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Frosinone, Spending review, fronte comune contro trasferimento capoluogo a Latina

FROSINONE - Sta nascendo un fronte comune contro il Decreto governativo cosiddetto "Spendig review", che prevede l'unione delle province di Frosinone e Latina, con spostamento del capoluogo nella città Pontina.

Il presidente della Provincia Antonello Iannarilli ha infatti annunciato un clamoroso ricorso al TAR, appoggiato dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Ricorso che ora incassa anche l'appoggio del consigliere regionale PD Francesco Scalia.

"Se infatti – ha spiegato Iannarilli da parte sua -  quella l'atto del Governo indica termini,  peraltro alquanto discutibili,  di dimensione territoriale (2.500 Kmq) e di popolazione residente (350.000 abitanti), che significano disco verde per il mantenimento della Provincia di Frosinone, al comma 6 dell'articolo 1, stabilisce che "Il comune capoluogo di ciascuna delle province esistenti in esito al riordino, è, tra i comuni già capoluogo delle province oggetto del riordino, quello con la maggio popolazione residente".

Questa disposizione suona come una vera e propria beffa. Non posso accettare il trasferimento della sede a Latina; ma non già per una sciocca ragione di campanilismo (con Latina facciamo da anni battaglie comuni per la tutela del territorio del sud della regione). Non posso accettarlo perché  il trasferimento della sede provoca danni gravi ed irreparabili, oltre che all'immagine di Frosinone, anche alla economia della provincia e soprattutto per i servizi ai cittadini".

"Sottolineo – conclude Iannarilli (nella foto al CAL) – che la conseguenza sarebbe poi, con  la inevitabile rimodulazione degli uffici statali, la perdita di molti presidi, a cominciare dalla Prefettura e dalla Questura. Lotteremo fino allo spasimo per la tutela degli interessi del nostro territorio. Il voto contrario alla fiducia sulla "spending review" al Governo cosiddetto tecnico, né è una palese dimostrazione. Non possiamo avvalere scelte che da questo punto di vista stanno uccidendo le autonomie locali."

Alle parole di Iannarilli fanno eco quelle dell'ex presidente della Provincia Scalia: "Ritengo corretto che il Comune di Frosinone e l’Amministrazione Provinciale impugnino dinanzi al TAR Lazio la delibera del Consiglio dei ministri del 20 luglio scorso". E prosegue: "Il ricorso dovrebbe essere teso ad ottenere che il TAR sollevi dinanzi alla Corte Costituzionale la questione di costituzionalità dell’art. 17 citato, innanzitutto per violazione dell’art. 133 della Costituzione, il quale prescrive che le circoscrizioni provinciali possano essere modificate con legge (quindi non con un decreto legge che rinvia ad una delibera del Consiglio dei ministri) e su iniziativa dei comuni (non quindi su iniziativa del Governo).

Sarebbe però un ricorso cautelativo, in quanto a mio avviso l’art. 17 del decreto legge sulla spending review può – e deve - essere interpretato nel senso che comunque la Provincia di Frosinone ed il suo capoluogo sono salvi.

E’ vero, infatti - entra nel merito Scalia - che tutte le province delle regioni a statuto ordinario sono oggetto di riordino (quindi anche la provincia di Frosinone); ma è vero anche che l’art. 17 più volte citato dispone che “Resta fermo che il riordino deve essere effettuato nel rispetto dei requisiti minimi di cui al citato comma 2, determinati sulla base dei dati di dimensione territoriale e di popolazione, come esistenti alla data di adozione della deliberazione di cui al medesimo comma 2”.

In buona sostanza, le province che alla data del 20 luglio scorso non avevano i requisiti fissati dal Consiglio dei ministri, non possono acquistarli annettendo comuni di altre province. Ciò vuol dire anche, argomentando a contrario, che le province che a quella data i requisiti li avevano solo salve, dovendo il riordino effettuarsi nel rispetto dei requisiti minimi esistenti.

Esemplificando: la provincia di Latina non può salvarsi accorpandosi alla provincia di Frosinone, non avendo alla data del 20 luglio scorso i requisiti minimi dimensionali fissati dal Consiglio dei ministri. La Provincia di Frosinone, invece, avendo quei requisiti, è salva – ovviamente - con il suo capoluogo.

La questione della scelta di un nuovo capoluogo (con il criterio della città più popolosa) si pone solo per le province che debbono essere accorpate in quanto prive – tutte - dei requisiti minimi. E’ il caso, nel Lazio, di Rieti e Viterbo. Le due province, entrambe prive dei requisiti imposti dal Consiglio dei ministri, debbono essere accorpate ed il capoluogo della nuova provincia sarà la città già capoluogo con il numero maggiore di abitanti.

Invito, quindi, il Presidente Iannarilli ed il Sindaco Ottaviani a sostenere questa interpretazione della norma nel Consiglio delle Autonomie Locali, che dovrà effettuare la proposta di riordino delle province laziali. Io lo sto già facendo con il Presidente del CAL Melilli, e lo farò in Consiglio Regionale, quando saremo chiamati ad esprimere il nostro parere sulla proposta di riordino".

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