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Marangoni decisa a tagliare 30% dei costi, o sarà a rischio lo stabilimento di Anagni

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ANAGNI - Nel breve incontro di ieri tra dirigenza Marangoni e rappresentanze sindacali è stato ribadita con forza la necessità e la determinazione della società di ridurre i costi del 30%, condizione senza la quale lo stabilimento non avrebbe più la competitività per stare sul mercato. Il 2011 si è chiuso con circa 5 milioni di euro di passivo, in linea con gli ultimi anni. Complessivamente, nell’ultimo quinquennio il passivo accumulato è di oltre 30 milioni di euro: una situazione che la proprietà ha affermato di non essere più disponibile a sostenere. La proposta iniziale di ridurre le retribuzioni dei lavoratori tagliando la tredicesima mensilità è stata rigettata con forza dai lavoratori, scesi spontaneamente in sciopero una decina di giorni fa. La società si sarebbe quindi detta disponibile a fare accordi su una base diversa, purché il risultato non cambi e si concretizzi la riduzione dei costi auspicata.
I lavoratori da parte loro rifiutano di assumersi per intero il carico dei tagli proposti e puntano il dito contro il management, che non avrebbe gestito adeguatamente la dinamica dei costi con la dovuta attenzione alla gestione e che non può puntare esclusivamente sul taglio dei costi del lavoro per rilanciare lo stabilimento, e si deve assumere le proprie responsabilità.
Resta il fatto che al momento sono in corso 13 settimane di cassa integrazione ordinaria con una turnazione ridotta su 5 giorni a settimana in cui lavorano ciclicamente 3 squadre su 4.
Una cinquantina di lavoratori interinali sono stati già congedati lo scorso mese di dicembre, e se non si raggiungerà un accordo con i lavoratori altri 60-70 lavoratori saranno avviati verso la mobilità nel prossimo mese di giugno: una scelta che rischia di apparire come un primo passo verso la dismissione dello stabilimento.
Di questa pesante situazione si discuterà nell’assemblea dei lavoratori convocata per mercoledì 14 marzo.

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