ACUTO - Il sindaco Nazzareno Pilozzi è intervenuto in merito alla crisi dello stabilimento Rapisarda di Anagni con una lettera indirizzata alla presidente della Regione Lazio, al presidente della Provincia di Frosinone e agli assessorati al lavoro dei due enti, per segnalare la grave situazione sociale determinata dalla decisione della società statunitense di aprire una procedura di mobilità per 49 operai, venti dei quali sono residenti proprio ad Acuto. Nella lettera di Pilozzi si legge: «Ad oggi sono innumerevoli le realtà industriali che hanno chiesto lo stato di crisi e che voi in tutti i modi state affannosamente aiutando affinché questo stato di cose non si trasformi in una vera e propria tragedia occupazionale, sociale ed economica per migliaia di lavoratori e per le loro famiglie».
I toni della lettera del sindaco di Acuto si fanno più decisi nel passaggio in cui affronta la questione Rapisarda, descritta come una «crisi aziendale con rischio di licenziamento e indiscriminato. Questo atteggiamento padronale da parte dell’azienda, oltre a mancare di rispetto e di riconoscimento a tutti quei lavoratori che negli ultimi venti anni hanno contribuito alla crescita ed al consolidamento di una realtà produttiva divenuta eccellenza nel mondo, evidenzia anche l’antico vizio di multinazionali che approfittano di aiuti statali ed europei a vario titolo hanno acquisito importanti aziende del nostro comprensorio industriale, finiti gli incentivi danno il benservito a tutti, lasciando il territorio in una condizione di disagio difficilmente superabile».
Pilozzi, rivolgendosi a Regione e Provincia, chiede «di attivare tutte le iniziative necessarie, coinvolgendo tutti i livelli istituzionali per affrontare e risolvere questa vertenza che pare essere più figlia di un capriccio o di una inspiegabile logica di finanza creativa, piuttosto che ancorata a reali esigenze industriali».
Pilozzi conclude la sua missiva con una dichiarazione di intenti: «L’amministrazione comunale di Acuto, considerato l’alto numero di cittadini coinvolti, sostiene in maniera decisa le ragioni dei lavoratori e del mondo sindacale e sarà sempre al loro fianco in quella che si preannuncia una dura e lunga battaglia di Giustizia e Libertà».
La crisi economica mondiale si sta ripercuotendo con tutta la sua forza sul comparto industriale della Valle del Sacco, provocando la chiusura o il ridimensionamento di molte aziende e facendo venir meno il posto di lavoro di moltissimi uomini e donne del comprensorio. Persino in un piccolo paese come Acuto centinaia di persone che lavorano nel distretto industriale della Valle del Sacco (e le rispettive famiglie) stanno vivendo momenti davvero difficili, e il prossimo futuro non sembra offrire grandi margini di ottimismo.
Valle del Sacco: i limiti dello sviluppo
Alle questioni del lavoro e dell’occupazione si somma quella di un disastro ambientale di enormi proporzioni che si ripercuote in maniera drammatica sulla salute pubblica: un modello di sviluppo che ha creato occupazione per alcuni decenni, ma non ha saputo mettere radici profonde e stabili sul territorio e ha contribuito alla distruzione di risorse ambientali difficilmente rigenerabili.
La capacità di produrre attività economiche su base locale è rimasta infatti assolutamente inadeguata nell'indifferenza dei decisori politici, per lo più soddisfatti per la possibilità loro garantita di utilizzare i grandi stabilimenti creati dal capitale internazionale come strumenti di captazione di consenso, senza lo sforzo, l'impegno e la lungimiranza di immaginare, pianificare e perseguire uno sviluppo diverso. I costi ambientali non sono mai stati inseriti nel bilancio, perché sarebbero state le generazioni successive a saldare i conti.
Oggi che i nodi vengono al pettine con inaspettata rapidità, è fin troppo facile giudicare gli errori del passato. Sarebbe invece il caso di evitarne la riproposizione sotto nuove forme, valutando con il dovuto senso critico la rincorsa ad ogni costo di improbabili nuovi incentivi economici a questa o a quella attività, che si prospettano come grandi operazioni finanziarie senza offrire alcuna reale garanzia per il futuro, costituendo sotto diverse forme una minaccia all'ambiente e al territorio.
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