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Acuto, iniziativa di SEL sul licenziamento collettivo Videocon: rabbia e recriminazioni degli operai

ACUTO - Rabbia, disillusione, sfiducia, preoccupazione per il futuro, incertezza e paura: questi i sentimenti prevalenti tra gli ex-dipendenti Videocolor, dopo il licenziamento giunto al termine di anni di cassa integrazione. Una trentina quelli che hanno preso parte all’incontro organizzato presso la Sala Consiliare del Comune di Acuto. L’iniziativa, che si è svolta nel pomeriggio di sabato 15 giugno, è stata promossa dal Gruppo Consiliare dell’Orologio, di cui fanno parte oltre al Deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Nazzareno Pilozzi, due ex-dipendenti Videocon: il capogruppo Claudio Cori e il consigliere Alessio Guidoni.

Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di analizzare e discutere le iniziative da intraprendere a seguito del licenziamento collettivo di 1094 dipendenti Videocon dopo il fallimento di ogni tentativo di rianimare quella che è stata la più grande realtà produttiva della Valle del Sacco. È un intero tessuto economico che sta velocemente evaporando sotto la pressione della crisi, su un territorio che al momento appare incapace sia di dar vita ad attività economiche proprie che di attrarre investimenti che possano rilanciarlo.
Presente all’incontro anche il sindaco di Acuto, Augusto Agostini, anche lui ex-operaio Videocon con una lunga esperienza sindacale alle spalle.
Una trentina i partecipanti all’incontro, in grande maggioranza di Acuto, ma qualcuno arrivato anche dai comuni limitrofi. Molti venuti con il desiderio di togliersi «qualche sassolino dalle scarpe»: e sul banco degli imputati sono subito finiti i politici del territorio, incapaci in un primo momento di percepire il meccanismo di “svuotamento” della ex-Videcolor da parte degli imprenditori indiani della famiglia Dooth, e quindi di reagire istituzionalmente ad una finta riconversione, nonostante le denunce del sindacato in questo senso.
Non c’è spazio per la diplomazia negli interventi dal pubblico: «Quelli che oggi propongono di aiutarci ora che siamo disoccupati sono gli stessi che governavano mentre la Videocon andava in malora: il senatore Scalia era all’epoca Presidente della Provincia di Frosinone, il consigliere Buschini era segretario provinciale del Partito Democratico, De Angelis consigliere regionale, Pilozzi era sindaco di Acuto... Ma cosa ha prodotto questa politica per noi?».
Sono stati passati in rassegna anche i passaggi cruciali delle scelte industriali e finanziarie: «La nostra è stata una riconversione anomala: perché Thompson oltre a regalare il sito si è accollata quasi 200 milioni di euro pur di far entrare gli indiani? Si è mai visto qualcosa del genere nella storia industriale? E perché il ministero non è intervenuto nel momento in cui è emerso con evidenza che l’intenzione della Videocon era quello di importare dall’India prodotti praticamente finiti mascherati da semilavorati?».
E ancora accuse alla nuova amministrazione della Regione Lazio: «Con il cambio di amministrazione si è avuta la sensazione che si volesse chiudere per sempre il fastidioso capitolo Videocon in un momento in cui i soldi non ci sono più: l’assessore Zezza almeno era venuta in mezzo a noi, ora sembra che davvero non ci sia più interesse per questo territorio».
Parole di grande sconforto, che nelle discussioni a quattr’occhi diventano ancora più crude che in pubblico: «Nessuna fiducia per questa classe politica, è loro la responsabilità di questa situazione insostenibile e senza sbocchi. Di fronte a una situazione così drammatica è possibile ogni tipo di reazione».
L’intervento del sindaco Agostini ha confermato che i dubbi espressi sulla validità della proposta di riconversione produttiva presentata dalla Videocon indiana vengono da lontano: «Li ho sollevati in tempi non sospetti, ma è ormai inutile recriminare sul passato, adesso è necessario che il territorio si compatti per esprimere una posizione comune e ottenere il rilancio delle attività produttive», ragiona l’ex-sindacalista.
«Tra i pochi elementi positivi della situazione attuale, l’unità di crisi è stato il frutto di un accordo trasversale che ha coinvolto sindacato, istituzioni, lavoratori, e ha potuto ottenere qualche risultato positivo anche in virtù della competenza e delle capacità professionali dei tecnici coinvolti», prosegue, concludendo: «Bisogna attivarsi immediatamente anche per non commettere lo scandaloso errore per cui una vertenza di 1300 persone non è mai stato sottoposto alla pubblica opinione nazionale, non è mai diventato un punto rilevante nell’agenda di governo».

L’On. Nazzareno Pilozzi ha tratto le conclusioni dell’incontro, a partire dalla considerazione che le origini della crisi vengono da lontano: da una grave sottovalutazione generale del fenomeno, ma anche da scelte politiche sbagliate, «manovre di austerity che di fatto sono state politiche di redistribuzione al contrario, in grado di spostare i capitali dalle tasche dei più poveri a favore dei più ricchi».
Pilozzi si è impegnato principalmente su due versanti: da un lato cercando di garantire la continuità dei pagamenti  per affrontare con i minori disagi possibili l’attuale fase di passaggio dalla cassa integrazione ai sussidi di mobilità, dall’altro sollecitando un impegno diretto della Regione Lazio e del Governo sull’Accordo di programma per il rilancio produttivo del territorio della Valle del Sacco. «Occorre una efficace pianificazione economica per rilanciare il tessuto produttivo che deve puntare su scelte qualificanti in termini di ricerca e innovazione», spiega Pilozzi.
L’accordo di programma appare uno dei pochi elementi in grado di poter attirare sul territorio imprenditori per risalire un crinale che si va facendo sempre più ostico, ma anche per individuare percorsi normativi specifici a tutela di quei lavoratori che, dopo anni di cassa integrazione, si trovano ora a gestire una situazione familiare e personale molto difficili.
Sulla vicenda Videocon abbiamo approfondito il discorso con l’On. Pilozzi, e vi proponiamo questa video-intervista:


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