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Longo: «San Maurizio, un’altra Sagra della “sbafata”?»

ACUTO - «In questo periodo sono lontano da Roma ed ancor più da Acuto visto dove mi trovo, ma mi è venuto in mente una cosa. Non vorrei che dopo le vergognose notizie che giungono dalla regione Lazio, ancora una volta la sera del 21 settembre si assistesse all'ennesima edizione della Sagra della "Sbafata" ovvero pochi a magnà tutti a pagà.
A tal proposito, tanto per far capire a quanto sia profondo l'inciucio tra molte forze politiche, riporto in virgolettato quando asserito dal consigliere Bellucci, in riferimento alla scorsa edizione della sagra, in una intervista al giornalino: «Ad esempio: non comprendo tutto il clamore derivato dall’invito a cena dei rappresentanti istituzionali in occasione dei festeggiamenti del nostro patrono San Maurizio.
Io credo che non sia stata data una bella immagine di Acuto per una cosa che ormai ha assunto carattere di consuetudine. Ormai tutti i Comuni a noi limitrofi si comportano così, cioè con rapporti di buon vicinato oltre che ricercare eventuali forme di collaborazione pur nell'ambito di un clima di fede e festaiolo.
Io penso che quella sterile polemica non sia stata gradita da quei colleghi amministratori, che sono venuti in Acuto nel giorno della festa del S. Patrono per rendere omaggio agli acutini ed ai loro simboli più cari.
Vi è l'aggravante che per un organico rilancio di Acuto probabilmente sarà necessaria anche la collaborazione di quegli amministratori che sono stati messi al centro della polemica. Probabilmente non è ancora chiaro a tutti il concetto di programmazione di area vasta in cui un Comune, pur bello e
affascinante come Acuto, non può viaggiare da solo».
I Cittadini delle aree vaste ne han piene le tasche, fa anche rima, ma han piene le tasche anche di scemenze in generale. Forse è il caso di intonare, tutti insieme, la nota canzone del grande Alberto Sordi, nella quale invitava qualcuno ad andare in quel paese il cui Sindaco era amico suo.
Signori è giunto il momento che vi prepariate ad usare pala e piccone non trovate?»
Giuseppe Longo

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