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Anagni, sfiorata la crisi politica sulla vicenda Ospedale. E Noto annuncia lo sciopero della fame

altANAGNI – Dimissioni si, dimissioni no. Dimissioni si, dimissioni no. Alla fine ha prevalso il no, ma il sindaco Carlo Noto annuncia lo sciopero della fame per protestare contro la chiusura dell’ospedale di Anagni.

Quello che si è svolto giovedì sera, in una sala della Ragione gremita come non mai, è stato un consiglio comunale straordinario dai toni accesi, in cui si è toccata la farsa. E va detto. L’assise, indetta per dare una risposta istituzionale al provvedimento della Asl che ha sancito la chiusura di fatto dell’ospedale, con il ridimensionamento del pronto soccorso e il blocco dei ricoveri, si è conclusa con un nulla di fatto.

Tanto da indurre il primo cittadino a proporre una protesta estrema, per cercare di riacquisire credibilità dopo la sceneggiata di giovedì sera.

A scatenare la bagarre, in realtà, è stato l’intervento del dottor Massimo Natalia, anestesista in forze presso il presidio ospedaliero di Anagni, che intervenendo davanti a una folla di cittadini ed esponenti delle associazioni – in primis del comitato “Salviamo l’ospedale di Anagni”, che ha avviato una nuova raccolta fondi per l’ennesima azione legale – ha incalzato il consiglio comunale ad assumere una posizione dirompente, manifestando la propria contrarietà alla disposizione della Asl, ma anche al decreto regionale che è all’origine del radicale taglio di posti letto che colpisce la provincia di Frosinone. Natalia, infatti, oltre alle dimissioni del consiglio, ha invocato una protesta di massa con la riconsegna delle tessere elettorali.

Mai la politica è stata tanto cieca e sorda di fronte alla rivendicazione di un diritto basilare costituzionalmente garantito, come quello alla salute. La discussione che ne è scaturita, infatti, in un primo momento sembrava aver trovato d’accordo la grande maggioranza dei consiglieri, che hanno sottoscritto un documento con cui rassegnavano le dimissioni: le 15 firme raccolte (gli otto rappresentanti della minoranza e diversi esponenti del centrodestra) sarebbero state sufficienti a far sciogliere il Consiglio. Ma quando poi i firmatari del centrodestra hanno capito fino in fondo le conseguenze del loro atto, hanno inscenato un clamoroso dietrofront, tra le contestazioni accesissime della cittadinanza presente.

altAccusando l’opposizione (foto a dx) di aver carpito le firme con l’inganno, il centrodestra ha poi ritirato le dimissioni. E si è tirato indietro anche di fronte alla possibilità di rimettere il proprio mandato nelle mani del Prefetto. Le otto firme raccolte dal centrosinistra non sono state sufficienti a provocare una clamorosa protesta istituzionale e, alla fine dell’assise, purtroppo, la città si è ritrovata con un pugno di mosche.

altIl sindaco Noto, spalleggiato dai suoi colleghi dei comuni di Piglio e Sgurgola, tacciando l’opposizione di aver strumentalizzato la vicenda, ha annunciato iniziative comunque di rilievo, compreso un ulteriore ricorso legale. E oggi pomeriggio, anticipando una conferenza stampa prevista per domani, ha comunicato di aver iniziato lo sciopero della fame.

Ma gli 80mila utenti dell’area nord della Provincia, se hanno bisogno di un pronto soccorso e del successivo ricovero, devono già rivolgersi ad altre strutture.

Monica Cesaritti (Corrispondente Ciociari Oggi)

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Novembre 2012 00:11

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