un grosso inciucio trasversale al centro-sinistra e al centro-destra.

Quale la sintesi? Ebbene io credo che ognuna di queste ipotesi abbia il suo elemento di verità e, tolte le punte più estreme suggerite dal tifo e dalla delusione, ed esclusa come improbabile la teoria del complotto trasversale, sebbene non sia da escludere qualche limitato maneggio, non resta che riconoscere come cause dell’esito elettorale, da una parte l’abilità politica di Augusto a tirare l’acqua al suo mulino e dall’altra  il fardello delle divisioni interne alla lista In Comune, l’opposizione mancata negli anni passati da chi aveva questo ruolo in consiglio comunale, una campagna elettorale innovativa nell’impostazione ma troppo improvvisata ( sbagliata, secondo me, la tattica dell’attacco frontale, in quanto non si era nelle condizioni “morali” per portare questo attacco con qualche credibilità).
Detto ciò non va dimenticato il voto clientelare, questo grimaldello che, piaccia o no, offre sempre agli abili politici la chiave di accesso al potere, il flauto magico cui la maggioranza più o meno silenziosa fu, è e sarà sempre pronta a prestare orecchio. Da questo punto di vista il politico più accorto è colui che riesce a far passare un diritto per un favore, ad ottenere il massimo del vantaggio con il minimo sforzo, a mostrare sempre il bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto.
Infine il problema vero mi appare sempre un problema di cultura e di educazione civica, e dunque un problema di difficile soluzione, perché non solo un popolo ignorante è sempre stato facile preda della demagogia ma un popolo corrotto o indifferente è, esso stesso, fonte di demagogia».

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Giugno 2014 13:42

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