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Abolizione delle Comunità Montane nel Lazio, Scursatone: «È deficit democratico, occorre più efficienza»

ROMA - La Regione Lazio ha deciso di sopprimere le 22 Comunità Montane, presenti nel suo territorio e nei giorni scorsi la giunta regionale ha approvato questa proposta portata dall’assessore al ramo Pino Cangemi: «Una scelta davvero stravagante, priva di ogni seria motivazione - afferma Giordano Scursatone Assessore della XVIII Comunità Montana del Monti Lepini - che mi indigna anche come uomo impegnato nel PDL, una forza politica che pone al centro della sua strategia  il rafforzamento della democrazia ed un serio processo di crescita dell’economia, che ha come asse centrale la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del territorio. Si è di fronte ad una scelta del tutto inaccettabile, critico gli organi istituzionali della Regione e le persone che la rappresentano, a partire dalla Presidente Renata Polverini, dall’assessore agli Enti Locali  e da quello all’Agricoltura, perché  la soppressione delle Comunità locali determina un deficit di democrazia, impedendo a questi enti di essere davvero protagonisti del loro destino e privando il territorio di quelle necessarie sentinelle per la salvaguardia dell’ambiente di cui si  avverte la necessità solo al verificarsi dei disastri che il suo abbandono determina. A ricordarcelo vi è l’incessante susseguirsi  delle calamità naturali,  con il prepotente ricorso al “bancomat della protezione civile”, impegnando risorse sempre più consistenti nell’emergenza. Se, al contrario, le stesse fossero impegnate in una vera politica  di  prevenzione, si eviterebbero perfino quelle terrificanti immagini alle quali ci ha abituati la cronaca delle ultime settimane».
«Inotre, cosi facendo – spiega ancora Scursatone – si arresta lo sviluppo del territorio, in una visione davvero integrata, in una prospettiva di filiera, capace di valorizzare le straordinarie opportunità che il territorio esprime, sotto il profilo economico e sociale, di storia, cultura, tradizioni  ed originali peculiarità. Una vera miniera ancora da esplorare. Giù le mani dalle comunità montane che hanno si necessità di una profonda riforma per divenire delle vere e proprie imprese, efficienti e produttive, da gestire con una forte caratterizzazione manageriale, per stimolare e sostenere lo sviluppo del territorio.  Ed è su questo terreno che auspico l’apertura di un tavolo di confronto dalla Regione per ridefinire ruolo e le funzioni delle Comunità Montane, nel contesto appunto di un innovativo progetto di politica economica, decisamente orientato alla crescita ed alla valorizzazione delle risorse locali, il cui successo poggia sull’attivo coinvolgimento delle comunità. Non è abolendo le Comunità Montane che si porta in equilibrio il bilancio della Regione; hanno un costo complessivo  pari a quanto viene corrisposto agli Assessori non eletti. Con un corollario: è da tre anni che agli amministratori delle stesse non viene corrisposto neppure il gettone e quindi si eviti ogni strumentale, quanto inutile, riferimento alla palude degli sprechi da prosciugare».

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