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Zingaretti: «Bonino, o un candidato forte». Un PD incerto al bivio decisivo

Nicola ZingarettiROMA - Si è concluso prima del previsto il "mandato esplorativo" che il PD ha affidato al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Sono bastate 24 ore per prendere atto della indisponibilità di un candidato in grado di serrare le fila della coalizione e ampliarla fino ad includere l'UdC. Tradotto: il centro-sinistra in questo momento è completamente privo della "spinta propulsiva" necessaria per battere la candidatura avanzata dal PdL nella persona di Renata Polverini, tanto da non avere l'autorevolezza neppure di indicare un proprio candidato alla carica di presidente del Lazio.
Zingaretti dunque chiude il mandato senza poter far altro che invocare «l'individuazione di una forte e autorevole candidatura di carattere nazionale, una novità da cui ripartire».
Volendo fare dei nomi interni al PD, questa indicazione si potrebbe tradurre con Enrico Letta o, meno probabilmente, con Ignazio Marino.
Indicando il primo si avrebbe ancora la possibilità di portare avanti la trattativa con l'UdC, col secondo in campo le possibilità sarebbero minori. In tutti e due i casi, la battaglia elettorale sarebbe durissima per il PD e per tutto il centro-sinistra: con l'irrevocabile auto-candidatura della radicale Emma Bonino ancora in campo, verrebbe erosa a sinistra una quota di elettori tale da vanificare, in tutto o in parte, l'appoggio dei centristi.
L'alternativa? Appoggiare la Bonino. Per il PD sarebbe una scelta da un lato opportunistica, dall'altro autolesionistica: non solo le possibilità di vittoria sarebbero comunque al lumicino (anche se alcuni sondaggi sembrano assegnare solo alla leader radicale qualche possibilità di "recuperare" il Lazio al centro-sinistra, pur sul filo di lana). L'accettazione della candidatura della Bonino comporterebbe infatti la clamorosa ammissione che il più importante partito della coalizione di centro-sinistra (programmaticamente l'unico, se si vuol dare un senso al veltroniano "noi corriamo da soli") è talmente mal organizzato e mal diretto da riuscire a farsi imporre la candidatura alla presidenza del Lazio da un partito da "zero virgola", per di più con implicazioni di carattere nazionale tutt'altro che secondarie.
La linea radicale è infatti difficilmente compatibile con quell'accordo generalizzato con l'UdC, che sembra essere il leit-motiv degli ultimi mesi: il riemergere di divergenze su temi come laicità dello stato, liberalizzazione delle droghe leggere, ampliamento dei diritti civili e riconoscimento delle coppie gay rischierebbe di far naufragare prima ancora della partenza un simile progetto, salvo impelagare il partito in nuove, interminabili lotte intestine. Non è un caso che la deputata teocon Paola Binetti, pur sopravvissuta all'aspro dibattito congressuale e persino alla scissione centrista di Francesco Rutelli, si è dichiarata pronta a uscire dal partito nel caso di un appoggio alla candidatura della Bonino.
L´ipotesi Bonino ha il pregio di riuscire a ricompattare almeno i partiti dell'attuale maggioranza alla Regione: per  Per Luigi Nieri (SeL), «la Bonino è un nome forte, capace di sfidare autorevolmente la Polverini. Anche se la via maestra restano le primarie». Stefano Pedica, segretario regionale dell'IdV,  si autocandida alla vicepresidenza, in team con la leader radicale, ragionando: «a questa candidatura manca la matrice cattolica», e rinvia qualsiasi annuncio alla conferenza stampa di oggi con Antonio Di Pietro.
«È evidente che il centro sinistra debba chiudere in tempi rapidi la questione della candidatura nel Lazio», ha dichiarato ieri Zingaretti. Altrettanto evidente è che il PD si trova di fronte a un bivio difficilissimo, in cui ha l'esigenza di scegliere in che prospettiva politica amministrare la probabile sconfitta elettorale: se privilegiare il comunque necessario rapporto con l'UdC, oppure rafforzare una linea "di sinistra" e tornare a far propri alcuni valori cui un certo elettorato è tradizionalmente legato, col rischio di vanificare tutto il "travaglio" che ha portato alla nascita del PD.
Insomma, è una scelta in cui il Lazio appare quasi sfuocato in secondo piano, ma che riguarda piuttosto le prospettive future della politica nazionale: il PD si gioca il tutto per tutto in pochi giorni.

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Ultimo aggiornamento Martedì 27 Aprile 2010 14:32

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