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Frosinone, su tariffa idrica scambio di accuse Iannarilli-Migliorelli per aumenti ATO5

FROSINONE - Si fa incandescente la polemica politica sull’aumento delle tariffe idriche in Ciociaria: il commissario ha indicato come congruo un aumento di circa il 40%, da 1,059 a 1,359 euro per metro cubo. L’assemblea dei sindaci non era riuscita a trovare un accordo in merito, essendo più volte mancato il numero legale per determinarla, e ora parte lo scambio di accuse per attribuire la responsabilità dell'ingente aumento.
Il segretario del PD provinciale, Lucio Migliorelli, ha diffuso una nota in cui accusa: «Come volevasi dimostrare arrivano i primi risultati della demagogia di Iannarilli e soci in merito alla vicenda della tariffa idrica e come al solito saranno i cittadini della Provincia di Frosinone a pagare l’immobilismo e la demagogia del Presidente. La tariffa infatti per la Provincia di Frosinone arriva alla quota di 1,359 a metro cubo per l’anno 2012. I nodi vengono al pettine e come più volte avevamo denunciato le falsità di Iannarilli in merito alla vicenda idrica sono emerse dalla nuova tariffa depositata dal commissario, che l’indecisione del Presidente ha contribuito a far nominare. Una vera e propria stangata per i cittadini della Provincia di Frosinone che vede nei principali responsabili Antonello Iannarilli e i suoi audaci consiglieri Paliotta e Salvati. Pur di salvaguardare la propria maggioranza politica ricordiamo come il Presidente ha fortemente voluto non decidere per fare in modo che decidessero altri al suo posto e non ha voluto assumersi le proprie responsabilità per una vicenda che vede gli aumenti solo all’inizio. Non accetteremo assolutamente la solita giustificazione e cioè che la colpa è del commissario o di altri, come è solito fare, ma continueremo a denunciare con forza l’incapacità di gestire la macchina amministrativa da parte di chi con la solita arroganza ha contribuito ad aumentare il costo dell’acqua in Provincia di Frosinone».
Non si fa attendere la controreplica del presidente della Provincia, on. Antonello Iannarilli, che accusa il centro-sinistra di avere «sulla coscienza la stangata sull’acqua».
Scrive Iannarilli: «La tariffa per l’acqua che i cittadini della provincia di Frosinone devono pagare, secondo quanto stabilito dal commissario ad acta, è molto più alta di quella che avevamo proposto all’Assemblea dei Sindaci. I Sindaci del centrosinistra, che non hanno voluto approvare quanto avevamo proposto, sono i responsabili di tutti i soldi in più che i cittadini di questa provincia devono pagare sulla bolletta dell’acqua nel 2012. Si tratta di un aumento pesantissimo che hanno sulla coscienza i Sindaci del centrosinistra, senza se e senza ma.
La tariffa che avevamo proposto all’Assemblea dei Sindaci e che i Sindaci del centrosinistra non hanno voluto approvare consegnando ogni decisione al Commissario ad Acta era, per il 2012, di 1,059 euro per metro cubo. Quella che i cittadini ora dovranno pagare è di 1,359 euro per metro cubo. Di questo tragico salasso delle loro tasche, lo ripeto e lo ripeterò all’infinito, i cittadini devono ringraziare solo il centrosinistra che non ha voluto proteggerli. La stessa sinistra della provincia di Frosinone che festeggia per la vittoria del referendum sull’acqua pubblica di giorno e di notte fa di tutto per far pagare di più i cittadini e favorire i gestori privati.
Detto questo devo entrare nel merito di quanto deciso dal Commissario, perché ci sono alcune cose che non vanno e alle quali abbiamo già avanzato delle osservazioni. In primo luogo sulla decorrenza della rivalutazione della tariffa.
Il Commissario, infatti, ha riconosciuto l’aggiornamento della tariffa al tasso di inflazione programmata a decorrere dall’anno 2002. I tecnici che noi avevamo incaricato e che hanno redatto la proposta che noi avevamo presentato alla Conferenza dei Sindaci il 24 ottobre scorso, hanno invece fatto decorrere tale aggiornamento dal giugno del 2003; ciò perché le parti (cioè l’Ato e l’Acea) hanno contrattualmente stabilito nella Convenzione di gestione, sottoscritta il 27 giugno del 2003, che la tariffa media sarebbe stata adeguata al tasso di inflazione programmata relativa a tutti gli anni intercorrenti dall’affidamento della gestione. Sulla base di quale presupposto andrebbe ora disatteso quanto era stato convenuto tra le parti? Decorrendo l’affidamento della gestione dal 27 giugno del 2003 l’aggiornamento della tariffa deve decorrere da tale data e non dal 2002. Seconda questione, gli effetti del referendum popolare.
La relazione del Commissario ad acta afferma che: “solo in sede di revisione provvederà ad adeguare il Piano d’ambito agli esiti del referendum abrogativo dell’art. 154 del D.Lgs. n.152/2006 (adeguata remunerazione del capitale investito). In sostanza si sta chiedendo ai cittadini di pagare, intanto, di più, in attesa di un parere richiesto al Ministero dell’Ambiente che, come noi sosteniamo, potrebbe stabilire di non far pagare quelle quote.
In via prudenziale sarebbe opportuno, invece, fare il contrario. E cioè evitare di far pagare di più i cittadini e, nel caso, applicare in seguito l’eventuale aumento. Ciò perché per determinare la tariffa, per il periodo successivo al 27 luglio del 2011 referendum), sia necessario applicare il regime giuridico proprio, ratione temporis, di una tariffa che viene determinata solo ora e che non può, in carenza per l’appunto di una diversa tariffa, non tenere conto dell’intervenuta abrogazione».

Su questo secondo punto è il caso di ricordare che nei giorni scorsi il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha manifestato l’esigenza di dare concreta attuazione al riordino complessivo della gestione del sistema idrico italiano per assicurare l’uso efficiente e ben distribuito dell’acqua e dare attuazione alla sentenza 26/2011 della Corte costituzionale.  
In una nota Clini ha scritto: «È in corso di preparazione una normativa in materia di gestione delle risorse idriche, come stabilito dal decreto “Salva Italia”, avendo presente che la tutela e la gestione efficiente delle acque richiedono investimenti e manutenzioni impegnativi, a patto che non generino vantaggi speculativi e rendite finanziarie per i gestori dei servizi». Singolare che il commissario abbia nei fatti ignorato questa significativa indicazione.

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