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Videocon di Anagni, Tedeschi scrive al ministro Passera per sollecitare un credibile Piano di rilancio

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ROMA - La consigliera regionale IdV Anna Maria Tedeschi ha inviato una nuova missiva al ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera tornando a porre all’attenzione del governo la delicata situazione dello stabilimento ex-Videocolor di Anagni, dopo il fallimento della Videocon, ufficializzato il mese scorso dal Tribunale di Frosinone.
Nella missiva, Tedeschi sollecita in particolare «una valutazione sociale ed economica cui è doveroso associare una attenta ed approfondita analisi relativa a: mercati nazionali ed esteri, operatori del mercato di riferimento o mercato obiettivo (fornitori, produttori, rivenditori), scenari di ingresso e di sviluppo industriale, livelli di rischio accettabili, piano degli investimenti, piano del personale.

Trattasi delle fasi di un piano industriale, tutte successive ad una fase fondamentale: l’analisi della situazione attuale.
In un auspicabile Piano di Sviluppo Industriale per il rilancio del sito ex Videocolor di Anagni ritengo che la fase più difficile del Piano sia proprio quella di analizzare nel suo complesso la situazione attuale. E come in ogni processo, se si commettono errori all’inizio, tutto quello che ne segue, per quanto possa essere ben fatto, è inficiato e difficilmente raggiungerà l’obiettivo.
La parola obiettivo è l’altro elemento complesso: gli obiettivi strategici sono quelli di medio-lungo periodo, gli obiettivi di breve periodo sono quelli cosiddetti operativi e funzionali al perseguimento della strategia. Ma chi determina gli obiettivi e quali devono essere? Erroneamente si pensa che gli imprenditori abbiano un solo obiettivo: realizzare utili. Sbagliato.

L’utile è anch’esso funzionale al perseguimento della strategia, che per esempio potrebbe essere quella di diventare o restare leader del mercato o invece di penetrare il mercato ed acquisirne nel medio-lungo periodo una quota tale che possa consentire di incalzare poi il leader. Così come per i politici vincere le elezioni non è il fine, come spesso si crede, ma il mezzo attraverso il quale realizzare un programma di sviluppo civile, sociale, economico per il bene della collettività, ovviamente secondo i propri valori, per chi ce li ha!

Ma torniamo al sito ex Videocolor ed analizziamo a questo punto gli obiettivi delle diverse parti in gioco: il curatore fallimentare deve realizzare (vendere) ottenendo il massimo per poter soddisfare i creditori; i soggetti pubblici che gestiscono le aree industriali, nella fattispecie ASI, hanno il compito di far ripartire il sito favorendo l’ingresso di  imprenditori interessati; le Istituzioni (Ministero per lo Sviluppo Economico, Regione, Prefettura, Provincia, Comuni del Territorio) devono avere come obiettivo l’occupazione di 1300 lavoratori oggi stanchi di essere stati in balia per troppi anni di progetti fantasma. Questa triade di obiettivi deve certamente trovare un punto di equilibrio, una sintesi, come si suol dire, ma la sintesi non può prescindere da un dato: 1300 lavoratori per i quali è necessario predisporre un Piano di rientro al Lavoro, eccezion fatta per i pochissimi che potranno collegarsi alla pensione. Il Piano di Sviluppo deve avere il vincolo del dato occupazionale da conseguirsi secondo un crono programma di inserimento del personale collegato al progressivo incremento dei livelli di produzione. La crisi della domanda interna e la crisi estera non facilitano il compito, da qui la sfida di predisporre un Piano quanto mai articolato e capace di rispondere con flessibilità a variabili esterne non facilmente controllabili ex ante.


La consapevolezza che sia quanto mai urgente partire con la predisposizione di un Piano articolato e sfidante, la certezza che già sul Territorio Ciociaro sono presenti diverse realtà con competenze e professionalità tali da poterlo predisporre e realizzare, mi fanno ritenere che il dialogo inter-Istituzionale per quanto già attivato necessiti di un’attenta regia al fine di evitare pericolosi scivolamenti su soluzioni che vengono immaginate, pensate, ma che devono essere riempite di sostanza vera e soprattutto di sostanza industriale capace di proiettare lo sviluppo nel futuro senza dover continuamente ricorrere a risorse pubbliche. I 1300 lavoratori chiedono giustamente di poter lavorare con una prospettiva che si inserisca in una dinamica industriale internazionale vera , chiedono insomma alle Istituzioni una Politica Industriale per il Territorio che fino ad oggi è mancata.

Il Tavolo di Crisi costituito in Regione,e già al lavoro, è un buon punto di partenza soprattutto, a mio avviso, per la definizione di un metodo di lavoro; il dialogo Regione – MISE è anch’esso fondamentale, ma né dal Tavolo, né dal dialogo tra Istituzioni può venir fuori lo sviluppo di un Piano di reindustrializzazione e quindi un Piano occupazionale. Mettere tutto insieme: metodo, percorso e operatività, significa ripetere gli errori del passato e non garantire reali prospettive.

Altro punto fondamentale, sul quale da sempre ho ritenuto ci debba essere la massima attenzione, è la trasparenza nel metodo, nel percorso e nell’operatività. Nel caso di imprese private si seguono le regole del codice civile con tutto quello che ne consegue. Per la ex Videocolor ci troviamo in presenza del fallimento di un’impresa privata per la quale tuttavia Regione Lazio, Ministero per lo Sviluppo Economico e Ministero del Lavoro hanno “investito” ingenti risorse e anche oggi si dichiarano disponibili ad “investirne” altre affinché si possano creare le condizioni favorevoli per un rilancio.


La trasparenza che richiedo va a beneficio del lavoro di tutte le parti coinvolte a vario titolo e, di conseguenza, dei 1300 Lavoratori ex Videocolor. Così come in passato il progetto degli Indiani si è rivelato inconsistente solo dopo che già troppi passi erano stati compiuti dalle stesse Istituzioni, oggi diventa fondamentale non ripetere gli stessi errori.
Con l’auspicio che tutte le parti coinvolte possano lavorare in sinergia, nonché con la necessaria e doverosa trasparenza procedurale, La saluto cordialmente».

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