ROMA – Sono iniziate le manovre per individuare il candidato presidente in vista delle imminenti elezioni regionali, dopo il clamoroso scandalo che in poche ore ha bruciato Marrazzo. Con ogni probabilità le elezioni si terranno a marzo e il centrosinistra dovrà affrontare una campagna elettorale assolutamente in salita: le difficoltà stanno scoraggiando i papabili, molti dei quali hanno già declinato l'offerta.In queste ore avrebbero già rifiutato la candidatura tre big del PD: Walter Veltroni, Nicola Zingaretti (non intenzionato lasciare la presidenza della Provincia di Roma) ed Enrico Gasbarra. Anche Ignazio Marino, reduce dalla corsa alla segretaria del Partito Democratico, ha rifiutato e sostiene che il candidato presidente vada scelto tramite le primarie.
Non è della stessa opinione Bruno Astorre, presidente del Consiglio regionale, che ritiene che i tempi siano troppo stretti per poter organizzare le primarie. In calo sembrano le quotazioni di David Sassoli, mentre resta nella rosa dei papabili il nome di qualche esponente femminile, come Giovanna Melandri o Silvia Costa. Nelle ultime ore intanto è uscito con forza il nome dell'ex-ministro Rosy Bindi che ha commentato: «le voci sul mio nome sono del tutto prive di fondamento e mi stupisce che possano circolare con tanta facilità. Ricordo che sono toscana e vivo a Sinalunga. Chiunque si candiderà a presidente del Lazio sarà un candidato o una candidata con una biografia, una storia e radici espressione di questa regione».
Per il centro-sinistra regionale sembra prefigurarsi una situazione paradossale: di solito la scelta di un candidato presidente richiede che qualcuno faccia un passo indietro in questo caso la vera impresa, almeno per adesso, sembra essere trovare uno disposto a fare un passo in avanti.
| < Prec. | Succ. > |
|---|




