FIUGGI - Ancora il Piano Pinto al centro del dibattito politico fiuggino, con un confronto a distanza tra il sindaco Fabrizio Martini e l'ex-primo cittadino Virginio Bonanni. Il primo, che ha silurato il prof. Pinto da consulente del comune, ritengono che il piano non sarebbe comunque sufficiente a risolvere la pesantissima situazione finanziaria del Comune di Fiuggi. Nel corso di una intervista radiofonica rilasciata a Radio Centro Fiuggi, Martini ha evidenziato gli elementi più controversi: «Il comune ha un debito di 15 milioni di euro. Un buco enorme che non si chiuderebbe con l'approvazione del Piano Pinto.
I 6 milioni che arriverebbero dalla Sangemini, infatti, servirebbero solo per pagare il decreto ingiuntivo del consorzio Gaia, diventato esecutivo, pari a due milioni e settecentomila euro, e l'erario per l'Inps al quale l'Atf deve tre milioni e 800.000 euro. L'amministrazione non può quindi avallare una soluzione che tra un anno ci riporterebbe al punto iniziale e con gli stessi identici problemi di cassa». Diversa l'opinione dell'ex-sindaco Bonanni, che aveva spinto per l'approvazione del piano Pinto in chiusura della precedente amministrazione, cercando un accordo con Sangemini e Unicredit: «l'Inps è disponibile a rateizzare quanto dovuto. Per ciò riguarda il Gaia, anche in questo caso, si può procedere con una transazione come avvenuto nel passato, fino a completare il pagamento del debito. Non bisogna poi dimenticare che il comune deve riscuotere intorno ai quattro milioni e mezzo dagli utenti di Fiuggi per la Tarsu. Il comune e l'Atf, quindi, con il pagamento dei sei milioni di euro sistemerebbero le casse sia dell'ente che della società interamente partecipata dal comune, allontanando lo spettro del dissesto. Nel mese di settembre è infatti previsto l'assestamento di bilancio e alla voce Atf non ci sarebbe cespiti da indicare perché la società non percepisce introiti dal 2009. L'unica strada sarebbe quindi quella di dichiarare il dissesto. L'approvazione del Piano Pinto porterebbe invece al riequilibrio dei conti di Atf e del comune. Auspico quindi che l'amministrazione cerchi di trovare un accordo con Sangemini ed UniCredit. Altrimenti sarebbero guai per tutti. Se Sangemini dovesse fallire – ha concluso Bonanni – con le azioni revocatorie poste in essere dal curatore andrebbero falliti anche il comune e l'Atf».
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