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Marangoni di Anagni, 20 milioni di investimento: i lavoratori aprono alla trattativa su riduzione dei costi

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ANAGNI - 20 milioni di euro di investimenti su nuovi macchinari sono un elemento di novità particolarmente positivo nella vertenza che interessa lo stabilimento di Anagni della Marangoni. È su questa base che si va verso una ricucitura dei rapporti tra azienda e maestranze dopo alcuni i mesi particolarmente burrascosi seguiti alla decisione della proprietà di procedere a drastici tagli dei costi di produzione cui i lavoratori avrebbero dovuto contribuire in modo massiccio.
Alcuni di loro avevano reagito con uno sciopero spontaneo, costato carissimo, quando erano trapelate indiscrezioni su un accordo sul taglio della tredicesima mensilità siglato con i rappresentanti delle RSU. I sindacati, dopo le assemblee di febbraio, avevano rigettato la proposta, scatenando l’irrigidimento dell’azienda che a quel punto aveva ipotizzato di ricorrere alla mobilità per 77 lavoratori.
Dal muro contro muro si sta uscendo in queste ore grazie a questa nuova proposta su cui sembrano convergere gli interessi dell’azienda di recuperare la redditività dello stabilimento anagnino e quello dei lavoratori di conservare un lavoro sicuro e adeguatamente retribuito.
La chiave di tutto è la scommessa sul futuro: l’azienda sarebbe disposta a investire 20 milioni di euro in tre anni per rinnovare i macchinari e migliorare la qualità delle produzioni, rendendole maggiormente competitive anche sul piano dei prezzi in un mercato sempre più concorrenziale.
A fronte di ciò, ai lavoratori sarebbero richiesti alcuni sacrifici in termini di recuperi sull’orario di lavoro, retribuzione dei giorni festivi, permessi elettorali e limiti nella retribuzione dei giorni di malattia. Ma a fronte di questo accordo la mobilità avverrebbe solo su base volontaria e con gli opportuni incentivi per i lavoratori che aderiranno.
Un cambio di prospettiva che fa ben sperare soprattutto per le sorti dello stabilimento. Dal mese di febbraio lo stabilimento è in cassa integrazione e lavora per 5 giorni a settimana, ma se l’accordo dovesse essere perfezionato, l’impegno è quello di ricorrere il meno possibile alla cassa integrazione: solo nei casi in cui ci sia un effettiva difficoltà di assorbimento della produzione da parte del mercato.
Nel corso delle assemblee che si sono tenute nel corso della giornata di oggi, i lavoratori hanno preso atto della nuova proposta, e al di là di qualche contestazione si sono largamente espressi in senso favorevole all’accordo.
L’auspicio è che nelle prossime settimane si passi ai fatti, e le nuove linee possano entrare in produzione al più presto.

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