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Gaia, lo scandalo allontana gli acquirenti?

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Sample ImageCOLLEFERRO - Tutto era pronto per la vendita della società. Ma il nuovo scandalo sulla gestione dei termovalorizzatori di Colleferro rischia di avere un impatto negativo sulla procedura di vendita nonostante gli sforzi per rimettere in carreggiata l'ex-consorzio di Colleferro sotto la guida del commissario straordinario Andrea Lolli. I termovalorizzatori rappresentano infatti il fiore all'occhiello di Gaia, uno dei pochi punti di forza in grado di rendere appetibile la società posta in vendita. I termovalorizzatori rappresentavano anche un modello industriale e un cardine fondamentale del Piano dei Rifiuti recentemente approvato dalla Regione Lazio.
I termovalorizzatori rappresentano ancora un valore aggiunto?
Le indagini sembrano aver smontato e ridotto in polvere anche quest'unica certezza: i termovalorizzatori non sarebbero in grado, per deficienze tecniche o per l'insufficiente disponibilità di "materia prima", di essere energeticamente (ed economicamente) produttivi. L'energia immessa in rete (almeno nel corso dell'ultimo anno) sarebbe stata prodotta solo ricorrendo ad una quantità di gas metano notevolmente superiore (4%) a quella dichiarata (0,4%), ma anche alla percentuale ammessa dalla legge (2%) per poter accedere ai finanziamenti Cip 6 riservati all'energia ottenuta da “fonti rinnovabili”, che per il momento la normativa italiana continua ad attribuire a questo tipo di impianti (estensione peraltro in contrasto con quanto previsto dalle norme europee, che escludono i rifiuti dalle "fonti di energia rinnovabili").
Tra le accuse rivolte in questi giorni alla società che gestisce gli impianti di Colleferro, quella di aver truffaldinamente acquisito contributi per 60 milioni di euro, che andrebbero a sommarsi a una situazione debitoria pesantissima e a precedenti filoni di inchiesta che, fino a quando non saranno chiariti, lasceranno un alone di incertezza, fattore sempre sgradito agli investitori.

Aumenti tariffari e tagli occupazionali potrebbero non bastare

Per sostenere i conti di Gaia e ristabilire un equilibrio sostenibile tra costi e ricavi era stata annunciata, ormai quasi un paio di anni fa , una procedura di licenziamento collettivo che avrebbe riguardato oltre 200 dipendenti. Proprio nelle stesse ore in cui la Procura di Velletri procedeva a notificare gli arresti i e dodici nuovi avvisi di garanzia, i vertici del Consorzio Gaia erano impegnati nella trattativa su questa vertenza. Lolli si è impegnato a delimitare con sufficiente chiarezza il perimetro di attività, rinegoziando i contratti con i comuni e separando l'attività di spazzatura da quelle di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Ma nonostante tutti gli sforzi fatti, permane una situazione di costi di esercizio assai elevati a fronte di una redditività sempre più incerta e aleatoria.
Tra le 14 aziende che avevano manifestato interesse all'acquisto, la scorsa estate, la romana ACEA e la bresciana A2A. Da allora la posizione di Gaia sembra essersi ulteriormente indebolita: i tempi per il risanamento dell'azienda sono sempre più ristretti, E la situazione economica generale non aiuta: anche le municipalizzate stanno subendo i contraccolpi di una crisi generale, che sta incidendo negativamente anche sui consumi (e sui prezzi) dell'energia elettrica, oltre che sulle quotazioni azionarie da mesi in calo.
Insomma: dopo anni di finanziamenti pubblici sostanzialmente "a fondo perduto", dopo le facili e convenienti illusioni occupazionali, dopo la fallimentare esperienza dell'indigesto fagocitamento di aziende aliene come FiuggiTerme e quello abortito della Cartiera di Subiaco, la vicenda Gaia sembra pronta per approdare ad una privatizzazione a prezzi ultraribassati e senza garanzie per i lavoratori.

La denuncia dei Cobas
Tra le reazioni più significative, quella dei Cobas, che in una nota diffusa in questi giorni mettono a fuoco alcuni aspetti essenziali della questione: «Gli inceneritori producono solo veleni, è finita la favola “che inquinano meno di una macchina diesel”. Questi impianti per funzionare hanno bisogno di un’enorme quantità di rifiuti: dovrebbero bruciare CDR ma in questo caso come nella maggioranza degli inceneritori vengono bruciati rifiuti speciali-tossici-nocivi già appaltati alla malavita per lo smaltimento. E non ci vengano a dire che si tratta di qualche mela marcia, o di qualche errore, la realtà invece è che questo è il sistema che c’è dietro la logica dell’incenerimento che mette insieme gli interessi di Aziende che devono bruciare forti quantità di rifiuti per ottenere i soldi pubblici per il recupero energetico, di aziende che si devono disfare a prezzi modici di quantità di rifiuti nocivi e speciale ed ecomafie che gestiscono il traffico dei rifiuti.
Industrie pubbliche e private si garantiscono lauti profitti sulla pelle dei lavoratori e cittadini che vedono le loro vite disprezzate e messe in pericolo da queste produzioni di morte. Se un ciclo va chiuso è quello dei “Piani Rifiuti Integrati” centrati su discariche e inceneritori.
Va immediatamente cancellato il Piano Rifiuti Lazio voluto dalla giunta Marrazzo! Vanno subito chiusi tutti gli impianti in funzione a partire da quelli di Colleferro e Malagrotta e revocata ogni autorizzazione a nuove costruzioni come quella di Albano. Per quanto riguarda le Aziende Ama e Gaia, va detto con chiarezza chela dirigenza è responsabile in prima persona di quanto è accaduto e che pertanto devono essere rimossi quei vertici, va chiusa per sempre l’epoca dell’incenerimento e delle discariche!!
Come sindacati di base continuiamo sempre a ripetere che gli inceneritori sono dannosi, costosi, inutili e non risolvono il “problema rifiuti”. Mentre riteniamo e sosteniamo che solo la raccolta porta a porta, il recupero- riciclo- riuso,insieme alla riduzione degli imballaggi sono la soluzione armonica e definitiva».
Una posizione estrema che però solleva questioni serie, rispetto alle quali le istituzioni competenti e la politica appaiono sempre più afasiche e inadeguate.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 10:28

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