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Ciarrapico, l’editore fascista, colpisce ancora

Sample ImageROMA - Torna a far parlare di sé il fascistissimo editore Giuseppe Ciarrapico, protagonista di un attacco all’ex-segretario del MSI Gianfranco Fini, nuovamente accusato di “tradimento”. «Chi tradisce una volta, tradisce sempre», ha scandito il senatore più nullatenente di palazzo Madama, facendo discendere direttamente il “tradimento” di Futuro e Libertà dalla “svolta di Fiuggi” con cui il Movimento Sociale ha tagliato i ponti col proprio passato di movimento post-fascista.
L’accusa di tradimento degli ideali fascisti, di per sé di un tenore inaccettabile in qualunque democrazia europea, è stata rinvigorita dal riferimento alle “kippah”, i tipici copricapi usati dagli ebrei nei luoghi di culto, che Fini avrebbe evidentemente dovuto acquistare per segnare anche simbolicamente una “conversione” non solo politica, ma inevitabilmente anche religiosa.
Parole di una gravità inaudita nella storia parlamentare della Repubblica italiana, che hanno scatenato reazioni sdegnate non solo nell’aula del Senato, ma anche alla Camera. Reazioni, per una volta, trasversali anche agli schieramenti: Luca Barbareschi (FLI) ha parlato di “parole imbecilli”, il finiano Silvano Moffa (FLI) ha invitato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a prendere le distanze dalle parole di Ciarrapico, Emanuele Fiano (PD) ha stigmatizzato l’attribuzione di un disvalore ai simboli di una religione, ricevendo il convinto appoggio di Fiamma Nirenstein (PDL). 

Persino il capogruppo PDL alla camera, Fabrizio Cicchitto, ha parlato di «dichiarazioni inaccettabili», un giudizio che l’omologo al Senato, Maurizio Gasparri ha preferito attenuare, sminuendone la portata a uno «spiacevole riferimento».
Forse il commento più adeguato è stato finora quello di Aldo Di Biagio (pure FLI), secondo cui il senatore non si sarebbe reso conto «della gravità delle proprie affermazioni prive di senso logico e soprattutto dotate di profilo talmente basso dal punto di vista culturale, politico e umano da legittimare un’azione di richiamo da parte delle istituzioni competenti».
Anche perché, se si fosse reso conto del significato delle proprie affermazioni, avrebbe forse dovuto intuire che anziché rafforzare l’esecutivo i toni del suo intervento avrebbero contribuito ad accentuare le crepe interne ad una maggioranza solo formalmente unita nel sostegno al'esecutivo.
Chi osserva dall’esterno il confronto che si sta sviluppando non può non essere preoccupato: l’inquietudine di molti cittadini è alimentata dal fatto che di «gravi affermazioni prive di logica e di basso profilo culturale, politico e umano» in questi giorni se ne sono sentite un po’ troppe da parte di persone che sostengono il governo in carica, o che addirittura occupano in prima persona ruoli di grande responsabilità.

Proprio per questo non è possibile continuare a considerare queste espressioni come semplici “battute” di dubbio gusto ed è invece necessaria una seria assunzione di responsabilità e una netta presa di distanze da parte dell’esecutivo, a questo punto tenuto a dimostrare di essere autosufficiente rispetto a chi ha dimostrato di essere privo di ragionevolezza, prima ancora che rispetto a coloro che sono critici verso la linea politica del Presidente del Consiglio.

Tantopiù perché l’inserimento di Ciarrapico nelle liste del PDL fu proprio una scelta personale di Silvio Berlusconi , sensibile all’influenza che i giornali locali controllati dall’editore ciociaro potevano avere su un certo elettorato.

Ma è accettabile che le scelte politiche di una grande democrazia europea siano condizionate da personaggi di questa levatura?

Leggi aanche:
L'uomo del giorno, Giuseppe Ciarrapico

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Dicembre 2010 20:09

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