ANAGNI - Il vertice di venerdì al Ministero delle Attività Produttive si è concluso con una fumata nera. Nel corso della riunione i proprietari indiani dell’azienda hanno presentato un drastico nuovo piano industriale che prevede 1000 esuberi su un totale di 1500 lavoratori. Domani, lunedì 23 giugno 2008, è un nuovo giorno cruciale per la Videocon. In una riunione prevista alla Regione Lazio i sindacati, gli Rsu, l’ azienda e l’Assessorato al Lavoro dovranno trovare tutti gli ammortizzatori sociali possibili per gli operai e studiare un piano per evitare lo smembramento della fabbrica se non addirittura la chiusura della stessa.
"Innanzitutto bisogna vedere se la proprietà ha ancora intenzione di richiedere la cassa integrazione come manifestato qualche settimana fa. Purtroppo non possiamo fidarci più di nulla. C'è una richiesta che deve essere confermata dalla proprietà indiana altrimenti non possiamo agire in alcun senso" ha spiegato Silvio Campoli della Cgil aggiungendo: "Il 26 giugno scadono i tre anni di Cig. Se non ci sarà la proroga della cassa integrazione si va verso la chiusura. Due le strade percorribili se verrà confermata la richiesta degli indiani. Una proroga sei mesi più sei per ristrutturazione complessa, oppure una Cig straordinaria per crisi. Noi punteremo alla prima strada. Non sappiamo quanti lavoratori riusciremo ad inglobare nel provvedimento, ma, se accettato, permetterà di evitare la chiusura della fabbrica". Venerdì sera i sindacati sono stati duramente contestati dai lavoratori davanti ai cancelli dell'azienda. E questo inasprisce la vertenza. " A livello mondiale tutti ci hanno riconosciuto un comportamento esemplare nella trattativa - replica il sindacalista-. Il nostro scopo principale era quello di coinvolgere il Governo italiano nella vertenza. Ci siamo riusciti. Nessuno, neanche il più scettico poteva pensare a questa fine. Ricordo il 1° aprile quando in Provincia gli indiani prospettarono un futuro roseo all'azienda, è stato un grande bluff". Dura la Rsu: "Qui si sta verificando un incidente diplomatico. Tre anni fa l'ambasciatore indiano davanti al Governo italiano ha sottoscritto l'accordo di programma, non può finire così. Noi faremo di tutto per bloccare il finanziamento della Comunità Europea per lo stabilimento di Rocca D'Evandro, sempre di proprietà della famiglia indiana Dooth" ha incalzato Vincenzo Tuffi, Rsu della Cisl. Scuro in volto ed inviperito il presidente della Provincia, Francesco Scalia: "Gli indiani hanno preso 180 milioni di euro da Thompson, tre anni di Cig dal Governo italiano ed ora vogliono abbandonare tutto riducendo lo stabilimento a semplice magazzino per 420 addetti. E' inammissibile, qui si sta consumando un fatto gravissimo. Il Governo, deve intervenire al più presto. Anche la Procura Ordinaria dovrebbe far luce su quanto sta accadendo. Poco più di due mesi fa annunciarono un futuro roseo per l'azienda di Anagni, ora vogliono tirarsi indietro, è un fatto grave ed inammissibile".
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