Bilancio e acqua. Il presidente della Provincia, Francesco Scalia, supera di slancio il primo ostacolo: lo strumento finanziario dell’Amministrazione provinciale è stato approvato a larghissima maggioranza, con venti voti favorevoli e 4 contrari. Alla fine anche i due consiglieri dell’Udc, Tersigni e Castellucci, hanno condiviso e votato. Nessuna fronda, nessuna polemica, il centrosinistra non si è travestito da Tafazzi evitando di farsi del male. Ma le battaglie per il presidente Scalia sono solo cominciate.
Il vero scoglio riguarda l'acqua. intesa come servizio idrico. «Mi fa impazzire che passo per il difensore dell’Acea, quando sono stato io ha proporre alla consulta dei sindaci di far pagare loro una penale di dieci milioni di euro per inadempimenti. Sono fatti, non parole». Ma i fatti dicono che il malcontento aumenta e addirittura il consiglio comunale della città capoluogo ha dato mandato al sindaco Michele Marini di voltare pagina e avviare la procedura per la risoluzione del contratto. Che succederà? «Che fine farà Acea Ato5 - dice Scalia - lo deciderà solamente la conferenza dei sindaci della provincia di Frosinone. Punto e basta». E’ questione fondamentale. Evidentemente sindaci e consiglieri comunali non ricordano, o fanno finta di non ricordare cosa dice la legge che ha istituito gli ambiti territoriali per la gestione del servizio idrico. «Un singolo Comune - spiega Scalia - non può uscire dall’ambito territoriale. Semplicemente la legge non lo prevede». E allora perché mercoledì in Consiglio comunale a Frosinone si è parlato a lungo della possibilità di coinvolgere i Comuni limitrofi per dare vita a un consorzio intercomunale? «Non lo so. Ma sono parole». «E’ assolutamente legittimo che i Comuni possano decidere di arrivare alla risoluzione del contratto, questo sì è previsto. Ma tutti insieme. E motivando gli inadempimenti che sono alla base della decisione. E’ ovvio che a fronte di un contratto così complesso gli inadempimenti devono essere provati e motivati. Dobbiamo mettere in conto che eventualmente la società ci faccia causa e tener presente che si corre il rischio di pagare i danni». Se anche si arrivasse all’addio con Acea la strada da seguire è già tracciata: o bandire una nuova gara d’appalto, o costituire una società mista. «Come è stato fatto a Latina - ricorda Scalia - Tenendo ben presente che in una spa pubblico privata, i soci, ovvero i Comuni verranno chiamati a ripianare i debiti di anno in anno. Mentre qui Acea si è accollato i debiti dei Comuni e paga loro un canone. Come abbiamo già fatto dove riscontreremo problemi e inadempimenti interverremo. Se poi i sindaci vogliono cambiare, hanno il potere di farlo». (da IlMessaggero)
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2008 00:04
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