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Anagni, tutti al capezzale dell'Ospedale. Domani consiglio comunale aperto. Il comitato: "Ennesima porcata"

altANAGNI - L'impressione è di essere ormai al capezzale dell'ospedale civile della città dei Papi. Il presidio sanitario punto di riferimento per l'area nord della provincia di Frosinone, che serve un comprensorio di oltre 80mila cittadini, corre a gran velocità verso la definitiva inattività.

Dopo lo stop da parte della direzione della ASL ai ricoveri degli acuti e al trasferimento dei degenti presso altre strutture, nonché la riduzione del Pronto soccorso in Punto di primo intervento e di cure, il destino sembra segnato. Se si considera che l'Utic di cardiologia era già stata bloccata, ortopedia chiusa e medicina viaggiava già a motori ridotti.

Così, in barba alla ordinanza del Consiglio di Stato dell'agosto 2011 che bloccava la chiusura dell'ospedale anagnino in attesa del pronunciamento definitivo del Tribunale amministrativo del Lazio atteso per i primi di dicembre, il disegno contenuto nei cosiddetti Decreti Renata Polverini del 2010 di razionalizzare la sanità, fino a chiudere il presidio ospedaliero anagnino, giunge a (quasi) definitivo compimento.

In subuglio il mondo sindacale e le Rsu dell'ospedale che si battono da tempo contro i dimensionamenti e le criticità. In rivolta i cittadini e il comitato Salviamo l'Ospedale di Anagni, che ha tenuto sempre alta l'attensione sulla vicenda in nome del diritto alla salute di tutti. In una nota di oggi il comitato parlando di ennesima "porcata" scrive: "La direzione aziendale prosegue nella strategia di chiusura dell’Ospedale di Anagni, continuando ad ignorare l’ordinanza del Consiglio di Stato che sospendeva i provvedimenti Polverini di chiusura dell’Ospedale di Anagni.

Tale atteggiamento, ingiustificato e purtroppo ancora  non censurato da alcuna autorità  di tutela della legalità, rivela un accanimento persecutorio che umilia una città intera. Il Comitato Salviamo l’Ospedale di Anagni,  ha deciso di continuare a lottare fino in fondo per l’Ospedale di Anagni e, nell’attesa dell’esito positivo del giudizio di ottemperanza, ha dato mandato all’Avv. Simone Dal Pozzo di presentare opposizione contro l’ennesima scellerata disposizione  di una direzione aziendale ormai allo sbando, screditata dagli scandali della Regione Lazio e in preda a delirio indotto da spending rewiev.

Il Comitato Salviamo l’Ospedale di Anagni invita i cittadini - conclude la nota - a contribuire alle onerose spese legali da sostenere per la salvezza dell’Ospedale versando un’offerta sul conto corrente appositamente acceso presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma Ag. di Anagni con IBAN: IT 40 W 08327 74291 000000000180. Segnalare l’avvenuto versamento tramite mail: info@dirittoallasalute.com o telefonando al n.:  3930723990".

Affila le armi anche la politica, quella regionale e provinciale che boccia all'unanimità il trattamento riservato all'ospedale senza che da nessuna parte, però, si ritrovi adesso alcuno che abbia il coraggio di rivendicare la bontà delle decisioni di razionalizzazione e ridimensionamento della sanità in questi termini.

Anche la politica locale ha già dichiarato guerra ai detrattori dell'ospedale di Anagni senza però più trovarne in giro. E di questa battaglia ne avremo dimostrazione, probabilmente, nel corso del Consiglio comunale straordinario urgente, convocato dal Presidente Marco Cesaritti in sessione pubblica, domani sera alle ore 19, proprio per discutere della "criticità sanitaria del presidio ospedaliero di Anagni". Di questi tentativi per altro ne sono già stati fatti alcuni (Foto consiglio in ospedale) ma l'esito non è stato dei migliori.

L'impressione è che ora la politica accorra al capezzale del moribonda senza più cartucce da sparare. Dopo il dibattito acceso che la seduta riserverà inevitabilmente si giungerà forse ad un documento unico di intenti dell'assisie civica. Ma a cosa servirà se l'amministrazione non avrà più margini di manovra per scongiurare il collasso dell'ospedale?

altDi questi tentativi se ne sono già visti troppi. Ma nessuno ha il coraggio di prendersi le proprie responsbailità. In primis il centrodestra anagnino e il sindaco Carlo Noto che a suon di manifesti e promesse per anni hanno suonato la musica delle "sinergie" che sarebbero potute scattare tra centrodestra regionale (leggasi Franco Fiorito e Renata Polverini), provinciale (leggasi Alessandro Cardinali e Antonello Iannarilli) e il comune della città dei Papi, non solo per impedire la chiusura del nosocomio anagnino ma addirittura per progettarne uno di nuovo costruzione magari con funzioni diverse dall'attuale.

altDi questo ci si è presto dimenticati però. E le armi, che pure l'amministrazione Noto ha promesso, recentemente, di voler brandire contro chi voleva attentare alla salute dei cittadini di Anagni e del comprensorio, sembrano lontane dall'essere affilate. Anzi, forse oggi sono armi del tutto spuntate.

I fatti parlano di un ospedale depotenziato, senza alcuna prospettiva di rilancio, su un territorio che vive già schiacciato tra delicati problemi ambientali (Valle del Sacco, impianto TMB dei rifiuti), emergenze sociali ed occupazionali (fallimento ex Videocolor, vertenza Lavhotel, difficoltà Marangoni...) e mancanza di prospettive di sviluppo coerenti e certe. Insomma, ai tanti danni si aggiunge la beffa. E questo i cittadini del comprensorio proprio non se lo meritavano.

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