FROSINONE - Prosegue la battaglia del Comitato Acqua Pubblica di Frosinone per arrivare alla rescissione del contratto con Acea. A Severo Lutrario, portavoce del Coordinamento, non sono apparse sufficienti le dichiarazioni del presidente della provincia Antonello Iannarilli che ha diffidato Acea Ato5 dall'applicare gli aumenti tariffari a 1,20 euro a mc giudicati illegittimi dal CoViRI. La diffida ufficiale di Iannarillli richiamava al rispetto della decisione del CoViRI e al voto espresso dalla Conferenza dei Sindaci «che ha stabilito il rispetto di tutte le prescrizioni contenute nella del.ne 01.12.2008 n.7 del Co.Vi.R.I. L'inosservanza [di queste decisioni] verrà immediatamente denunciata alle competenti Autorità».
La nota di Iannarilli si concludeva con la riserva di applicare «i coefficienti di correzione determinati dalla qualità del servizio, dallo stato di attuazione dei programmi, dalle inadempienze denunciate e dalla illegittima inclusione di componenti di costo abusivamente computate nella tariffa».
Ma di rescissione Iannarilli non vuole parlare: «È un’ipotesi che al momento non è contempla. Possiamo valutarla nel lungo termine, dopo una determinata procedura, ma è una seconda fase. Ora si devono contestare le inadempienze ad Acea: sono 28 e le elencherò nella prossima conferenza dei sindaci», che dovrebbe essere convocata oggi stesso dopo un nuovo incontro con i legali e con la Sto.
Ma il Coordinamento vuole di più, e annuncia nuove pressioni sui sindaci affinché approvino mozioni che riconoscano il diritto all'acqua come diritto umano imprescindibile: «un atto di indirizzo politico - spiega Lutrario - propedeutico alla scelta di rescindere il contratto». Rescissione che secondo il Coordinamento potrà essere ottenuta o per colpa, facendo leva sulle numerose inadempienze, o per semplice ripensamento.
Il capogruppo provinciale del PdL, Mario Abbruzzese ha parlato ieri di «obblighi contrattuali da rispettare», ipotizzando invece «procedure di messa in mora visti i crediti pregressi nei confronti di Acea, pari a 12-13 milioni di euro».
Lutrario gli replica con durezza: «Rileviamo come evidentemente il lavoro degli esperti e dei tecnici incaricati di esaminare la vicenda non sia stato ancora in grado di chiarire agli organi istituzionali i termini contrattuali dell'affidamento della gestione del Servizio Idrico Integrato. Riguardo alle possibilità di recesso dell'Autorità d'Ambito», Lutrario invita a consultare «l'articolo 35 del Disciplinare Tecnico allegato alla convenzione, cioè al contratto sottoscritto dalle parti e peraltro stabilito con la Convenzione “tipo” emanata dalla Regione Lazio, che recita così:
L’Autorità d’Ambito si riserva in qualsiasi momento il diritto di recesso dal contratto di concessione per motivi di suo interesse, senza per questo dovere presentare giustificazioni o comunque motivazioni.
Il recesso non implica necessariamente colpa o negligenza del Gestore.
La volontà di recesso si deve manifestare almeno 2 anni prima e la cessazione della concessione avviene alla fine del secondo esercizio annuale intero dal momento della comunicazione.
Valgono le disposizioni al punto 26.2 per le consegne. Il Gestore ha diritto di vedersi riconoscere i danni, i maggiori oneri, la passività, le esposizioni e quanto altro potrà dimostrare. Si escludono gli indennizzi per mancato guadagno».
La disputa sul filo politico-giuridico, tra questioni di diritto e di opportunità, sembra insomma destinata a trascinarsi ancora per qualche tempo. Con la speranza che in questa vicenda inizino a pesare più di quanto non abbiano fatto finora anche gli interessi degli utenti e dei comuni cittadini. Il recesso non implica necessariamente colpa o negligenza del Gestore.
La volontà di recesso si deve manifestare almeno 2 anni prima e la cessazione della concessione avviene alla fine del secondo esercizio annuale intero dal momento della comunicazione.
Valgono le disposizioni al punto 26.2 per le consegne. Il Gestore ha diritto di vedersi riconoscere i danni, i maggiori oneri, la passività, le esposizioni e quanto altro potrà dimostrare. Si escludono gli indennizzi per mancato guadagno».
E nell'attesa che in merito si esprima la Conferenza dei Sindaci che si riunirà nei prossimi giorni.
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