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Ciociaria: arriva anche la crisi del latte

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Sample ImageACUTO – In Ciociaria dopo la crisi industriale arriva la crisi del settore agricolo, in particolare alla ribalta della cronaca locale è sopraggiunta la “questione della raccolta latte”. A lanciare l’allarme sono stati numerosi allevatori, dislocati sull’intero territorio provinciale, che hanno segnalato un fenomeno preoccupante e che rischia di dare il colpo di grazia ad un settore già da tempo alle corde: molte aziende stanno comunicando che dalle prossime settimane non ritireranno più il latte. Nel giro di un mese quindi i produttori ciociari per vendere il loro latte saranno costretti a ribassare il prezzo, già di per sé inadeguato, oppure saranno costretti a regalarlo o a buttarlo. La crisi non risparmia neanche un mercato di nicchia come quello del latte bufalino. Anche i questi caso i produttori hanno ricevuto una proposta inaccettabile: se vogliono continuare a conferire il latte devono tagliare il prezzo del 30%.
Sulla questione in queste ore è intervenuta la Coldiretti: “A luglio scorso eravamo stati, purtroppo, buoni profeti ma la situazione sta peggiorando ed occorre dare dignità al settore. Non è possibile che i prezzi siano fermi sempre e soltanto per i produttori mentre al consumo si continuano a registrare aumenti ed ora, addirittura si paventa lo stop alla raccolta da parte della Centrale del Latte o di strutture che hanno utilizzato sino ad oggi i produttori ciociari . Occorre una svolta – come avevamo sottolineato – ed ora i tempi sono maturi per , anche mediante azioni eclatanti,assicurare un futuro ai nostri produttori”.
In Ciociaria in molti hanno chiesto di imitare i produttori del nord distribuendo se necessario il latte gratis ai cittadini/consumatori al fine di chiedere attenzione. “Come Coldiretti siamo contro le miopi posizioni degli industriali e conto ogni speculazione– ha detto ancora Lisi –vogliamo per gli allevatori la possibilità di una raccolta certa e duratura e un accordo positivo che, senza gravare sul consumatore, garantisca un prezzo equo ai produttori consentendo loro di continuare a lavorare ed affrontare gli ormai insostenibili costi di produzione. L’esempio da seguire è quello operato dai livelli massimi di Galbani, Invernizzi e Cademartori che hanno dato risposte adeguate alle attese. Occorre il riconoscimento della qualità del latte che si produce in provincia di Frosinone e valorizzare per quello che merita effettivamente questo prodotto che ha fatto la storia della nostra agricoltura magari approfittando anche delle nuove misure del piano di sviluppo rurale. Sul fronte istituzionale – ha concluso Lisi – si deve fare squadra per scongiurare lo “Sciopero del latte” .In un Paese civile non si deve per forza  scendere in piazza per sensibilizzare l’opinione pubblica circa la gravissima situazione che verte il settore nella nostra provincia.
«Sia ben chiaro non vogliamo provocare aumenti per i consumatori – ha detto il direttore della Coldiretti Gianni Lisi che nei mesi scorsi aveva aperto un apprezzato sportello di ascolto sulla vicenda nella sede provinciale  – ma qualcosa nella filiera non funziona e va rivisto poiché ai produttori continua ad arrivare meno di quello che si percepiva quindici anni fa ed ora questa intimidazione dello stop alla raccolta non fa che peggiorare la situazione.

I record storici che vengono fatti segnare dai prezzi del mais e della soia, che rappresentano la principale fonte per l'alimentazione degli animali negli allevamenti, fanno schizzare ogni giorno alle stelle i costi di produzione di carne e latte nelle stalle. Il mais che da qualche mese ha superato le quotazione record di 7,42 dollari a bushel (oltre 17 centesimi di euro al chilo) e la soia a 15,58 dollari per bushel (38 centesimi al chilo) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board of Trade che rappresenta la borsa di riferimento per il mercato dei prodotti agricoli. L'alimentazione  incide per quasi un terzo nei costi di allevamento degli animali destinati alla produzione di latte e carne con i rincari di mais e soia che si sommano a quelli derivati dal petrolio di energia e gasolio che in Italia ha fatto registrare un aumento del 30 per cento rispetto allo scorso anno. La situazione è ormai insostenibile per gli allevatori che sono pronti a portare in piazza il latte. 

«Stiamo definendo un percorso che non esclude la protesta – ha concluso Lisi – che sarà come nostra abitudine composta ed educata e sin dalla prossima settimana ci attiveremo con gli organi di pubblica sicurezza per le relative autorizzazioni. Da quel momento in poi però, ognuno per il proprio ambito dovrà dare risposte agli allevatori che con sacrificio e passione garantiscono un prodotto di indiscussa qualità».

La crisi in cui verte l'agricoltura ciociara si inquadra in un ampio quadro di crisi generalizzata a livello italiano. Negli ultimi anni, per esempio, c'è stata una riduzione drastica di produzioni tradizionali dell'agro nazionale quali il grano duro e la barbabietola da zucchero. Le recenti modifiche della Politica Agricola Comunitaria (PAC) hanno sostanzialmente alterato le condizioni di produzione ed hanno richiesto un adattamento, in alcuni casi drastico, dei sistemi di produzione  livello europeo. L'Italia, purtroppo, nonostante la riforma PAC fosse ampiamente annunciata, non ha saputo mettere in campo politiche di orientamento del sistema agricolo che avrebbero consentito di offrire opportunità nuove al settore. I produttori sono rimasti, in questo modo, in balia di condizioni di mercato insostenibili. Nonostante i prodotti agroindustriali italiani siano noti a livello mondiale per l'alta qualità che li caratterizza, in questo momento i produttori non dispongono di filiere produttive né di canali commerciali capaci di offrire prospettive di crescita. Allo stesso tempo i produttori scontano anche le difficoltà legate a condizioni produttive non competitive rispetto al mercato internazionale. La filiera ciociara del latte, purtroppo, non fa eccezione, stretta com'è tra aumento dei costi di produzione e controllo del mercato da parte di intermediari e distributori capaci di concentrare, sempre più, il valore aggiunto dei prodotti agricoli nelle loro mani, senza lasciare spazio alcuno ai produttori.

Oggi, la necessità di accorciare le filiere migliorando la capacità dei produttori di trasformare o vendere i propri prodotti è diventata un'esigenza non più procrastinabile, pena il fallimento di molte imprese agricole. I produzione di latte non è che la punta di un iceberg di un settore in profonda crisi. Se la agricoltura non sarà in grado di uscire dal pericoloso guado in cui verte, non perderemo soltanto un settore produttivo ma l'insieme di cultura e gestione del territorio ad esso legato. Inoltre, è opportuno ricordarlo, possiamo rinunciare all'automobile e ricominciare ad andare a piedi o a cavallo ma non potremmo rinunciare ad alimentarci. È necessario, pertanto, ricostruire un rapporto di fiducia tra produttori e consumatori, che assicuri ai primi la sopravvivenza delle loro imprese ed ai secondi la possibilità di alimentarsi con prodotti sani, di qualità e, perchè no, buoni e gustosi.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Dicembre 2008 10:35

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