Lazio, credito e sovraindebitamento: il Coordinamento Antisura chiede incontro all’ass. Ciminiello

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ROMA - Il fenomeno della povertà e del sovra indebitamento è una piaga sociale purtroppo sempre più pervasiva, vista la situazione socio economica che sta attraversando il nostro Paese. Il Lazio non sfugge al triste scenario che interessa ormai l’intera Penisola. Si pensi che nel 2011 sono ben 1.200 le aziende del Lazio che sono fallite (dati Cgia di Mestre). Con l’aumento della povertà e della disoccupazione, infatti, sempre più famiglie cominciano ad indebitarsi, ritrovandosi poi costrette a rivolgersi ad organizzazioni criminali per ottenere prestiti. Il fenomeno non colpisce solo le famiglie, ma crea notevole difficoltà anche alla attività commerciali ed economiche presenti sul territorio, che si vedono rifiutare le domande di richiesta di prestiti o fidi bancari, ritrovandosi poi costrette, anch’esse, a rivolgersi alla criminalità. Per questo le organizzazioni criminali trovano sempre più terreno fertile per attività illecite. Quando ci si trova nella morsa della povertà non sempre si ha la forza di reagire e spesso non si conoscono neanche le strutture a cui potersi rivolgere per avere un affiancamento nella lotta al fenomeno.
Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio negli ultimi cinque anni sono stati 194 i casi di usura denunciati nel Lazio, il 63,4 per cento dei quali nella provincia di Roma. Il basso numero di denunce, però, non deve indurre in una sottostima del fenomeno. È infatti il timore delle possibili ritorsioni e la sensazione di vergogna nei confronti della collettività che porta la vittima a non sporgere denuncia.
Fondamentale l’apporto delle associazioni antiusura nel supporto alle vittime, dall’ascolto, all’accompagno alla denuncia e alla richiesta dei fondi che permettono ad imprese e a cittadini di rientrare nell’economia legale. Determinante la costituzione delle associazioni antiusura nei processi: infatti il 90% dei procedimenti di usura nei quali le associazioni si costituiscono si conclude con sentenza, e non con patteggiamento.
Tuttavia negli ultimi tre anni, progressivamente, la Regione Lazio ha ceduto terreno sulla lotta all’usura, soprattutto depotenziando le associazioni, e diminuendo le attività a contrasto. Pertanto le associazioni, riunite nel CORS – coordinamento Antiusura, chiedono un incontro, al neo assessore Ciminiello, sui punti rilevanti per il rilancio dell’attività antiusura regionale.
Queste le proposte, per un Patto Regionale per il Contrasto all’usura e al racket:
·         Costituire una Consulta Regionale Antiusura  composta dai rappresentanti delle Organizzazioni che compongono la  Rete Antiusura, agevolando la partecipazione alla condivisione dei programmi regionali;
·         Lavorare all’aggiornamento e alla messa a punto di regolamenti attuativi della  attuale Legge Antiusura regionale;
·         Prevedere da parte della Regione il sostegno alle costituzioni di Parte civile nei processi per usura ed estorsione e di costituirsi essa stessa;
·         Avviare sinergicamente con la Rete Antiusura una campagna di incoraggiamento alla denuncia, che sostenga la vittima che denuncia con azioni concrete ed immediate;
·         Rivedere su base regionale il Protocollo di intesa con l’ABI per l’accesso al credito alle imprese e alle famiglie in difficoltà;
·         Rafforzare l’Area Regionale Antiusura;
·         Fare dell’Osservatorio sulla Sicurezza e la Criminalità uno strumento di monitoraggio, conoscenza e di informazione utile alla Rete Antiusura, alle Forze dell’Ordine, all’Autorità Giudiziaria.

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