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Censura del governo su Regione Lazio: «Illegittimi aumenti di accise su carburati e bollo auto»

ROMA - «Allo stato attuale sono ancora vigenti le disposizioni che sospendono il potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello stato». Per questo motivo il Consiglio dei ministri, come si legge nell'impugnativa deliberata lo scorso 24 febbraio, ha ritenuto 'censurabile' l'aumento della benzina e del bollo auto deciso dalla Regione Lazio con la Finanziaria (legge 19 del 23 dicembre del 2011) e quindi costituzionalmente illegittime per violazione dell'articolo 117 comma 3 e 119 della Costituzione. A decidere sarà la Corte Costituzionale. L’esecutivo fa particolare riferimento alla «disposizione contenuta nell'articolo 1, comma 7, del decreto legge 27 maggio 2008 n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 24 luglio 2008 n. 126" che "e' stata nei fatti reiterata dall'art. 77 bis, comma 30, del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in base al quale: 'Resta confermata per il triennio 2009/2011, ovvero sino all'attuazione del federalismo fiscale se precedente all'anno 2011, la sospensione del potere degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello stato’».
Disposizione che «è stata successivamente rafforzata dall'art 1., comma 123, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, in base alla quale 'Resta confermata, sino all’attuazione del federalismo fiscale, la sospensione del potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) e per quelli previsti dai commi da 14 a 18 dell'articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122».
«Deve pertanto concludersi che il potere di imporre un nuovo tributo contrasta con le norme statali innanzi citate, finalizzate ad un riequilibrio finanziario complessivo, in assenza delle motivazioni richieste dalla legge statale per consentire aumenti o nuove forme di imposizione. La ratio di tali norme statali riposa, infatti, nel contenimento della pressione fiscale nel vigente sistema tributario. Dette disposizioni si inseriscono, infatti, in un complesso percorso di risanamento della finanza pubblica a cui tutti gli enti territoriali sono chiamati a partecipare, non potendo la garanzia costituzionale dell'autonomia finanziaria ad essi riconosciuta dall'articolo 119 della Costituzione fungere da giustificazione per esentarli da tale partecipazione».
La decisione del governo ha avuto già un’eco nel dibattito politico: Esterino Montino (PD) e Luigi Nieri (SEL) hanno evidenziato la caparbietà con cui la maggioranza guidata da Renata Polverini ha approvato gli aumenti nonostante i rilievi emersi durante il dibattito in sede di Consiglio Regionale, rilievi che il governo ha mostrato di condividere impugnando il provvedimento.

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