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Regionali Lazio, PD in confusione verso le primarie, Sel lascia il tavolo

Alessandro MazzoliROMA - Il PD nel Lazio continua a non riuscire ad esprimere una linea credibile, e il suo immobilismo rischia di compromettere anche i rapporti con gli alleati, dall'Italia dei Valori alle diverse componenti della Sinistra. Sfumata la possibilità di un accordo con l'UdC, che ha preferito affidarsi alla credibilità personale del candidato del centro-destra, Renata Polverini, il PD è ancora zavorrato da una dialettica interna che riesce a tradurre in una proposta politica da sottoporre al proprio elettorato, sempre più sconcertato col passare dei giorni. Dopo aver respinto per settimane l'ipotesi, ora col Alessandro Mazzoli sembra pronto a lanciare le primarie perché, spiega il segretario regionale: «rappresentano uno straordinario momento di mobilitazione. Già oggi sapremo se la data del 24 gennaio, annunciata in sede congressuale, è quella giusta. Ne abbiamo parlato durante il congresso regionale e ne siamo usciti con un orientamento che prevede che il Pd propone alla coalizione le primarie come metodo. È una proposta che mettiamo a disposizione del tavolo di centrosinistra». La realtà è che è difficile far passare la candidatura di Emma Bonino sia per le implicazioni politiche, sia per le modalità con cui è emersa. Lo spiegano bene alcuni centristi del PD come Paola Binetti, che ha preannunciato l'uscita dal partito. Anche Pierluigi Castagnetti dà un giudizio durissimo: «Appoggiare la leader radicale vorrebbe dire allontanare l'elettorato cattolico del Pd a favore dell'Udc. Si giocherebbe a perdere in un momento del partito molto delicato, in cui è ancora in corso di definizione l'identità del Pd».
L'ex-segretario del Partito Popolare evidenzia anche ulteriori contraddizioni tra la linea del PD e la candidatura della Bonino: «La Bonino, notoriamente sostenitrice di politiche economiche liberiste, potrebbe incontrare resistenze anche nell'elettorato tradizionalmente di sinistra». La critica si conclude con una analisi politicamente impietosa: «Possibile che il secondo partito italiano, nella seconda regione italiana, non sia in grado di esprimere una propria candidatura? Sarebbe inquietante e doloroso».
L'ex-segretario regionale Roberto Morassut ribadisce la necessità delle primarie «perché un partito del 30% deve verificare i suoi programmi», senza spiegare però chi dovrebbe contrapporsi alla Bonino. David Sassoli è l'ultimo di una lunga lista ad aver declinato l'invito.
Sembra più pragmatico l'ex-presidente del Senato Franco Marini, che da cattolico ridimensiona i contrasti con le posizioni della leader radicale: «Al punto in cui siamo, la candidatura di Emma Bonino per il centrosinistra mi pare la più forte ed autorevole. Sarebbe sbagliato attardarsi oltre con il totocandidato».
La stessa Bonino, peraltro, ha osservato polemicamente: «Si vota a marzo di quest’anno, non del prossimo...». Un modo sarcastico per comunicare la sua indisponibilità alle primarie.

Sinistra, Ecologia e Libertà sospende la partecipazione al tavolo della coalizione di centrosinistra
Critiche molto dure sulla gestione di questa fase arrivano al PD anche dall'esterno, e in particolare da sinistra: «La vicenda politica delle regionali nel Lazio è ormai in una condizione confusa e pericolosa. Si continua a discutere sui giornali di candidature più o meno probabili, ma sul progetto per il Lazio su cui costruire una solida coalizione, cioè sulle questioni che stanno a cuore ai cittadini nulla, anzi il Pd ha sconvocato per l'ennesima volta il tavolo programmatico. Le stesse primarie considerate strumento democratico fondante per il Pd nei fatti vengono impedite», afferma una nota di "Sinistra ecologia e libertà".
«La responsabilità di questa situazione -continua il comunicato- è tutta del Pd che inseguendo l'alleanza con l'Udc in Puglia dopo aver messo in discussione l'unica esperienza di buon governo del sud, rischia di consegnare la regione al centrodestra e, qui nel Lazio si appresta a fare altrettanto».
Gravi le conseguenze preannunciate: «Sinistra e Libertà sospende la propria partecipazione al tavolo della coalizione di centrosinistra e avvierà nelle prossime ore incontri con le altre forze politiche, che vogliono con serietà costruire la base programmatica e politica su cui sfidare alle elezioni il centrodestra e vogliono farlo attraverso un metodo democratico e partecipativo».
L'Assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio Alessandra Tibaldi manifesta dubbi di carattere programmatico: «Reputo politicamente grave che i temi del lavoro non siano centrali nella discussione sulla scelta delle candidature del centro sinistra alla presidenza della Regione».

L'ultimatum di Di Pietro
Il leader nazionale dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, inserisce il discorso sul Lazio in un discorso di natura politica generale: «Non vogliamo un matrimonio di interesse né una notte d'amore elettorale, la nostra era la dichiarazione di disponibilità. Non era nelle nostre intenzioni minacciare il PD, quella che gli abbiamo rivolto era una preghiera, anche se i media l'hanno trasformata in una una clava. In un sistema bipolare la coalizione è una necessità per costruire un'alternativa a Berlusconi.
Non critichiamo né Bonino o il partito radicale, ma chiediamo ai nostri alleati del Pd di costruire alleanze omogenee. La Bonino ha detto che saranno candidati radicali contro il centrosinistra in tutte le regioni italiane. Noi invece non andiamo da soli da nessuna parte».

I socialisti pronti a sostenere Emma Bonino
Gerardo Labellarte, della segreteria nazionale del PSI, ammette che ormai non ha più senso parlare di primarie, e annuncia che «i socialisti del Lazio sosterranno con convinzione e con tutto l’impegno possibile la candidatura di Emma Bonino nel Lazio e stanno operando perché diventi al più presto espressione di tutta la coalizione di centrosinistra».

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Ultimo aggiornamento Martedì 27 Aprile 2010 14:32

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