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Consorzio Gaia, la Regione non ci mette i soldi, il ministero esige la gara. Lavoratori in agitazione.

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COLLEFERRO - La Regione Lazio non ha soldi. Non sarebbe una notizia, se non fosse che qualche nodo inizia ad arrivare al pettine, e a far male. Scadeva il 27 febbraio scorso il termine, già più volte prorogato, entro il quale la Regione avrebbe dovuto mettere sul piatto i 20 milioni con cui la neo-costituita società “Lazio Ambiente” si era impegnata a perfezionare l’offerta di acquisto dell’ex-Consorzio Gaia. Ma i soldi, appunto, non si sono visti, e il ministro alle attività produttive, Corrado Passera, si appresterebbe a dare il via libera a una gara aperta ai privati, presumibilmente interessati a rilevare gli unici bocconi pregiati di Gaia: i termovalorizzatori di Colleferro.
In una nota il deputato PD Enzo Carella commenta: «Non vogliamo pensare chela Regione abbia giocato ma la mancata offerta che assicurava l’ingresso diretto nella gestione dei rifiuti e il promesso mantenimento dei 500 posti di lavoro ci lasciano pensare che sia stata tutta una burla».
Le casse della società sono vuote, e nuovamente i lavoratori stanno verificando sulla propria pelle l’impossibilità che la società ha a pagare regolarmente gli stipendi. Preoccupati per i disagi attuali ma soprattutto per le prospettive future, i lavoratori si preparano a nuovi scioperi. Gaia vanta crediti nei confronti di molti comuni che usufruiscono (o hanno usufruito in passato) dei propri servizi: ma a causa delle condizioni precarie dei bilanci di questi enti, si tratta di crediti difficilmente esigibili nell’immediato.
Una situazione finanziaria delicatissima, che rischia di sfociare in una crisi dell’intero sistema di gestione dei rifiuti della Regione Lazio: con Malagrotta esaurita non ci vuole troppa fantasia per immaginare la situazione di emergenza prossima ventura, che potrebbe indurre ad far passare scelte che difficilmente passerebbero in condizioni di normalità: dalla vendita dei termovalorizzatori all’installazione di nuovi impianti di smaltimento in aree come Corcolle, a poche centinaia di metri dalla Villa Adriana di Tivoli, o come Castellaccio, tra Anagni e Paliano, in un’area che andrebbe piuttosto riqualificata da un punto di vista ambientale visti i disastri ecologici realizzati negli ultimi decenni nella Valle del Sacco.

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