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Marangoni Anagni, spunta un partner per il rilancio. Attesa per vertice al Mise

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altANAGNI - Riapertura, consolidamento, efficientamento, ingresso del nuovo investitore, piano industriale per l’occupazione.


Alla Marangoni Tyre di Anagni si guarda avanti, ma con cauto realismo. Ieri si è svolto l’incontro tra azienda e organizzazioni sindacali in vista del prossimo vertice al ministero dello Sviluppo Economico previsto giovedì, ma che potrebbe slittare di qualche giorno. Molte, infatti, sono le questioni aperte che potrebbero cambiare le carte in tavola e l’obiettivo minimo della riapertura della fabbrica ora non sembra irraggiungibile. 

Le priorità centrate dal segretario provinciale della Uiltec Uil Mauro Piscitelli sono emerse durante l’incontro a cui hanno preso parte tutte le organizzazioni sindacali che hanno ribadito all’azienda la disponibilità a dare un sostanziale contributo per la ripartenza dello stabilimento di via Anticolana, da settimane presidiato dai lavoratori. L’azienda ha ribadito di aver bisogno di liquidità per poter riprendere la produzione e ha annunciato di aver avviato contatti con un possibile partner.

«Russo, secondo le indiscrezioni che circolano» ha commentato il segretario della Femca Cisl Ennio La Bella. Proprio il rappresentante provinciale della Femca ha ricordato: «L’azienda ha chiarito che per riprendere l’attività servono 20 milioni e ha voluto approfondire i termini dell’apertura sindacale, che abbiamo assicurato al Mise, sull’applicazione dell’accordo già esistente sul costo del lavoro, per noi valido fino all’ingresso del nuovo partner. Dobbiamo verificare - ha concluso La Bella - che tipo di soluzione metterà in campo l’azienda». 

A chiamare in causa le istituzioni è Piscitelli: «La riapertura è condizionata alla disponibilità di liquidità: gli incontri e le discussioni con le istituzioni dovrebbero aver aperto possibilità di finanziamento di cui non conosciamo  l’entità, nè le modalità. Di certo è emerso che Marangoni  vanta un credito di circa 4 milioni nei confronti della pubblica amministrazione, somma che potrebbe contribuire a far riaprire l’azienda».

Tutto dipende da questo: «La riattivazione degli impianti e della produzione renderà il sito più appetibile per l’investitore, consentirà di presidiare un mercato difficile e competitivo. Il know-how maturato in 40 anni dovrebbe consentire di avviare un piano di rilancio, ma i tempi sono strettissimi. Siamo dell’avviso - ha aggiunto Piscitelli - che se c’è una volontà vera dell’azienda e delle istituzioni, che dovranno vigilare seriamente, si potrà ripartire.

Le organizzazioni sindacali hanno confermato quanto già messo a disposizione per favorire l’ingresso della partnership in termini di flessibilità e autoregolamentazione dei diritti, ma con un limite temporale relativo all’eventuale nuovo start-up». Di certezze non se ne hanno, da qui la cautela dei rappresentanti sindacali che aspettano il prossimo vertice al ministero.



DA CIOCIARIA OGGI EDIZIONE ODIERNA

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