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ATO e rifiuti a Castellaccio, Comuni e Provincia potevano non sapere?

ANAGNI - Configurazione Ambiti territoriali ottimali, Piano rifiuti e ipotesi impianto Trattamento meccanico-biologico a Castellaccio: come facevano le istituzioni locali a non sapere? E' questa la domanda che si fa strada tra cittadini e forze politiche dopo l'approvazione del Piano regionale dei rifiuti e l'inserimento dei comuni di Anagni e Paliano nell'Ato di Roma e provincia, nonchè l'ipotesi di ampiamento discarica di Colle Fagiolara e la costruzione di un nuovo impianto TMB a Castellaccio.
Così è il sindaco della città dei Papi a finire sotto accusa, Carlo Noto, che pure non perde occasione per prendere le distanze dalle scelte regionali: "Siamo contrari a qualsiasi impianto di trattamento dei rifiuti a cinquanta metri dalla abitazioni della contrada San Bartolomeo - ha detto oggi - il PdL romano dovrebbe farci capire da che parte sta" ha aggiunto, bacchettando il suo stesso partito. Sindaco che, ora, si trova a fare i conti con gli strali dell'opposizione consiliare, la quale con gli esponenti PD Aurelio Tagliaboschi e Egidio Proietti accusa: "Secondo la legge, il Dlgs. 152 del 2006, l'amministrazione comunale ha un potere consultivo che ben poteva incidere sul procedimento di aggiornamento del Piano strategico dei rifiuti, a tutela dei cittadini di Anagni, del suo ecosistema e delle risorse ambientali, al fine di evitare un concreto aggravio delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti, in quanto il costo della provincia di Roma è ben superiore a quello di Frosinone". Insomma, il Comune doveva sapere e ci devono essere gli atti ufficiali, che gli esponenti dell'opposizione chiedono di conoscere nel dettaglio, che stabiliscono i contatti e le consultazioni che la Regione Lazio deve aver fatto presso il Comune della città dei Papi, allorché ha deciso di inserire Anagni in un Ato differente da quello della provincia di appartenenza. Un'accusa politica e amministrativa ben precisa, che è quella rivolta anche al Sindaco di Paliano Maurizio Sturvi, il quale dopo aver accusato la passata amministrazione di centrosinistra di aver aperto le porte ad una discarica a Castellaccio (che risiede nel comune di Paliano) si è riservato di parlare della vicenda dopo che, nei prossimi giorni, avrà incontrato il commissario straordinario dell'emergenza rifiuti a Roma, il Prefetto Giuseppe Pecoraro.
Ad essersi macchiata dello stesso peccato di "omissione" sarebbe l'amministrazione provinciale di Frosinone guidata da Antonello Innarilli. Anche qui l'opposizione va giù duro contro le responsabilità della Giunta di centrodestra. In special modo l'ex presidente Francesco Scalia accusa: "Perchè se Iannarilli si dichiara contrario al Piano regionale rifiuti la sua amministrazione ha dato parere favorevole allo stesso?". Anche qui la responsabilità sembra essere addebitata in modo preciso:  "Chi ha responsabilità istituzionali non può limitarsi a sterili dichiarazioni di stampa sui danni che la Regione sta facendo al nostro territorio, ma deve esercitare le proprie competenze istituzionali". A fare eco a Scalia sembrano esserci le parole dell'ex assessore all'ambiente della Provincia Fabio De Angelis che ha detto: "Fino al giugno 2011 il nostro assessorato aveva contestato la definizione degli Ato rifiuti di Frosinone che avrebbe escluso Anagni e Paliano e accolto comuni pontini come Gaeta e Minturno, località marittime che accrescono in estate i loro abitanti". Infine dice De Angelis "sarà necessario rimodulare gli Ato in sede regionale".
Dalla vicenda rifiuti ne esce fuori un territorio, la Ciociaria, assolutamente maltrattato e anche una classe politica divisa e frantumata. Così mentre sindaci e presidente di Provincia di centrodestra devono prendere le distanze dal Piano rifiuti sui territori, a Roma i vertici continuano a fare orecchi da mercante. E' una divisione che ritorna tra i partiti e le istituzioni locali e quelle regionali, quando i vertici rispondono a interessi (economici e politici) diversi dalle esigenze di un territorio specifico. E' chiaro che il PdL laziale e ciociaro dovranno fare i conti con queste scelte politiche che, ancora una volta, sembrano non tener conto dei diritti basilari dei cittadini che vivono sui territori.

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