Nello specifico l'emendamento, presentato di concerto col ministro per lo Sviluppo Economico, interviene nella questione relativa agli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate, consistenti in una maggiorazione del prezzo di vendita dell'energia elettrica (il cosiddetto Cip6) in questo modo prodotta. L'emendamento riconosce l'agevolazione anche all'energia prodotta dalla combustione di rifiuti non organici, quali quelli utilizzati nel ciclo di termovalorizzazione, con riferimento ''agli impianti, costruiti o in costruzione, che si trovano in zone a rischio emergenza rifiuti dichiarata con provvedimento del presidente del consiglio dei ministri''.
E' il caso di segnalare che, qualora approvato, il provvedimento violerebbe la normativa europea (direttiva comunitaria 77/2001) che per ovvie ragioni non include i rifiuti tra le "fonti rinnovabili". Senza voler difendere un “ambientalismo rosso-verde” che in Italia spesso si è soffermato su posizione ideologiche che non hanno portato benefici e , molto spesso, hanno nociuto a chi porta avanti con impegno, costanza, serietà argomenti quali rispetto ambientale, sviluppo sostenibile, energie rinnovabili, sarebbe però lecito attendersi qualcosa di diverso da chi ha innalzato la bandiera dell’ambientalismo “sano” o come lo definiscono in molti, a destra ma anche nel Pd, del “fare”.
E’ innegabile che l’inceneritore (impropriamente chiamato "termovalorizzatore") può essere una soluzione per smaltire la parte residua al termine di un ben organizzato “ciclo dei rifiuti”,purché a monte si faccia una raccolta differenziata seria. Ma non si può certo spacciare l’energia prodotta dalla combustione di rifiuti come energia rinnovabile tantomeno “regalare” soldi pubblici vincolati alla produzione di energia pulita a chi si limita (già ben retribuito) a bruciare i rifiuti.
Il problema insomma, non è il fare o il non fare ma cosa si fa o non si fa.
Se "risolvere" il problema dei rifiuti vuol dire creare un problema ambientale altrettanto grave, e per di più innescando un meccanismo per cui a pagare è sempre la generalità dei cittadini e a guadagnare i soliti "imprenditori amici", difficilmente il consenso che questo governo si attribuisce potrà durare a lungo.
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