ROMA - Il Lazio sempre più centrale nel determinare la geografia e gli equilibri politici generali italiani in vista delle Regionali 2010. E al centro della competizione laziale c'è la posizione dell'UdC, che sarà con ogni probabilità decisiva ai fini dell'esito elettorale. Trattative apertissime, dunque, che però vedono il centro-sinistra in difficoltà nella gestione di una coalizione assai eterogenea. Il PD punterebbe infatti ad "aprire" all'UdC in tutte le regioni dove questo sia possibile, ma deve scontrarsi con le riluttanze dei propri alleati.
Pier Luigi Bersani, che ha l'esigenza di capitalizzare immediatamente un risultato positivo per consolidare la propria leadership, si è rivolto direttamente a Casini: «Non abbiamo nessuna remora a ipotizzare un confronto politico generale con l'Udc. Siamo disponibili a portare avanti un ragionamento comune». Ragionamenti che dovranno essere fatti regione per regione, dato che Pier Ferdinando Casini ha escluso qualsiasi accordo politico nazionale.Ma Italia dei Valori e partiti della Sinistra non nascondono il disagio rispetto ad un accordo coi centristi, che evidentemente altererebbe sensibilmente l'attuale linea di governo in regioni come il Piemonte e la Puglia, oltre che nel Lazio, spostando il baricentro della coalizione.
All'apertura fatta ieri dal vicepresindente della Regione Lazio, Esterino Montino, è seguita l'immediata presa di distanze da parte della Federazione della Sinistra del Lazio, che riunisce Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà. La Sinistra ha espresso "sconcerto", invitando a un immediato chiarimento: «Se i contenuti sono così importanti, il Pd spieghi cosa condivide del programma dell’Udc».
Gli esponenti della Sinistra invitano a stare sul programma, e a valutare le posizioni su «inceneritori e privatizzazione dell’acqua, le coppie di fatto, nucleare e lotta alle mafie, sulla necessità di ‘moralizzare’ la politica, sul diritto all’abitare» e concludono denunciando «una pericolosa subalternità alle politiche liberiste».
Oltre che sui programmi, il confronto si gioca sulle candidature: e anche in questo campo il centro-destra sembra godere di un vantaggio. Infatti, dopo il siluramento di Massimo D'Alema come ministro degli esteri europeo è venuta meno la necessità di schierare il forzista Antonio Tajani: questo lascerebbe campo libero alla segretaria dell'UgL Renata Polverini, che è in ottimi rapporti con Casini.
Il centro-sinistra è invece in difficoltà, perché dopo aver perso la candidatura naturale di Piero Marrazzo, travolto dallo "scandalo trans", non sembra essere in grado di schierare una candidatura forte. Nicola Zingaretti ha ribadito il suo rifiuto, e ora si fanno i nomi di Giovanna Melandri o di Enrico Gasbarra: candidature oneste, ma non certo di grande appeal. La sinistra in caso di primarie sarebbe pronta a schierare l'attuale assessore al bilancio, Luigi Nieri. Un nome su cui l'UdC difficilmente potrebbe convergere.
I contatti si intensificano e le dichiarazioni sembrano al momento indicare una maggiore sintonia dell'UdC con il centro-destra. Luciano Ciocchetti, segretario regionale dell'Udc, non si sbilancia ma spiega: «Siamo pronti ad aprire un confronto solo nel merito delle nostre proposte. Il nostro programma è il punto essenziale di confronto». Vincenzo Piso, coordinatore regionale laziale del Pdl, replica: «Tra noi e loro ci sono molti punti di contatto, c'è la possibilità di costruire un'alleanza. Il nostro programma sulle infrastrutture, sulla famiglia, su come risolvere l'emergenza rifiuti porta avanti le stesse richieste dell'Udc». Che però, non ha nessuna fretta di sciogliere le proprie riserve.
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