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Lazio, è guerra nel PDL. Fiorito, capigruppo sfiduciato: «Presidente Abbruzzese inaffidabile, si dimetta»

ROMA - L'ex sindaco di Anagni, Franco Fiorito, non è più il capogruppo del Popolo della Libertà alla Regione Lazio. Fiorito sarebbe stato "sfiduciato" dal gruppo dei consiglieri regionali alla Pisana dopo qualche giorno di discussione interna con una lettera sottoscritta dai colleghi di partito Carlo De Romanis, Francesco Battistoni, Veronica Cappellaro, Andrea Bernaudo, Giancarlo Miele, Lillia D'Ottavi, Lidia Nobili, Gina Cetrone e Romolo Del Balzo. Il vero motivo delle "dimissioni" forzate sarebbe dunque l'esito di una resa dei conti interna al PdL. 
Il Gruppo consiliare ha già confermato la nomina del sostituto di Fiorito, ovvero l'ex sindaco di Viterbo, già assessore della prima ora nella Giunta guidata da Renata Polverini, Francesco Battistoni. Quest'ultimo appartiene alla corrente forzista di Alfredo Pallone in contrasto con la corrente ex-AN di Gianni Alemanno alla quale invece appartiene Fiorito. Il piccolo terremoto politico comunque toglie alla provincia di Frosinone un tassello di riferimento, almeno per il Popolo delle Libertà, e apre alla rappresentanza di un'altra provincia laziale.

Non si è fatta attendere la durissima reazione di Fiorito, che in una nota ha illustrato la sua versione dei fatti, lanciando pesanti accuse politiche nei confronti del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mario Abbruzzese e chiedendone di fatto la rimozione dall’incarico: «Nel partecipare in data odierna alla riunione dei capigruppo, ho chiesto a Mario Abbruzzese se vi fossero convocazioni riguardo a riunioni del gruppo PdL, con all'ordine del giorno la votazione del nuovo capogruppo. Davanti ad oltre venti persone, mi e' stato riferito di una semplice comunicazione che ho chiesto di leggere, pur non avendo quest'ultima alcun valore, in quanto non votata dal gruppo. Nel frattempo, il coordinatore regionale del Pdl, ha convocato per lunedì 30 una riunione di gruppo evidenziando, ancora di più, la completa nullità e illegittimità di quell'atto, di fatto sconfessandolo. Dopo questo, sempre Abbruzzese, dimenticandosi di essere il presidente del Consiglio regionale del Lazio e non un modesto portavoce di corrente, ha fatto in Consiglio, fuori da ogni forma di legittimità, una comunicazione di una gravità inaudita.
Questo episodio - aggiunge - si va ad aggiungere alle già note perplessità sulle sue capacità di conduzione di un'aula importante come la nostra. Oggi ha confermato la sua malafede e inaffidabilità istituzionale, e l'assoluta incapacità di ricoprire con equilibrio una carica come quella di presidente del Consiglio regionale. La vicenda pone immediati problemi di fiducia nei confronti di questo personaggio che affronteremo al più presto poiché, a nostro avviso, non sussistono più le condizioni affinché possa proseguire in questo ruolo».

Forte anche il commento del capogruppo PD, Esterino Montino, alla vicenda odierna:
«Prima delle ferie il PdL del Consiglio regionale va in frantumi. In  modo disordinato e rumoroso,quasi comico, esattamente come e’ vissuto in questi due anni. La crisi attuale, evidenziata dal cambio repentino del capogruppo, è l’epilogo di una divisone che si trascinava da tempo,  l’avvicinarsi dei prossimi appuntamenti elettorali ha fatto  precipitare gli eventi e saltare il precarissimo equilibrio su cui si è retto dal 2010. La rimozione per come è avvenuta, se è avvenuta, perché anche questo non è mica chiarissimo, ha modalità tipiche della lotta tra fazioni. La  richiesta di dimissione del  Presidente del Consiglio Abbruzzese avanzate dal capogruppo rimosso Franco Fiorito, più che una richiesta , sembra una dichiarazione di guerra totale. La vicenda ricorda un po’ le faide libanesi contraddistinte da repentini cambiamenti di fronte e altrettante repentine e fugaci alleanze. Il Pdl del Lazio  oggi è cosi:  come il Libano ai tempi della guerra civile.  Il partito di maggioranza non c’è piu.  La maggioranza non si sa. Scopriremo tutto a settembre. Certo è che alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale  nulla sarà più come prima. Ci troveremo di fronte ad un quadro politico completamente nuovo e di difficile governabilità. Per il Lazio,  vista la crisi generale del Paese e la corsa dello spread, l’autunno  si annunciava incandescente,  i consiglieri regionali di un Pdl morente e irresponsabile  hanno deciso di servirne  uno di fuoco. Il fallimento della maggioranza e della Polverini è  ormai un dato di fatto».

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