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Laziogate, Fiorito in carcere e Abbruzzese in Procura. L'emblema del fallimento politico ciociaro

ANAGNI - E chi l'avrebbe mai detto che due tra i maggiori esponenti del PdL ciociaro, Fiorito e Abbruzzese, sarebbero giunti a questo punto. Pensare che poco più di due anni fa, i due rappresentanti politici erano sulla bocca di tutti i cittadini della provincia di Frosinone, come i più accredditati a rappresentare la nostra terra nella "romanocentrica" Istituzione regionale, lascia smarriti.

Pensare che a suon di manifesti, spot elettorali, manifestazioni, comizi e gadget riempirono la Ciociaria delle loro promesse e dei loro distinguo, proprio come due appartenenti a schieramenti diversi. E pensare, ancor di più, alla fiducia trasformatasi in preferenze, che i  due hanno riscosso da queste parti, lascia ancor più amareggiati. Come si fa a tradire tanto amore? Se davvero è finita così, in un fallimento politico eclatante, come vediamo in questi giorni.

Dei due (ex) leaders ciociari infatti, uno, Fiorito, si trova come noto nelle patrie galere senza, per ora, la possibilità di essere scarcerato, vista la sua "debordante propensione criminale" ha argomentato il Giudice che doveva decidere per gli arresti domiciliari.

L'altro, Abbruzzese, è tra gli artefici politici del via libera alla straripante quantità di danaro che ha investito i Gruppi regionali al Consiglio della Pisana e che, ha scritto in una nota lo stesso Presidente dell'assise regionale, "questo pomeriggio si è recato presso gli uffici della Procura di Roma come persona informata dei fatti in merito alla indagine relativa ai fondi ai Gruppi del Consiglio regionale del Lazio".

E ha aggiunto al termine del lungo colloquio con i magistrati: “Mi sono messo a disposizione della magistratura inquirente, fornendo tutte le informazioni necessarie per chiarire le procedure, di competenza dell’Ufficio di Presidenza che, dal 2010 ad oggi hanno portato all’assegnazione dei fondi ai Gruppi consiliari”.

Due destini diversi quelli di Fiorito e Abbruzzese. Nati come "nemici" e finiti ancora peggio. Entrambi, chi per un verso chi per un altro, divenuti il simbolo nazionale di una malagestione dei soldi pubblici, che la magistratura accerterà se anche illegale, che però politicamente lascia già indignati, lasciando sul campo un primo amaro verdetto. La Ciociaria meritava davvero tutto questo?

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