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L’inganno della riforma costituzionale

ACUTO - Leggo solo oggi l’articolo di Gianluigi e Giorgia, sobrio e ben scritto, sull’incontro del Sen. Francesco Scalia con i cittadini di Acuto avvenuto più di un mese fa. È un peccato che mi sia lasciato sfuggire questa occasione perché avrei pregato accoratamente il Senatore e, attraverso lui, tutto il Partito Democratico, di ritornare sui suoi passi, di non tradire il Paese in merito alla questione della Costituzione.
Sì, perché la riforma costituzionale che si vuole attuare equivale ad un vero e proprio tradimento dello spirito che portò i Padri costituenti a redigere la carta che costituisce oggi forse l’ultimo baluardo a difesa dei diritti dei cittadini.

Io voglio sperare che la maggior parte dei dirigenti del PD agisca in buona fede, voglio credere che essi non abbiano piena consapevolezza del rischio che corre il Paese. Tra non molto cominceremo a sentir ripetere da tutti i mezzi di informazione (già sta accadendo) che l’unico modo per far uscire il Paese dalla crisi è una riforma costituzionale. Niente di più falso. La riforma costituzionale, così come è concepita, serve solo ad accrescere il potere dell’esecutivo ed a portare a compimento con maggior speditezza quell’enorme processo internazionale di riduzione dei diritti di cittadinanza, di spoliazione dei risparmi, del patrimonio pubblico, del tessuto aziendale dei paesi del Sud Europa a vantaggio delle sue aree più competitive, la Germania in primis. Ma non è di questo che voglio parlare. Del resto, per chi volesse farsi un’idea completa della questione, può leggere i libri di Bruno Amoroso, economista della prestigiosa scuola di Federico Caffè, da cui proviene anche Draghi, considerato da Amoroso uno degli artefici dello scempio attuale, e di tanti altri economisti che si oppongono alle tesi neoliberiste oggi così di moda.
Ma torniamo alla Costituzione. Cito dall’articolo di Pierluigi e Giorgia: il  Sen. Scalia ha esordito asserendo che è fondamentale il dibattito sulla necessità di una riforma della seconda parte della costituzione per  far uscire dal pantano il nostro paese. Ebbene i cittadini devono sapere che la procedura di revisione costituzionale messa in atto dal governo è gravemente sospettata di incostituzionalità da insigni costituzionalisti come il prof. Alessandro Pace (che ha spiegato il tutto in una sarcastica audizione alla Camera di cui potete procurarvi il testo su internet) e il prof. Mauro Volpi.
Per riformare la Costituzione occorre seguire le procedure che la stessa Costituzione indica; e tali procedure sono chiaramente espresse dall’art. 138. Per fare solo un esempio chiaro a tutti, l’art. 138 indica in tre mesi l’intervallo intercorrente tra una votazione e l’altra per l’approvazione delle modifiche costituzionali; ma con il ddl 813 il governo riduce questo intervallo da tre mesi a un mese, cioè cambia la Costituzione di propria iniziativa! Si dice che i tempi stringono ed occorre muoversi in fretta. Ma se i padri Costituenti avevano posto un periodo di riflessione di tre mesi la ragione era che una riforma costituzionale è cosa talmente importante per il Paese che non può in nessun modo essere fatta di corsa e senza seguire le rigorose procedure che impediscono qualsiasi “colpo di mano” del governo.
Ancor più grave è il fatto che la riforma non riguarda solo singoli articoli della Costituzione ma addirittura tutta la parte seconda (titoli I, II, III e V). E siccome questi titoli concernono l’ordinamento dello Stato nei suoi massimi organi (Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica), è evidente che, cambiando il peso che ognuno di questi avrà, si cambia anche la sostanza dell’ordinamento repubblicano. Ma proprio questo la Costituzione impedisce con l’articolo finale, il 139, che così recita: la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Ora, quando si parla di “forma repubblicana” non si vuol dire banalmente che l’Italia non potrà più essere una monarchia: ciò sarebbe far torto all’intelligenza dei Padri costituenti. Che la forma repubblicana non possa essere oggetto di revisione costituzionale significa che non si può cambiare il ruolo ed il peso che Parlamento, Governo e Presidente hanno sempre avuto, dando magari al Presidente più potere o trasferendo anche formalmente al Governo (come in realtà già accade in modo del tutto arbitrario) il potere legislativo e riducendo la funzione del Parlamento. Ricordiamoci che le derive autoritarie hanno sempre percorso la via di delegittimare il Parlamento, di ridurne i poteri e infine di liquidarlo per imporre il governo del partito unico. Se la storia serve a qualcosa, ebbene serve appunto a ricordarci i pericoli cui siamo esposti al presente affinché possiamo evitarli.
Ancora: si cerca di tranquillizzare la gente con l’assicurazione che la parte prima della Costituzione non verrà toccata, che i principi fondamentali di difesa del lavoro, di eguaglianza, di tutela delle minoranze, di libertà di opinione e di giustizia sociale, che costituiscono l’essenza della prima parte, non verranno modificati. Ma non c’è da fidarsi troppo e, a questo proposito, mi limito a citare le parole che il prof. Pace ha rilasciato in una intervista al Manifesto del 6 luglio scorso: - Un’ultima domanda, come giudica la soluzione trovata in commissione al senato, per cui il comitato potrà occuparsi anche degli articoli della prima parte della Costituzione per proporre modifiche «strettamente connesse» alla seconda parte?
- Non sapevo che fosse stata approvata una modifica così rilevante. A mio modo di vedere è stata così svelata un’ipocrisia, che stava dietro alle affermazioni che la modifica della seconda parte non avrebbe effetti sulla prima, quando il contrario discende dal rilievo elementare che l’operatività concreta dei diritti, di tutti i diritti (si pensi a quello che è successo alla scuola in questi anni), è condizionata non solo dalla forma di governo ma anche da chi sta al governo. In ogni caso è molto grave che vi sia quest’ulteriore occasione di interdipendenza e, purtroppo, di interscambio (vedi articolo del manifesto).

Ma cosa succede in Parlamento? Ebbene la stragrande maggioranza dei parlamentari, raccolti attorni al blocco di potere PD-PDL, approvano. Unici a levare una voce di dissenso è Mario Michele Giarrusso del  Movimento 5 stelle, e Loredana de Petris (SEL-gruppo misto). Dovreste ascoltare i loro interventi su you tube perché dubito li ascolterete mai sui canali televisivi.
Mi auguro infine con tutto il cuore che il PD torni a percorrere la strada che da tempo ormai ha disertato. Molti iscritti al Partito Democratico ricordano con affetto la figura di Enrico Berlinguer. Ma sappiate che egli in questo momento si sta rivoltando nella tomba!

Ultimo aggiornamento Domenica 14 Luglio 2013 11:35

Commenti 

 
0 # impotenzaGianluca Martucci 2013-07-18 05:15
la verità è che siamo oramai senza rappresentanza, ossia coloro che dovrebbero essere i nostri delegati seguono percorsi propri, alieni. Dubito che se la gente fosse correttamente informata appoggerebbe le trame di questi fetentoni...
 

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