ACUTO – Venerdì 13 febbraio 2009 negli uffici dell’Assessorato al Lavoro della Regione Lazio si riunirà un tavolo per discutere della delicata situazione della vertenza della Rapisarda di Anagni, che rischia di lasciare senza lavoro 49 lavoratori ciociari. I lavoratori per quella data stanno organizzando una manifestazione da tenersi, nelle stesse ore in cui si riunirà il tavolo, davanti alla Pisana. Il Comune di Acuto, paese in cui risiedono 19 dei 49 lavoratori a rischio licenziamento, per l’occasione ha deciso di mettere a disposizione degli operai un pullman che li porterà direttamente dinanzi alla sede della Regione Lazio. Il sindaco Nazzareno Pilozzi ha motivato così la decisione: «L’amministrazione comunale di Acuto, come aveva ampiamente annunciato nel corso del Consiglio Comunale cui hanno partecipato i lavoratori della Rapisarda, si è messa a disposizione di questa battaglia per l’occupazione. Abbiamo ritenuto doveroso organizzare un pullman perché riteniamo che più è vicina la presenza dei lavoratori alle istituzioni, più queste sono sensibilizzate a comprendere il dramma occupazionale in atto».
Pilozzi, che parteciperà al tavolo, ha assicurato: «Ovviamente farò di tutto per impedire che un’attività industriale come questa non sia destinata a finire in modo così doloroso». Augusto Agostini, che parteciperà all'incontro nella duplice veste di consigliere comunale e membro della segreteria provinciale della UILCEM UIL, illustra così la situazione: «Il nostro primo obiettivo è quello di scongiurare la chiusura dello stabilimento di Anagni, ma è evidente che le posizioni dell'azienda in questo senso sono estremamente rigide, e difficilmente riusciremo a farla tornare sui suoi passi in questo senso.
D'altra parte non si può nemmeno non tener conto che lo stabilimento produttivo è in condizioni di efficienza, che esistono strutture, impianti e professionalità che sarebbe delittuoso sperperare: per questo chiederemo ancora con forza all'Azienda di fare un passo indietro e, anzichè attivare da subito la mobilità, accedere a un anno di cassa integrazione. Ciò consentirebbe ai lavoratori di rimanere legati all'azienda e darebbe loro la possibilità di poter usufruire di eventuali, anche se al momento imprevedibili, evoluzioni positive della situazione: possibilità di reintegro presso altro sito del Gruppo (Frosinone, Adessa) o magari nello stesso stabilimento in caso di ripensamenti futuri del Gruppo o cessione ad altra società, nel momento in cui il superamento di questa difficile fase congiunturale tornerà a richiedere l'impiego dei lavoratori.»
«Voglio aggiungere - prosegue Agostini - che in una fase di crisi economica ed occupazionale così grave e profonda, tutta la politica e le istituzioni del territorio dovrebbero fare quadrato, al di là degli schieramenti, per difendere, in sinergia con il sindacato, un tessuto economico ed industriale in caduta libera; interventi singoli ed episodici, per quanto apprezzabili, rischiano di non produrre però il minimo risultato utile per i lavoratori».
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