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Riduzione province, Iannarilli in tandem con la Polverini: "Sul governo dei territori ci ascoltino"

FROSINONE - La Provincia di Frosinone resta nominalmente. Unica nel Lazio accanto a quella di Roma. Ma le sue sedi convergeranno su Latina. E' quanto detta il Testo di legge varato dal Consiglio dei Ministri pochi giorni fa nell'ottica della riduzione delle provincie d'Italia e quindi dei costi per lo Stato.

Il dibattitto è accesissimo sui pro e i contro. Tra i primi a schierarsi contro il Governo Monti e questa decisione, proprio il Presidente dell'Amministrazione provinciale Antonello Iannarilli ma anche la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini

Intanto porpio oggi in una nota Iannarilli cerca di "fare sponda" alle parole recenti della Polverini espiega: "  La battaglia contro i provvedimenti del Governo sugli Enti territoriali deve essere duplice: attuare tutto quanto è possibile contro quanto non è applicabile del decreto “Spending review”, riaccendere le iniziative per far cambiare l’art.23 del decreto “Salva Italia”.

"Il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha espresso con chiarezza - prosegue Iannarilli - e in perfetta sintonia con quanto, da Presidente della Provincia e poi da Presidente di Upi Lazio, dico da tempo: Non si può assegnare ad una provincia di oltre un 1.000.000 di abitanti un presidente eletto dai sindaci o consiglieri comunali, con accordi politici da prima repubblica, che gestirà la vita dei cittadini.

 Ci sono alcune competenze come quelle urbanistiche pianificazione territoriale scuole competenze ambientali etc. che metterebbero in conflitto il sindaco che venisse a presiedere i nuovi organi. Bene, questo è uno degli aspetti più evidenti che chiunque sappia cosa è l’amministrazione territoriale non può non notare immediatamente.

Ma insieme a queste notazioni di carattere molto pratico, insieme ai dubbi serissimi di incostituzionalità del provvedimento (per non dire le certezze), io non posso evitare di aggiungere anche delle forti perplessità dal punto di vista politico. L’elezione del Presidente delle nuove Province da parte dei sindaci e consiglieri comunali non è che la consegna alla politica di un Ente di amministrazione territoriale enorme. In sostanza si toglie la potestà ai cittadini di eleggere i loro rappresentanti e si consegna ai politici, in aggiunta a quanto già esiste in termini di enti intermedi, tanto denigrati e indicati da tutti come vera fonte degli sprechi.

Concentriamoci dunque nel far capire - in calza ancora Iannarilli - che deve essere cambiato l’art.23 del decreto “Salva Italia”. E’ quel decreto, e non quello sulla “spending review”, che condanna le Province al secondo grado. Nel 1993 fu cambiata la legge proprio per dare ai cittadini la possibilità di eleggersi il loro Sindaco e il loro Presidente direttamente. Nella stessa direzione va la riforma che è approdata in Senato sul presidenzialismo. Una proposta che trova nella popolazione grande favore e consenso. Anche la discussione in atto sulla riforma elettorale è, con i vari distinguo, comunque tutta incentrata nel ridare la possibilità ai cittadini di eleggere i parlamentari. Tutti concordano, in sintesi, che meno democrazia è uguale a più disinteresse da parte della popolazione ed è un male gravissimo.

Ebbene non si comprende perché sulle Province si debba andare, contro i dettati costituzionali e senza sentire il parere dei cittadini, nella direzione esattamente opposta.

Il Presidente Polverini - dice poi il Presidente della provincia - dichiara anche che il Lazio “non è una regione come le altre” e il motivo lapalissiano è che nella nostra regione c’è la Capitale. Afferma che “noi faremo molta più fatica di altre regioni con il dimezzamento delle Province” per il medesimo motivo. Afferma che questa operazione “non porterà i risparmi che vogliono essere garantiti ma creerà solo confusione tra gli organismi della Pubblica amministrazione” e che il vero rischio è di “fare un pastrocchio all’italiana”.

Ovviamente tutta musica per le nostre orecchie, non perché il Presidente della Regione da ragione a quanto predichiamo da anni ma perché finalmente, al morale della favola, quanto è evidentissimo, fino ad ora ignorato quando non addirittura schernito dai soliti saproconi, appare chiarissimo a tutti. Alla Polverini si aggiungono le medesime considerazione da parte di tutti coloro che hanno a che fare con la Pubblica amministrazione.

Mi chiedo se veramente il Governo tecnico di questa nobile Nazione può presumere la sua ragione in base a dei meri calcoli e ignorare quanto gli viene suggerito da chi ha effettiva esperienza della materia; se il governo dei territori si può veramente mutare in base a delle elucubrazioni accademiche o si debba calare nella realtà, sul vissuto, sui problemi che ogni giorno gli amministratori locali si trovano ad affrontare.

Credo - conclude Iannarilli -  non ci sia dubbio: devono ascoltarci, per evitare di portare a termine una sicura catastrofe. Si faccia una rivisitazione seria del sistema di Pubblica amministrazione, che certamente ne ha bisogno; si individuino e si taglino i veri sprechi; si eviti di demandare alla politica i governi dei territori; si eviti di soffocare i servizi alla cittadinanza con tagli sconsiderati. Altrimenti non si vede con cosa l’economia reale possa salvarsi e salvarci. Una cosa è certa, mi auguro che i parlamentari questa volta dicono no a Monti e alle sue scelte senza capo ne’ coda”.

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