ROMA - Il Consiglio Regionale straordinario sul riordino del Servizio Sanitario del Lazio per contenere il deficit ha sancito la distanza tra le posizioni di maggioranza e opposizioni sul tema. Quel che cambia rispetto ai giorni della presentazione del piano da parte della presidente Renata Polverini è l'atteggiamento nei confronti degli interlocutori politici: se inizialmente il Piano Sanitario è stato presentato senza il minimo coinvolgimento delle opposizioni e degli enti locali interessati, ora si cerca di tracciare quello che viene definito un «percorso condiviso» per uscire da una situazione insostenibile finanziariamente. Che i sacrifici fossero necessari è indubbio; ma la strada scelta per proporli lascia perplessi: un percorso condiviso può essere sostenibile se si presenta come tale. Cioè un itinerario che, da un punto di partenza comune, si sviluppi nell'individuazione di obiettivi condivisi. In questo caso si è partiti dalle conclusioni, cioé dai provvedimenti di contenimento della spesa concordati col governo, per poi proporre di discutere eventuali “aggiustamenti”.
La Polverini ha dichiarato in Consiglio Regionale di auspicare «un dialogo costruttivo nel merito, che tenda a migliorare la nostra sanità coniugando le esigenze di salute a quelle di bilancio». E dopo lo sbandamento dei primi giorni, soprattutto da parte di esponenti PdL con incarichi di responsabilità nell'ambito di enti locali, spiazzati dalle scelte della presidente-commissario, in queste ore i maggiorenti del PdL suonano tutti la stessa musica: «È dal clima di confronto, seppur vivace, che sta caratterizzando il dibattito di oggi, che dovviamo ripartire per risollevare le sorti della sanità regionale» scrive in una nota il presidente del Consiglio Regionale Mario Abbruzzese. Gli fa eco l'europarlamentare e vice coordinatore del PdL, Alfredo Pallone secondo cui il dibattito aperto nel Consiglio Regionale «segna un punto di svolta importante per tirar fuori la regione Lazio dalle secche della polemica politica e condurla verso la realizzazione di un sistema sanitario virtuoso», e attribuisce alle «recenti iniziative poste in essere dalla presidente Polverini, ispirate da una politica di concertazione il prezioso risultato di abbassare i toni dello scontro e riaprire un costruttivo confronto politico a tutti i livelli».
La maggioranza enfatizza l'importanza dei risultati raggiunti: «Il piano Polverini ha ottenuto il placet dei ministeri e, grazie a questo passaggio, sono state sbloccate le risorse, i fondi Fas ed è statoì possibile autorizzare un nuovo mutuo da oltre 500 milioni di euro. Già da dicembre prenderà inoltre il via il sistema di controllo sulle attività di tutte le imprese sanitarie, strumento ispettivo fondamentale per ridurre il deficit e razionalizzare la spesa pubblica», afferma ancora Pallone.
Sintetizza il concetto Donato Robilotta, esponente dei Socialisti Riformisti del PdL, secondo cui è necessario che «il sistema politico si assuma le proprie responsabilità sui tagli e la riorganizzazione della rete ospedaliera. Occorre attenzione, perché passando dalla spesa storica ai costi standard, il Lazio avrà meno finanziamenti rispetto ad oggi. È bene pensare subito alla Sanità del futuro».
Nel suo intervento il capogruppo PdL, Franco Fiorito, ha espresso soddisfazione per il Piano Polverini: «Un punto di partenza per avviare una discussione in cui non si parli solo di numeri, ma di persone. Dall'opposizione avrei voluto sentire proposte alternative, ma il nostro messaggio di discutere insieme non sembra essere stato raccolto».
Critiche le opposizioni, chiedono almeno di riaprire il confronto su 700 posti per acuti
Luigi Nieri, capogruppo di SEL, spiega: «Polverini viene oggi a discutere dopo il verdetto del tavolo di verifica con il governo, ma non a mai ritenuto di confrontarsi preventivamente con l'opposizione, dimostrando anche in questo la sua assoluta sottomissione a un disegno governativo che vuole demolire la sanità nel Lazio in ossequio a un ragionamento ragionieristico che non sappiamo ancora in che misura potrà far quadrare i conti della Regione».
Nelle dichiarazioni di diversi esponenti del PD al di là dei toni polemici, si coglie una certa disponibilità a discutere, almeno della destinazione del "tesoretto” di oltre 600 posti letto per acuti che potrebbero realisticamente essere salvati dai tagli. È il capogruppo Esterino Montino a rilevare: «Sono circa 700 i posti letto che rimangono nella disponibilità della Presidente Polverini e del suo Piano di riordino ospedaliero per riequilibrare l’offerta di sanità sul territorio della nostra regione. Con questi posti letto la Polverini ha la possibilità di sanare le storture del suo Piano che non tengono conto delle reali esigenze di molte comunità locali letteralmente espulse dal sistema sanitario regionale. C’è quindi la possibilità di rimediare alle lacune prodotte dal Piano di riordino, lo dicono i numeri. Ora si tratta di vedere se ci sarà anche la volontà politica».
Sulla stessa linea il consigliere Francesco Scalia che, ferme restando le critiche all'impostazione «inefficace» del Piano perché «non incide laddove dovrebbe per il recupero e la razionalizzazione della spesa sanitaria regionale, propone un eccesso di risorse su Roma ed indebolisce la sanità delle province e lascia interi territori senza i livelli essenziali di assistenza», chiede alla Polverini «di non utilizzare questo "tesoretto" di oltre 600 posti letto per acuti per contentini clientelari, incontrando uno ad uno i sindaci come sta facendo, ma di confrontarsi con i territori per verificare quali siano le realtà strategiche che non possono non essere salvate».
Più duro Enzo Foschi, che attacca: «Polverini non governa la sanità del Lazio, esegue ordini. Se il tavolo tecnico imporrà il ticket, lei lo metterà. Così come ha tagliato i posti letto che non voleva tagliare, ha chiuso gli ospedali che non voleva chiudere, ha portato a casa l'aumento delle tasse che diceva di voler evitare. La Polverini ha firmato il decreto che introduce il ticket sui disabili. Ora è sospeso, ma è in vigore. Questi i fatti nudi e crudi».
Scettvo anche Tonino D’Annibale, che invita la Polverini a maggiore prudenza nel rivendicare i risultati ottenuti: «Non bisogna cantare vittoria se prima non si è sicuri di averla ottenuta. Il 26 ottobre tra grida di giubilo della sua maggioranza la Polverini chiosava – ‘Abbiamo ottenuto lo sblocco dei fondi Fas, lo sblocco del turnover, un problema che mi creava grande preoccupazione e che era molto atteso’. Oggi scopriamo invece che è stata fatta la domanda al Governo sullo sblocco dei fondi Fas, sul mutuo, sullo sblocco del turnover. Domanda che, come opposizione responsabile, ci auguriamo che venga accolta per intero. Però ci vuole più chiarezza e trasparenza, altrimenti la Polverini corre il rischio di fare i conti senza l’oste».
Fortemente critica nei confronti del Piano Polverini è Giulia Rodano (IdV), secondo cui la Polverini «continua a mentire». Non dice, ad esempio, che «lo Stato sblocca le risorse solo per il 60%, per il 10% rinvia a marzo 2011 mentre per il restante 30% impone alla Polverini e ai cittadini del Lazio non solo le tasse, ma anche il ticket per i cittadini». Nel complesso, il Piano viene criticato perchè iniquo e sbagliato, «una resa incondizionata alle contraddizioni strutturali del sistema e ai poteri forti presenti nella sanità, sia pubblica che privata».
Anche la Rodano chiede di utilizzare i 600 posti a disposizione «per riequilibrare l'offerta e rendere meno iniqua questa assurda riorganizzazione ospedaliera».
In un comunicato congiunto, infine, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile della Federazione della Sinistra affermano di «non poter accettare la “rivoluzione” di un Piano Sanitario che nega il diritto alla salute, e che in una concezione aziendalista guarda solo ai numeri e ai bilanci, senza valutare le esigenze dei territori e degli utenti», sottolineando l'esigenza incomprimibile di un «percorso partecipato e partecipativo».
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