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Videocon di Anagni, Montino e Scalia criticano il "decreto ingiuntivo" e "la rigidità" di Banca Intesa.

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ANAGNI - Un affondo durissimo quello del Gruppo consiliare del Partito Democratico alla Regione Lazio, nei confronti del gruppo Banca Intesa, a proposito del comportamento tenuto dall'istituto nella vicenda Videocon.

La critica alla banca che vanta il maggior credito verso la proprietà indiana di Videocon, è affidata ad una nota che recita: "“Banca Intesa continua a essere sorda a ogni possibilità di dilazionare il debito contratto dalla Videocon di Anagni e ne pretende il  rimborso integrale, comprensivo degli interessi.

Non solo, ora ha anche notificato un decreto ingiuntivo per la riscossione dei crediti che vanta. Eppure, fin dall’origine della trattativa -scrivono il capogruppo Esterino Montino e il consigliere Francesco Scalia -  la VDC ha manifestato la disponibilità a rimborsare integralmente il proprio debito nei confronti di Banca Intesa (capitale, interessi di mora ed oneri diversi), chiedendo però l’accollo dello stesso in capo ad una società veicolo, con possibilità di ammortamento entro un periodo di otto anni.

L’ultima proposta della società è stata il rimborso integrale del debito in 40 mensilità di pari importo, ma anche tale offerta è stata rigettata da Banca Intesa. Senza questo accordo non potrà mai partire il progetto di riconversione industriale dello stabilimento di Anagni. Le insostenibili condizioni imposte dal gruppo bancario porterebbero così un’azienda già in difficoltà a certificare il proprio fallimento e a licenziare 1360 dipendenti, molti dei quali in età tale da renderne difficilissimo il ricollocamento, sfiancati da circa 6 anni di cassa integrazione.

La Regione Lazio e il Ministero dello Sviluppo Economico - chiedono Montino e Scalia - facciano qualcosa entro la prima metà di questo mese. La rigidità di una delle principali banche del Paese, in questa  vicenda, oltre ad apparire fuori luogo è una stonatura evidente davanti al sacrificio a cui sono costrette famiglie, lavoratori e imprese per uscire dalla crisi. Questa intransigenza rischia di gettare nella disperazione centinaia di persone e di far affondare una grande realtà economica e produttiva della regione e della provincia di Frosinone".

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