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il giornalino di Acuto - Frosinone

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La crisi si ripercuote sull'agricoltura

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Sample ImageLa crisi finanziaria sta rendendo più difficile l’accesso al credito ed ha introdotto una grande incertezza sulle prospettive future e di conseguenza per molti produttori agricoli è suonato un campanello di allarme. Tutto quanto ciò anche per effetto degli aumenti dei costi di sementi, fertilizzanti e degli altri fattori della produzione. “ “Si tratta di un monito che abbiamo lanciato come Coldiretti, sulla base delle previsioni Fao, in occasione della Giornata del Ringraziamento, che si è svolta domenica scorsa preceduta da un interessante convegno – ha commentato il direttore provinciale Gianni Lisi. La situazione è inverosimile con il grano duro sotto i 22 euro per quintale, valori al di sotto di quelli di venti anni fa che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa (+ 63 per cento in un anno per i concimi).” Il prezzo mondiale del grano - sottolinea Lisi - è crollato del 60 per cento in sei mesi sul mercato internazionale con perdite di miliardi di euro per gli imprenditori che rischiano di essere costretti ad abbandonare una coltivazione essenziale. Si prevede che il prezzo possa calare drasticamente per effetto del crollo delle prossime semine dovuto alle previsioni di bassi prezzi per i raccolti che non riescono a coprire il forte aumento dei costi di produzione (energia, sementi, fertilizzanti) che molti produttori non riescono ad anticipare a causa della stretta creditizia dovuta alla crisi. Anche in provincia di Frosinone i nostri imprenditori agricoli durante gli incontri e le riunioni che stiamo realizzando sul territorio, sottolineano queste negatività. Da un lato – ha aggiunto Lisi - sono quasi raddoppiati i costi dei concimi necessari per fertilizzare i terreni e dall’altro la crisi mette in ginocchio le rese”, “Le forte oscillazioni dei prezzi dei prodotti alimentari legati a fenomeni speculativi non fanno affatto bene alla nostra agricoltura. “L'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico e sociale”, “serve sui mercati una maggiore stabilità per chiudere le porte alla speculazione e consentire una adeguata programmazione della produzione e una più equa distribuzione del valore nella filiera”.

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Dicembre 2008 10:12

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