Una povertà che, anche nella nostra provincia, viene vissuta con grande dignità e quasi “mimetizzata”; il polso della delicata situazione lo danno le parrocchie e le organizzazioni solidaristiche che, con una sorta di “catena di S. Antonio”, provvedono a non far mancare l’indispensabile per campare. Encomiabilmente, la Cisl ciociara ha lanciato un forte allarme su questo delicatissimo problema sociale richiamando tutti i soggetti decisori ad assumere iniziative idonee a fronteggiarlo. Un sindacalista ha tenuto a rivelarmi che, ogni giorno, si presentano da lui persone con in mano le bollette di telefono, luce, gas e rifiuti chiedendo un aiuto finanziario perché non ce la fanno a pagarle. A soffrire di più sono naturalmente tanti anziani, spesso soli, che con la misera pensione che riscuotono non possono assolutamente vivere dignitosamente. Poi ci sono tante famiglie con figli giovani in cerca di lavoro ed è questa un’altra tragedia di cui i ceti dirigenti non si occupano granché preferendo scontrarsi su questioni di principio che non danno da mangiare certamente a tanta gente. Le cifre e le percentuali ufficiali sulla occupazione nel territorio non sono purtroppo reali, altrimenti non ci sarebbero tanti giovani a carico dei genitori. Altro che quarta settimana, siamo retrocessi alla terza se tante persone non ce la fanno più a tirare avanti. Questa situazione di vera e propria emergenza sociale ci porta, inevitabilmente, a spostare il discorso sul versante politico. Fra qualche mese ritorneremo alle urne, dopo appena due anni, per rinnovare il Parlamento ed è già cominciata la sarabanda delle candidature e delle promesse elettorali. Si sta notando, per la verità, una maggiore responsabilizzazione da parte di partiti ed uomini politici e speriamo che duri prima e dopo la consultazione. I cittadini sono stufi di assistere a risse inconcludenti e a promesse demagogiche non suffragate dai mezzi necessari a realizzarle nella pratica: auguriamoci perciò che il ceto dirigente ne tenga conto prima di aprire bocca. La questione assume una particolare importanza per il nostro territorio, data la gravità dei problemi da risolvere. La nostra è diventata una provincia senza spazi, reclinata in se stessa perché non si è riusciti ancora a trovare una unità di fondo tra i ceti produttivi e le forze politiche al fine di raggiungere quella sinergia necessaria per affrontare e superare tutti gli ostacoli. Questa situazione, purtroppo, fa sì che la provincia non abbia la forza necessaria per vedere riconosciute e soprattutto realizzate le sue aspirazioni di progresso sociale ed economico. A nostro parere bisognerebbe stringere ancora di più rispetto al recente passato l’alleanza con la provincia di Latina al fine di concordare, da subito, un’unica strategia di sviluppo. Con una fattiva convergenza d’intenti si potrebbero ottenere risultati migliori, in quanto un milione di abitanti del Lazio meridionale possono legittimamente chiedere ed ottenere di più rispetto al mezzo milione scarso del Frusinate. Se i candidati locali e tutte le forze politiche si impegnassero veramente su questa esigenza di unità darebbero certamente un responsabile contributo alla ripresa dello sviluppo per arginare quella povertà dilagante di cui abbiamo accennato all’inizio. (da civisonline)
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